Una vicenda che ha dell’incredibile, e che ancora una volta riaccende i riflettori su limiti e criticità dei sistemi automatizzati di tutela del copyright, vede protagonisti YouTube, NVIDIA e l’emittente italiana La7; il risultato? La rimozione (temporanea) del video ufficiale di presentazione di DLSS 5 proprio dal canale stesso di NVIDIA, a seguito di una rivendicazione di copyright partita, paradossalmente, da chi quel contenuto lo aveva semplicemente riutilizzato. Come spesso accade in questi casi, la dinamica è meno maliziosa di quanto sembri a prima vista, ma non per questo meno problematica.

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Il Content ID di YouTube ha bloccato il video DLSS 5 di NVIDIA

Facciamo un passo indietro, qualche settimana fa NVIDIA ha pubblicato il video ufficiale dedicato al DLSS 5, tecnologia di upscaling di nuova generazione destinata, almeno nelle intenzioni, a ridefinire ancora una volta il concetto di prestazioni e qualità grafica nel gaming su PC.

Un contenuto che, ovviamente, è stato ripreso da moltissimi: creator, testate editoriali, telegiornali, tutti (o quasi) hanno utilizzato spezzoni del filmato originale per raccontare le novità; una pratica assolutamente comune, nonché spesso gradita dalle aziende, che beneficiano della massima diffusione possibile. Ed è proprio qui che si inserisce il problema.

Secondo quanto emerso, La7 avrebbe trasmesso alcune sequenze del video all’interno del proprio servizio. Nulla di strano, se non fosse che, una volta caricato quel contenuto su YouTube, non sarebbero state escluse le porzioni di filmato per cui l’emittente non deteneva i diritti.

Il sistema di Content ID di YouTube, che si basa su un meccanismo di impronte digitali audiovisive, ha quindi fatto il resto: riconosciute quelle sequenze come appartenenti al contenuto caricato da La7 (considerato detentore dei diritti), ha iniziato a segnalare automaticamente tutti i video contenenti gli stessi frammenti, incluso, ed è qui il paradosso, il video originale pubblicato da NVIDIA.

Il caso mette in evidenza un aspetto ben noto agli addetti ai lavori, il Content ID è uno strumento estremamente potente, progettato per contrastare le violazioni su larga scala, ma che presenta evidenti limiti strutturali.

In particolare, il sistema non comprende realmente chi sia il creatore originario di un contenuto, si limita a fidarsi delle impronte registrate e dei soggetti identificati come detentori dei diritti; quando questi soggetti, come in questo caso, caricano interi palinsesti senza segmentare correttamente i contenuti, il rischio di falsi positivi diventa tutt’altro che remoto.

Il risultato è una sorta di asimmetria: chi ha accesso privilegiato al sistema (grandi broadcaster, network, aziende) può, anche involontariamente, innescare una catena di segnalazioni che colpisce indistintamente chiunque, inclusi gli autori originali.

Ad ogni modo, in seguito, La7 ha ritirato al rivendicazione permettendo così il ripristino del video; un epilogo prevedibile, soprattutto considerando il peso di un’azienda come NVIDIA, ma che non deve far passare in secondo piano il problema di fondo.

Come molti di voi avranno già intuito, se una tecnologia del genere può colpire un colosso tecnologico, può capitare con ancora maggiore facilità a creator indipendenti, piccoli canali o realtà editoriali meno strutturate, che spesso non hanno gli strumenti (o i contatti) per risolvere rapidamente controversie di questo tipo.

Non è la prima volta che il sistema di YouTube finisce sotto accusa per casi simili, e difficilmente sarà l’ultima. La questione infatti è strutturale: trovare un equilibrio tra tutela del copyright e prevenzione degli abusi (o degli errori) è tutt’altro che semplice.

Se da un lato strumenti come il Content ID restano fondamentali per proteggere i diritti su scala globale, dall’altro episodi come questo mostrano chiaramente come ci sia ancora margine di miglioramento, soprattutto sul fronte della verifica dell’effettiva titolarità dei contenuti.

Per il momento, agli utenti e ai creatori non resta che continuare a convivere con un sistema che, pur funzionando nella maggior parte dei casi, ogni tanto inciampa, anche nei modi più paradossali.