C’è un momento in cui anche i prodotti più iconici devono cedere il passo. Per il Mac Pro, quel momento è arrivato ufficialmente: Apple ha confermato la discontinuazione del suo desktop tower di punta, rimuovendolo sia dal sito ufficiale che dallo store. Non ci sarà nessun successore, almeno per ora. Una decisione che, a dirla tutta, non sorprende più di tanto chi seguiva da vicino le mosse dell’azienda di Cupertino.

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Una storia che aveva già scritto il suo finale

Per capire perché il Mac Pro sia arrivato a questo punto, bisogna fare un passo indietro. Nel 2019, Apple lo reintrodusse con grande clamore: design a grattugia, espansione modulare, chip Intel ad alte prestazioni. Era una risposta diretta alle critiche ricevute per anni dai professionisti, stanchi di soluzioni che non soddisfacevano le loro esigenze reali. Il Mac Pro sembrava finalmente la macchina giusta per chi lavorava sul serio.

Mac Pro

Poi, nel 2020, Apple cambiò tutto con il passaggio ai chip M-series basati su architettura ARM. Una transizione che si è rivelata rivoluzionaria: più potenza, consumi ridotti, efficienza mai vista prima su un Mac. Da lì in poi, il Mac Pro ha iniziato a sembrare un oggetto fuori tempo. Nel 2023 arrivò l’aggiornamento con il chip M2 Ultra, ma senza toccare il design e senza aggiungere nulla di sostanziale rispetto alla concorrenza interna. Già, perché nel 2022 Apple aveva lanciato il Mac Studio, una macchina molto più compatta che supportava gli stessi chip e offriva prestazioni comparabili a una frazione dell’ingombro.

Da quel momento, era solo una questione di tempo. Bloomberg aveva anticipato già a novembre 2025 che Apple stava valutando il ritiro del Mac Pro, e la conferma ufficiale è arrivata pochi mesi dopo, quasi in sordina.

Il Mac Studio prende le redini della gamma pro

Con l’uscita di scena del Mac Pro, il ruolo di desktop professionale per eccellenza passa ufficialmente al Mac Studio. E non è un passaggio di consolazione: il Mac Studio è una macchina capace, configurabile con chip M3 Ultra, fino a 32 core CPU e 80 core GPU, 256 GB di memoria unificata e fino a 16 TB di archiviazione. Praticamente tutto quello che un professionista di fascia alta può ragionevolmente chiedere a un computer da scrivania, in un formato incredibilmente più contenuto rispetto alla torre del Mac Pro.

Apple stessa sostiene che il Mac Studio riesca a coprire le esigenze della stragrande maggioranza degli utenti professionali, senza la complessità strutturale e il costo elevato che il Mac Pro portava con sé. E guardando le specifiche, è difficile darle torto.

Vale anche la pena citare un altro tassello del puzzle: con macOS Tahoe 26.2, Apple ha introdotto una funzione a bassa latenza che consente di collegare più Mac tramite Thunderbolt 5 sfruttando RDMA, aprendo la strada a una scalabilità modulare delle prestazioni. Un’alternativa software alla tradizionale espandibilità hardware che era uno dei punti di forza storici del Mac Pro, ora non più necessaria nella forma di una tower ingombrante.

Mac Studio

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Come cambia la gamma desktop Apple

La lineup desktop di Apple si assottiglia e si razionalizza. In questo momento, la proposta si articola su tre modelli: l’iMac da 24 pollici con chip M4 per chi cerca tutto in uno, il Mac Mini nelle versioni M4 e M4 Pro per chi vuole compattezza a un prezzo contenuto, e il Mac Studio per i professionisti che non vogliono compromessi sulle prestazioni.

Sul fronte portatili, la situazione è altrettanto ordinata: MacBook Air, MacBook Pro e il recente MacBook Neo completano un’offerta che Apple sta evidentemente cercando di semplificare, riducendo sovrapposizioni e puntando su prodotti che abbiano ciascuno un ruolo preciso.

Cosa aspettarsi nel breve futuro

Il prossimo passo logico per Apple è aggiornare il Mac Studio con il chip M5 Max, che l’azienda ha già annunciato insieme all’M5 Pro. Un aggiornamento che consoliderebbe definitivamente il Mac Studio come punto di riferimento assoluto per i professionisti che lavorano su macOS, e che chiuderebbe il cerchio aperto con l’addio al Mac Pro.

L’era della grande torre Apple è finita. Ma guardando dove la gamma è arrivata oggi, con macchine potentissime in formati sempre più accessibili, viene quasi da pensare che non mancherà poi così tanto.