Negli ultimi mesi si parla sempre più spesso di agenti di intelligenza artificiale, ma tra demo spettacolari e progetti pilota, molte aziende faticano ancora a trasformare queste tecnologie in strumenti realmente operativi. OpenAI ne è consapevole e, proprio per colmare questo divario, ha annunciato Frontier, una nuova piattaforma pensata per aiutare le imprese a creare, distribuire e gestire agenti IA capaci di svolgere lavoro reale, su larga scala.

Secondo OpenAI, il problema oggi non è più l’intelligenza dei modelli, il vero collo di bottiglia è come gli agenti vengono progettati, integrati e governati all’interno delle organizzazioni.

L’IA sta già cambiando il lavoro (ma non per tutti)

I numeri citati da OpenAI sono piuttosto eloquenti: il 75% dei lavoratori aziendali afferma che l’intelligenza artificiale li ha aiutati a svolgere compiti che prima non erano in grado di affrontare, e non si tratta solo di team tecnici.

Negli ultimi anni, questa strategia è stata adottata da oltre un milione di aziende con risultati concreti, per esempio:

  • in un grande produttore industriale l’ottimizzazione della produzione è passata da sei settimane a un solo giorno
  • una società di investimenti globale ha implementato agenti end-to-end nel processo di vendita, permettendo ai venditori di dedicare oltre il 90% di tempo in più ai clienti
  • un grande produttore di energia ha aumentato la produzione fino al 5%, generando oltre un miliardo di dollari di fatturato aggiuntivo

Eppure, nonostante questi esempi di successo, molte aziende restano indietro.

Il divario di opportunità dell’intelligenza artificiale

OpenAI parla apertamente di AI opportunity gap, ovvero il divario tra ciò che i modelli sono in grado di fare e ciò che i team riescono davvero a implementare.

Le cause sono molteplici: sistemi aziendali frammentati, dati sparsi tra cloud, piattaforme e applicazioni, agenti isolati, ognuno con una visione limitata, governance complessa e spesso incoerente.

In questo scenario, ogni nuovo agente rischia di aumentare la complessità invece di ridurla, perché non ha il contesto necessario per lavorare bene; e il problema è amplificato dalla velocità con cui l’IA evolve: solo in OpenAI, viene rilasciata una novità ogni pochi giorni, un ritmo difficile da sostenere per molte organizzazioni.

Cos’è OpenAI Frontier

È qui che entra in gioco Frontier, una piattaforma progettata con un approccio end-to-end per portare gli agenti IA dalla sperimentazione alla produzione.

L’idea di base è semplice ma potente: gli agenti IA devono essere trattati come veri colleghi di lavoro, con tutto ciò che questo comporta. Secondo OpenAI, affinché gli AI coworkers funzionino davvero, devono avere un contesto aziendale condiviso, processi di onboarding, capacità di apprendere dall’esperienza e dal feedback, identità chiare, permessi e limiti ben definiti. Frontier nasce proprio per fornire questa struttura.

Uno degli aspetti più interessanti di Frontier è che non obbliga le aziende a ripensare completamente la propria infrastruttura, la piattaforma funziona con i sistemi già in uso, integrandosi tramite standard aperti.

In pratica, Frontier:

  • collega data warehouse, CRM, sistemi di ticketing e applicazioni interne
  • crea un livello semantico condiviso che gli agenti possono usare per capire come funziona davvero l’azienda
  • evita nuovi formati proprietari e non richiede di abbandonare agenti o applicazioni già implementati

Gli agenti possono poi essere utilizzati ovunque si svolga il lavoro, sia tramite ChatGPT Enterprise, sia nei flussi di lavoro con Atlas, sia all’interno di applicazioni aziendali esistenti.

Grazie a Frontier, gli agenti non si limitano a rispondere a prompt, ma possono lavorare con file, eseguire codice, usare strumenti aziendali, pianificare attività complesse e portarle a termine.

Il tutto avviene in un ambiente di esecuzione affidabile, che consente agli agenti di costruire memoria e migliorare le proprie prestazioni nel tempo; inoltre, per i casi più urgenti, Frontier garantisce accesso a bassa latenza ai modelli OpenAI, mantenendo risposte rapide e coerenti.

Un altro punto chiave è la gestione della qualità, Frontier include strumenti per valutare e ottimizzare le prestazioni degli agenti, aiutando manager umani e agenti stessi a capire cosa funziona e cosa no.

Sul fronte della sicurezza, ogni collaboratore IA ha una propria identità, autorizzazioni esplicite e confini operativi chiari. Questo rende possibile l’utilizzo anche in ambienti regolamentati e sensibili, senza perdere il controllo.

Adozioni iniziali e supporto diretto di OpenAI

Tra i primi ad adottare Frontier troviamo aziende come HP, Oracle, Uber, State Farm e Thermo Fisher Scientific, mentre clienti come BBVA, Cisco e T-Mobile hanno già sperimentato l’approccio per alcuni dei loro progetti IA più complessi.

OpenAI affianca le aziende anche con i suoi Forward Deployed Engineer (FDE), che lavorano fianco a fianco con i team interni per sviluppare best practice e portare gli agenti in produzione. Un ciclo di feedback continuo che coinvolge anche OpenAI Research, contribuendo a migliorare sia le implementazioni sia i modelli stessi.

Disponibilità e prospettive future

Al momento, Frontier è disponibile per un numero limitato di clienti, con una disponibilità più ampia prevista nei prossimi mesi. OpenAI è inoltre al lavoro su un ecosistema di Frontier Partners, sviluppatori focalizzati sull’IA aziendale che contribuiranno ad ampliare ulteriormente le possibilità della piattaforma.

In definitiva, Frontier rappresenta un passo importante verso un utilizzo dell’intelligenza artificiale meno frammentato e più concreto, dove gli agenti non sono semplici assistenti isolati, ma veri membri del team.

La domanda, come sottolinea OpenAI, non è più se l’IA cambierà il modo di lavorare, ma quanto velocemente le aziende riusciranno a trasformarla in un vantaggio competitivo reale; Frontier prova a dare una risposta molto chiara a questa sfida.