La pressione delle autorità europee su X (ex Twitter) continua ad aumentare e, questa volta, il fronte più caldo è senza dubbio quello francese. Nella giornata di ieri, martedì 3 febbraio, i procuratori di Parigi hanno infatti disposto una perquisizione negli uffici francesi della piattaforma, nell’ambito di un’indagine penale che coinvolge direttamente Grok, lo strumento di intelligenza artificiale integrato nel social di proprietà di Elon Musk.
Un’azione significativa, che segue un’ulteriore escalation nei rapporti tra X e i regolatori europei, e che si inserisce in un contesto già particolarmente delicato per la società.
X e Grok nel mirino delle autorità francesi
L’inchiesta non nasce oggi, le autorità francesi avevano aperto un primo fascicolo già nel gennaio dello scorso anno, per poi ampliarlo in seguito a numerose segnalazioni riguardanti l’uso di Grok per la generazione e la diffusione di contenuti illegali, in particolare deepfake sessuali non consensuali, immagini sessualmente esplicite e contenuti di negazione dell’Olocausto.
Secondo gli inquirenti, X sarebbe stata utilizzata come canale di diffusione di questo materiale, sollevando interrogativi non solo sull’uso da parte degli utenti, ma anche sul funzionamento stesso della piattaforma e dei suoi algoritmi.
La perquisizione negli uffici parigini di X è stata condotta dall’unità anticrimine informatico della Gendarmeria nazionale, con il supporto diretto di Europol, a conferma della rilevanza sovranazionale del caso.
L’obbiettivo dichiarato è raccogliere elementi utili a chiarire eventuali responsabilità penali, sia sul piano tecnico che su quello gestionale, legate alla diffusione di contenuti illegali attraverso la piattaforma.
Parallelamente alle perquisizioni, la procura di Parigi ha annunciato la convocazione di Elon Musk e della ex CEO di X, Linda Yaccarino, per colloqui volontari fissati il 20 aprile; nei giorni successivi, tra il 20 e il 24 aprile, verranno ascoltati anche altri dipendenti della società in qualità di testimoni.
Secondo la procuratrice della Repubblica di Parigi, Laure Beccuau, questi incontri dovrebbero consentire ai vertici di X di esporre la propria versione dei fatti, illustrare eventuali misure di conformità adottate o pianificate, nonché contribuire a un’indagine che, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, viene definita condotta in modo costruttivo.
L’inchiesta francese riguarda sette ipotesi di reato, tra cui figurano accuse di peso rilevante, come complicità nel possesso e nella distribuzione di materiale pedopornografico, violazioni legate ai deepfake sessuali, negazione dell’Olocausto, estrazione fraudolenta dei dati, manomissione di sistemi informatici, gestione di una piattaforma online illegale nell’ambito di un’organizzazione strutturata.
Un quadro accusatorio ampio, che va ben oltre la singola funzione di Grok e chiama in causa la responsabilità complessiva della piattaforma.
Non è la prima volta che X si trova a respingere accuse di questo tipo, in passato l’account ufficiale della Global Government Affairs della piattaforma aveva già definito l’azione delle autorità francesi come un’indagine penale motivata politicamente, in particolare per quanto riguarda le contestazioni sugli algoritmi e sulla presunta estrazione fraudolenta dei dati. Una linea difensiva che, tuttavia, si scontra con un contesto normativo sempre più stringente in Europa.
L’indagine francese, infatti, non è un caso isolato; negli ultimi mesi:
- la Commissione Europea ha avviato una propria indagine per verificare se X abbia valutato correttamente i rischi previsti dal Digital Services Act (DSA) prima di implementare Grok
- a dicembre, Bruxelles ha già inflitto a X una multa da 120 milioni di euro per violazioni degli obblighi di trasparenza del DSA
- Ofcom nel Regno Unito e l’ufficio del procuratore generale della California stanno indagando sulla diffusione di materiale sessualmente esplicito non consensuale generato tramite Grok
- l’Information Commissioner’s Office ha chiesto chiarimenti a xAI e X sulle misure adottate per rispettare la normativa europea sulla protezione dei dati
Il caso francese rappresenta, di fatto, un banco di prova cruciale non solo per X, ma più in generale per l’integrazione dell’intelligenza artificiale generativa all’interno delle grandi piattaforme social; le autorità sembrano sempre meno disposte a tollerare zone grigie, soprattutto quando sono in gioco contenuti illegali e diritti fondamentali.
Resta ora da capire quale sarà l’esito dell’indagine e se le spiegazioni fornite dai vertici di X riusciranno a convincere i magistrati francesi; una cosa però, appare piuttosto chiara: l’era della sperimentazione senza conseguenze, almeno in Europa, sembra definitivamente finita.
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