Dopo mesi di indiscrezioni, rinvii e mezze conferme, Apple ha finalmente ufficializzato una delle partnership più sorprendenti nel panorama tecnologico recente; l’azienda di Cupertino ha infatti deciso di affidarsi ai modelli Gemini di Google per potenziare le future funzionalità di Siri e, più in generale, degli Apple Foundation Model che saranno alla base di Apple Intelligence.
Una mossa che segna un cambio di passo piuttosto evidente per Apple, rimasta finora relativamente defilata rispetto alla corsa all’intelligenza artificiale scatenata dal debutto di ChatGPT e che ora, come molti osservatori sottolineavano già da tempo, non poteva più permettersi ulteriori ritardi.
Partnership pluriennale tra Apple e Google
La conferma è arrivata direttamente da una dichiarazione rilasciata da Apple a Jim Cramer della CNBC, nella quale l’azienda spiega di aver scelto Google dopo un’attenta valutazione delle tecnologie disponibili:
Dopo un’attenta valutazione, abbiamo stabilito che la tecnologia di Google fornisce la base più efficace per gli Apple Foundation Model e siamo entusiasti delle nuove esperienze innovative che offrirà ai nostri utenti.
Secondo quanto riportato, si tratta di una partnership pluriennale, basata sull’utilizzo dei modelli Gemini e sull’infrastruttura cloud di Google per alimentare le future versioni dei modelli fondamentali di Apple. I termini economici e tecnici dell’accordo non son stati ufficializzati, anche se precedenti indiscrezioni parlavano di un compenso introno al miliardo di dollari.
La collaborazione con Google andrà a impattare direttamente su Siri, il cui rinnovamento è stato annunciato alla WWDC 2024 ma successivamente rimandato. Come ricorderanno molti di voi, Apple aveva presentato una versione profondamente aggiornata dall’assistente vocale con:
- comprensione del contesto personale
- capacità di eseguire azioni all’interno delle app
- maggiore consapevolezza di ciò che avviene sullo schermo
- integrazione più profonda con le funzionalità di Apple Intelligence come strumenti di scrittura, riepiloghi delle notifiche, Image Playground e Genmoji
Nonostante la maggior parte di Apple Intelligence sia già stata distribuita, Siri è rimasto il grande assente, con Apple che aveva ammesso pubblicamente di aver bisogno di più tempo del previsto per completarne lo sviluppo. Ora sappiamo il perché: dietro le quinte, Cupertino stava ridefinendo l’architettura stessa del proprio assistente.
Secondo CNBC, le nuove funzionalità di Siri e Apple Intelligence basate su Gemini dovrebbero arrivare entro la fine dell’anno, anche se non è stata fornita una data precisa.
Un aspetto interessante dell’accordo è che Apple non abdica completamente allo sviluppo interno, stando alle informazioni disponibili alcune funzionalità continueranno a essere gestite dai modelli proprietari di Apple, mentre Google fornirà supporto per specifiche capacità avanzate tramite Gemini.
Bloomberg aveva riferito inoltre che Apple starebbe utilizzando un modello da 1,2 trilioni di parametri per alimentare la nuova versione di Siri, segno che la strategia prevede un mix tra tecnologie interne e soluzioni esterne, probabilmente orchestrate in modo trasparente per l’utente finale.
Questa scelta arriva in un momento particolarmente delicato. La scorsa settimana Alphabet ha superato Apple per capitalizzazione di mercato per la prima volta dal 2019, mentre Google continua a spingere forte sul fronte dell’intelligenza artificiale, con il lancio di Gemini 3 e una crescita significativa del segmento cloud, che ha firmato accordi miliardari a ritmo di record nel 2025.
Per Apple, la collaborazione con Google rappresenta dunque un’accelerazione necessaria, oltre che un riconoscimento implicito del vantaggio tecnologico accumulato dal colosso di Mountain View in questo ambito.
Resta ora da capire come verrà percepita dagli utenti questa svolta, soprattutto considerando il tradizionale posizionamento di Apple in termini di privacy, controllo dell’ecosistema e indipendenza tecnologica.
Nei prossimi mesi scopriremo se questa strategia riuscirà a colmare il gap accumulato negli ultimi anni o se, come spesso accade in questi casi, servirà ancora del tempo prima di vedere un Siri realmente all’altezza delle aspettative.
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