Il mondo delle app dedicate al fitness e agli indossabili sta attraversando una fase di profonda trasformazione, con un’attenzione sempre più marcata verso i modelli di abbonamento e la monetizzazione dei servizi. In questo scenario si inserisce la notizia secondo cui Strava ha depositato la documentazione riservata per una IPO negli Stati Uniti, un passo che segnala chiaramente la volontà dell’azienda di giocare su un palcoscenico ancora più grande.

Secondo diversi report, Strava avrebbe presentato una bozza di dichiarazione di registrazione alla Securities and Exchange Commission (SEC) e avrebbe affidato a Goldman Sachs la gestione del processo. I tempi restano flessibili e non è ancora stata fissata una data ufficiale, ma è evidente come l’azienda ritenga di avere numeri, crescita e prospettive tali da reggere un’analisi approfondita da parte degli investitori.

Iscrizioni e ricavi in crescita spinti dagli abbonamenti premium per Strava

Strava non ha ancora reso pubblici dati ufficiali sui ricavi, ma le stime di terze parti dipingono un quadro decisamente positivo: si parla infatti di circa 180 milioni di dollari generati dagli abbonamenti Premium nell’anno fino a settembre 2025, un netto aumento rispetto ai circa 132 milioni del 2023; numeri che, pur senza una trasparenza totale, indicano una crescita costante degli utenti a pagamento.

Come spesso accade in vista di una IPO, è proprio questo tipo di slancio a risultare particolarmente appetibile per il mercato, entrate ricorrenti, una base utenti fedele e un modello di business che sembra ormai consolidato.

Quella di Strava però non è una storia isolata, al contrario, si inserisce in un trend più ampio che coinvolge l’intero settore della tecnologia per il fitness, sempre più orientato verso servizi  in abbonamento legati, direttamente o indirettamente, all’hardware.

Garmin ha iniziato a rendere a pagamento alcune funzionalità, Whoop è basata interamente su un modello in abbonamento, Fitbit ha spinto forte sulla propria offerta Premium con punteggi di stress e report sul benessere. Strava si colloca in una posizione leggermente diversa, non vende hardware, ma è diventata nel tempo il livello software che collega tutto, dagli smartwatch più recenti ai dispositivi più datati.

L’idea di fondo è semplice ma efficace, una volta acquistato un dispositivo l’obbiettivo è far tornare l’utente non solo per utilizzarlo, ma anche per pagare servizi aggiuntivi percepiti come realmente utili; Strava è stata pioniera in questo approccio, riuscendo a far pagare non solo per analisi più approfondite o per la pianificazione dei percorsi, ma anche per l’accesso a una community attiva e coinvolgente.

Non molto tempo fa, Strava era finita sotto i riflettori anche per aver citato in giudizio Garmin, accusandola di avere copiato funzionalità come mappe di calore e segmenti, considerate parte integrante della piattaforma; l’azienda aveva inoltre sollevato critiche sulle regole per gli sviluppatori di Garmin, ritenute penalizzanti per l’esperienza degli utenti.

La vicenda, però, si è conclusa rapidamente: Strava ha ritirato la causa dopo poche settimane, senza fornire spiegazioni dettagliate. Un episodio che ha fatto discutere, soprattutto considerando che tra le due aziende esiste da anni una delle integrazioni più fluide del settore. Una possibile lettura è che Strava non volesse affrontare una battaglia pubblica delicata proprio mentre una IPO iniziava a prendere forma.

In ogni caso, l’episodio ha mostrato quanto le relazioni possano cambiare rapidamente quando mutuano gli interessi aziendali, soprattutto in un ecosistema complesso come quello degli indossabili.

Una quotazione in borsa comporta inevitabilmente pressioni maggiori su crescita e monetizzazione, questo potrebbe tradursi, in futuro, in paywall più rigidi, un accesso alle API più restrittivo o nuovi limiti alle funzionalità offerte dai dispositivi terzi. Un potenziale problema per gli smartwatch più datati o per i brand di nicchia che si affidano a Strava per restare competitivi.

Allo stesso tempo però, il vero valore di Strava risiede proprio nella sua universalità, funziona perché si integra con praticamente tutto; cambiare troppo questo equilibrio potrebbe significare mettere a rischio ciò che l’ha resa così popolare fin dall’inizio.

L’IPO di Strava, di per sé, non stravolge immediatamente il mercato degli indossabili, ma rappresenta un segnale forte della direzione intrapresa dal settore: più abbonamenti, più servizi basati sui dati e una crescente pressione sulle piattaforme affinché dimostrino, numeri alla mano, il proprio valore.