La rivoluzione dell’intelligenza artificiale, al netto dei benefici potenziali in molti ambiti della società, ha anche più di un lato oscuro il quale, nel corso di questi primi anni di corsa all’IA si sta mostrando in più occasioni e tocca un miriade di temi. Uno tra questi è quello che riguarda il mercato della ricerca online, completamente stravolto dall’arrivo dei chatbot che, oltre ad averne cambiato i paradigmi, ne stanno mettendo a serio rischio la sostenibilità a lungo termine.
Ne è la prova il nuovo fronte di scontro aperto a Bruxelles: un gruppo di editori indipendenti ha presentato una denuncia formale alla Commissione Europea contro Google, accusandola di abuso di posizione dominante nel mercato della ricerca online. Facciamo chiarezza.
Indice:
Da Bruxelles arriva la causa contro Google e gli AI Overviews: colpevoli di danneggiare il giornalismo indipendente
Al centro della disputa ci sono gli AI Overviews, le sintesi generate dall’intelligenza artificiale che Google posiziona in cima alle pagine dei risultati di ricerca. Introdotti in più di 100 paesi e recentemente arricchiti con pubblicità, questi box informativi rappresentano uno degli sforzi più ambiziosi del colosso di Mountain View per integrare l’AI nell’esperienza di ricerca.
A quanto pare, sembra ormai evidente che questo meccanismo potrebbe costare caro agli editori, che ora parlano apertamente di “minaccia esistenziale” al giornalismo indipendente.
La denuncia, datata 30 giugno e visionata da Reuters, è stata presentata dall’Independent Publishers Alliance, un’associazione no profit che rappresenta il mondo degli editori indipendenti (anche se non ne elenca pubblicamente i membri).
Nel documento si legge una critica durissima:
“Il servizio di ricerca principale di Google sta abusando dei contenuti web per alimentare gli AI Overviews, causando danni significativi agli editori, in termini di traffico, lettori e ricavi.”
La critica principale riguarda la posizione privilegiata che Google garantisce ai propri riassunti tramite IA in quanto compaiono sempre in cima ai risultati, relegando i link ai siti originali in secondo piano.
Un dettaglio che, secondo gli editori, penalizza la visibilità delle fonti originali e riduce drasticamente il numero di visite verso i loro siti.
“Gli editori che utilizzano la Ricerca Google non hanno la possibilità di scegliere di non far sì che il loro materiale venga acquisito per l’addestramento del modello linguistico di grandi dimensioni dell’intelligenza artificiale di Google”, continua l’accusa.
Infatti chi decide di non voler concedere i propri contenuti all’addestramento del modello AI o di non farli riassumere negli AI Overviews, rischia di scomparire completamente dalle pagine dei risultati di Google.
In sostanza, trattasi quasi di un diktat: o si accetta che Google utilizzi gli articoli per alimentare i suoi modelli, oppure si rischia di perdere visibilità nella ricerca tradizionale, una fonte vitale di traffico per qualunque pubblicazione online.
La difesa di Google
Dal canto suo, Google respinge le accuse: un portavoce ha dichiarato che il motore di ricerca invia ogni giorno “miliardi di click” ai siti web, generando nuove opportunità per far scoprire contenuti e aziende.
Secondo Big G, AI Overview spingerebbe gli utenti a porre più domande e, di conseguenza, a esplorare più contenuti.
Ma la realtà descritta dagli editori appare molto diversa: molti segnalano un calo significativo di visite e abbonamenti, proprio a causa delle risposte già confezionate dagli AI Overviews, che ridurrebbero la necessità di cliccare sulle fonti originali.
Google ha inoltre aggiunto che i dati utilizzati dagli editori per denunciare cali di traffico sono spesso “incompleti e distorti”, ricordando che le variazioni nel traffico possono dipendere da stagionalità, interessi degli utenti o aggiornamenti algoritmici periodici.
Il supporto da altre associazioni europee
La denuncia contro Google non è firmata solo dall’Independent Publishers Alliance; tra i cofirmatari figurano anche il Movement for an Open Web, un’associazione che riunisce inserzionisti digitali ed editori, e la britannica Foxglove Legal, organizzazione non profit che si batte per un’industria tech più equa e trasparente.
Rosa Curling, co-direttrice di Foxglove, non usa mezzi termini:
“Il giornalismo indipendente affronta una minaccia esistenziale: gli AI Overviews di Google. Chiediamo alla Commissione Europea e ad altri regolatori di permettere agli editori di scegliere liberamente se essere o meno inclusi in questi sistemi.”
Non è la prima volta che Google viene accusata di danneggiare gli editori con le sue tecnologie AI.
Negli Stati Uniti, una società edtech ha intentato una causa simile, sostenendo che gli AI Overviews stessero erodendo la domanda di contenuti originali, con conseguenti perdite di traffico e abbonamenti.
Questi casi dimostrano come l’introduzione massiccia dell’IA generativa e agentica non stia solo ridefinendo l’esperienza utente, in molti casi con risvolti positivi, ma stia anche sconvolgendo gli equilibri economici su cui si è nato e si fonda il web aperto.
La Commissione Europea, contattata da Reuters, ha scelto per ora di non commentare ufficialmente.
Tuttavia, la denuncia è stata trasmessa anche alla Competition and Markets Authority britannica, che ha confermato di aver ricevuto il documento.
Le associazioni firmatarie hanno inoltre chiesto una misura cautelare urgente, per evitare danni irreparabili alla concorrenza e garantire la continuità dell’accesso alle notizie.
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Cosa succederà ora?
Questa battaglia legale potrebbe rappresentare un precedente cruciale, soprattutto se si considera che è stata coinvolta la Commissione Europea che, come abbiamo imparato, tende a non andarci leggera con sanzioni e provvedimenti nei confronti delle Big Tech.
Se la Commissione dovesse accogliere la richiesta e imporre modifiche a Google, potrebbero aprirsi scenari inediti anche per altri player che fanno uso di IA generativa nei motori di ricerca, come Microsoft con Bing Chat.
La denuncia contro gli AI Overviews di Google è solo la punta dell’iceberg di una tensione sempre più evidente e profonda tra big tech e mondo dell’editoria che coinvolge dai nomi più altisonanti come il New York Times e le cause intentate in passato fino agli editori indipendenti, attori che giocano un ruolo vitale nella diffusione dell’informazione libera sul web.
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