Lo ammettiamo. Ogni volta che Amazon annunciava qualcosa di nuovo su Alexa, la reazione era sempre la stessa: un mezzo sorriso, un po’ di curiosità, e poi la solita delusione nel giro di qualche giorno. Perché Alexa, quella classica che tutti abbiamo avuto in casa almeno una volta, era diventata una sorta di barzelletta tecnologica. Non nel senso cattivo del termine, ma nel senso che nel corso degli anni si era costruita una reputazione molto precisa: quella dell’assistente vocale che sa fare le cose, a volte non le fa bene e diventa frustrante.

“Alexa, metti la musica.”, “Alexa, che ore sono?”, “Alexa, com’è il meteo domani?” Ecco. Questa era Alexa. Un timer glorificato. Una radio smart. Una cosa che, diciamolo con onestà, dopo i primi giorni di entusiasmo finiva per fare principalmente due cose: mettere canzoni e spegnere le luci. E nei momenti peggiori nemmeno quello, perché bastava una domanda leggermente fuori standard per sentirsi rispondere con quella risposta glaciale: “Mi dispiace, non ho capito.”

Nel frattempo, il mondo dell’intelligenza artificiale conversazionale è esploso. ChatGPT, Gemini, Claude, Perplexity, tutti hanno fatto passi da gigante mentre Alexa sembrava ferma al 2017. Amazon lo sapeva benissimo, ovviamente. E alla fine ha deciso di fare il salto: non un aggiornamento, non una patch, non una nuova skin. Un cambio radicale. Alexa+ è arrivata in Italia il 15 aprile 2026 in Accesso Anticipato, e  ci abbiamo passato le ultime 24 ore praticamente incollati, parlandoci di tutto, testando i limiti, provando le funzioni nuove e cercando di capire se questo cambio di rotta è reale o è solo marketing ben confezionato.

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La prima impressione: la voce cambia tutto

La prima cosa che si nota parlando con Alexa+ è la voce. Non nel senso banale che “suona meglio”, ma nel senso che suona umana. C’è una prosodia diversa, pause naturali, un’inflessione che cambia a seconda del contenuto della risposta. Quando le abbiamo chiesto del meteo la risposta era fluida, contestuale, non sembrava un TTS classico. Quando invece le abbiamo fatto una domanda più articolata sulla missione Artemis II, la risposta è arrivata con un tono diverso, più riflessivo, quasi come se stesse scegliendo le parole.

Questo può sembrare un dettaglio estetico, ma non lo è. La voce è l’interfaccia principale di Alexa. Se la voce non ti trasmette fiducia, non la usi. E con la vecchia Alexa questo era esattamente il problema: quella cadenza robotica, quei tagli netti tra le frasi, quella sensazione di stare leggendo un dizionario ad alta voce. Con Alexa+ la conversazione scorre. E questo, da solo, cambia l’esperienza in modo sostanziale.

Dobbiamo però fare una precisazione importante: nei primi test abbiamo notato che su certi device meno recenti la fluidità vocale non è sempre al 100%. Su un Echo Show di ultima generazione la differenza è netta e piacevole. Su un Echo di vecchia generazione, invece, la qualità si sente meno. Il motore è lo stesso, ma l’hardware conta.

La conversazione continua: il vero salto di qualità

Se c’è una funzione che definisce Alexa+ più di qualsiasi altra, è la continuità della conversazione. Con la vecchia Alexa ogni richiesta era un mondo a sé. Dovevi dire “Alexa” ogni volta, riformulare il contesto ogni volta, sperare che il dispositivo capisse ogni volta. Era come parlare con qualcuno che perde la memoria ogni cinque secondi.

Con Alexa+ funziona in modo completamente diverso. Dopo il wake word iniziale, puoi portare avanti una conversazione vera. Abbiamo fatto una prova semplice ma efficace: abbiamo iniziato chiedendole del meteo per il weekend, poi abbiamo aggiunto “pensi che valga la pena portare un ombrello?” e poi “e una giacca leggera o pesante?”, senza mai ripetere “Alexa”, senza mai spiegare che stavamo parlando sempre dello stesso contesto. Lei ha tenuto il filo per tutta la conversazione, ha ragionato sulle temperature previste, ha suggerito la giacca giusta. Una cosa banale sulla carta, ma rivoluzionaria nell’uso pratico.

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Ancora più impressionante è stata la prova sulla missione spaziale Artemis II. Le abbiamo chiesto di spiegarci cosa fosse, poi abbiamo chiesto approfondimenti sull’equipaggio, poi abbiamo fatto una domanda vagamente provocatoria sulle probabilità di successo rispetto ad Apollo 11. Non solo ha risposto in modo articolato, ma ha mantenuto il filo di tutto il ragionamento precedente per contestualizzare la risposta finale. Questo è il tipo di intelligenza contestuale che mancava completamente nella versione precedente.

Tecnicamente, questo è possibile perché Alexa+ non si basa su un singolo modello linguistico. L’architettura è costruita su Amazon Bedrock e integra più LLM contemporaneamente, tra cui modelli della famiglia Amazon Nova e Claude di Anthropic, orchestrati dinamicamente a seconda del tipo di richiesta. In scenari complessi, il sistema può arrivare a coinvolgere fino a 60-70 modelli specializzati che collaborano per dare la risposta migliore. È un’architettura sofisticata, e si sente.

La personalizzazione: Alexa impara a conoscerti

Una delle cose che ci ha colpiti di più nelle prime ore è stata la velocità con cui Alexa+ ha iniziato a costruire un profilo su di noi, non in modo invasivo o preoccupante, ma in modo utile. Quando le ho chiesto consigli su un ristorante per la sera, ha prima esplorato i miei gusti. Non si è limitata a buttare là tre nomi a caso. Ha fatto domande: preferiamo cucina italiana o internazionale? Abbiamo bambini con noi o è una cena tra adulti? Abbiamo qualche allergia o preferenza?

È una cosa apparentemente piccola, ma rappresenta un cambio di paradigma enorme rispetto alla vecchia Alexa, che ti avrebbe semplicemente risposto con i locali più vicini senza nessun contesto personale. Qui invece c’è un processo di apprendimento attivo. Alexa+ sta costruendo una memoria su di te, e più la usi più diventa efficace.

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Va detto però che questo meccanismo ha anche un rovescio della medaglia: all’inizio, prima che Alexa+ ti conosca, le risposte personalizzate sono necessariamente meno precise. È un assistente che migliora col tempo, non uno che arriva già calibrato su di te. Per chi si aspetta magie immediate dal primo giorno, potrebbe essere una piccola delusione. Bisogna darle tempo.

Smart home: finalmente si parla come umani

Qui si tocca uno dei punti che personalmente abbiamo trovato più entusiasmanti. La smart home con la vecchia Alexa era potente sulla carta ma spesso frustrante nell’uso. Dovevi ricordare il nome esatto del dispositivo, la frase esatta del comando, l’ordine esatto delle parole. “Alexa, imposta il termostato del salotto a 22 gradi” funzionava, ma “Alexa, fa un po’ freddino qui” no.

Con Alexa+ questo cambia radicalmente. Il sistema capisce il linguaggio naturale in modo contestuale e agisce di conseguenza. Abbiamo fatto un test che ci ha quasi fatto ridere per quanto era semplice: abbiamo detto “ho fatto cadere qualcosa in salotto” e lei, da sola, senza ulteriori istruzioni  ha fatto partire il robot aspirapolvere nella stanza giusta. Non ho nominato il robot. Non abbiamo detto di pulire ma semplicemente descritto una situazione, e lei ha inferito l’azione appropriata.

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Ancora più potente è la gestione delle routine. Con la vecchia Alexa creare una routine richiedeva di aprire l’app, navigare tra menu, selezionare dispositivi, impostare orari, condizioni, eccetera. Non era complicatissimo, ma era macchinoso e poco intuitivo. Con Alexa+ basta parlare. Abbiamo detto: “Alexa, la mia famiglia ha difficoltà ad andare a letto la sera, puoi crearci una routine?”  e lei ha impostato tutto da sola: annuncio vocale alle 20:30, luci che si abbassano al 50% in tutte le stanze, poi spegnimento automatico mezz’ora dopo. Tutto questo con una singola frase. In italiano. Senza aprire nessuna app.

Questo è il tipo di UX che può davvero cambiare le abitudini delle persone. Non solo degli appassionati di tech, ma anche di chi la tecnologia la usa per necessità e non per passione.

Le routine vocali avanzate: l’agente AI fa da solo

Parlando di routine, c’è un aspetto di Alexa+ che ci ha sorpreso in modo particolare e che merita di essere sottolineato: la capacità di agire in modo proattivo, non solo reattivo. La vecchia Alexa aspettava un comando. Alexa+ può prendere iniziativa.

L’esempio più concreto che abbiamo vissuto: stavamo organizzando una festa a sorpresa per nostra moglie e abbiamo chiesto ad Alexa+ di aiutarci. Non le abbiamo dato dati strutturati. Le abbiamo spiegato la situazione come avremmo fatto con un amico: quante persone, che tipo di serata, il budget approssimativo, le preferenze della moglie. Lei ha iniziato a fare domande di chiarimento, ha proposto un piano con orari, ha suggerito cosa preparare da mangiare e ha creato automaticamente la lista della spesa che potevo poi inviare direttamente all’app.

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In un caso simile, ha anche interagito con il calendario per verificare le disponibilità e proporre la data migliore. Questo è esattamente ciò che Amazon chiama “Agentic AI”, un assistente che non solo risponde, ma pianifica, coordina e porta a termine sequenze di azioni complesse in autonomia.

La gestione dei documenti: la funzione più promettente (e ancora acerba)

Una delle novità più interessanti di Alexa+ è la possibilità di caricare documenti, comunicazioni scolastiche, bollette, spese condominiali, ricevute, e poi interrogare l’assistente su di essi. L’idea è che Alexa+ diventi una specie di segretaria personale che conosce i nostri documenti e aiuta a ricordare scadenze, pagamenti, appuntamenti.

Ci sono due modi per caricare i documenti: tramite la nuova app di Alexa, che ha una sezione dedicata da cui puoi scansionare direttamente con la fotocamera del telefono o caricare file dalla galleria, oppure tramite email inviata a alexa@alexa.com. L’interfaccia è pulita e l’idea è brillante.

Il problema, e qui devo essere critico, è che questa funzione, nelle prime ore di test, non ha funzionato a dovere. Abbiamo caricato alcuni documenti via email e Alexa+ semplicemente non riusciva a trovarli. Abbiamo provato più volte, con documenti diversi, e il risultato era lo stesso: “Non ho trovato nessun documento.”

Durante la presentazione ci è stata mostrata una demo funzionante proprio perché nel contesto live non sempre tutto gira. Il potenziale c’è, ed è enorme. Ci torneremo sicuramente nelle prossime settimane per vedere se la situazione migliora.

La nuova app: un restyling che aveva senso fare

Anche l’app Alexa ha ricevuto un aggiornamento importante che merita menzione. Graficamente riprende l’interfaccia visiva di Alexa+ su schermo, quell’estetica fluida e moderna degli Echo Show, e introduce un sistema di schede che comparivano dal basso con sezioni dedicate: Dispositivi, Preferiti, e la scheda principale per le conversazioni con Alexa+.

È un’app più coerente, più moderna, e soprattutto più funzionale rispetto alla versione precedente, che era onestamente un po’ un disastro in termini di UX. La nuova sezione conversazionale è il cuore dell’esperienza mobile: da qui si può chattare con Alexa+ in modalità testo, caricare foto per il riconoscimento visivo, allegare documenti. È un’espansione importante dell’ecosistema che va oltre il solo dispositivo fisico.

Cosa manca ancora: le integrazioni non ancora presenti

Saremmo disonesti se non dedicassimo uno spazio alle cose che mancano. Alexa+ è arrivata in Italia con un ecosistema di integrazioni non ancora completo, e alcune lacune si sentono.

La più evidente è l’assenza dell’integrazione con TheFork per le prenotazioni nei ristoranti. Quando abbiamo provato a chiedere ad Alexa+ di prenotarci un tavolo in un ristorante specifico per il giorno seguente, l’assistente ha saputo darci informazioni sul ristorante, recensioni, orari, ma non ha potuto effettuare la prenotazione. Amazon ha confermato che questa funzione arriverà nelle prossime settimane.

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Allo stesso modo manca ancora l’integrazione con il browser, che permetterà ad Alexa+ di accompagnarti nelle ricerche web in tempo reale. Anche questa è in arrivo.

Manca anche il supporto per i tablet Fire e per i dispositivi di terze parti con integrazione Alexa. La compatibilità attuale copre praticamente tutti gli Echo (anche di prima generazione) e tutte le Fire TV, che è già un risultato notevole. Ma chi ha un tablet Fire o uno smart TV di altro brand con Alexa integrata dovrà aspettare ancora qualche mese.

I dispositivi ottimizzati: dove Alexa+ brilla davvero

Prima di parlare dei prezzi, vale la pena soffermarsi su quali dispositivi danno la migliore esperienza con Alexa+. La compatibilità è ampia, arriva fino agli Echo di prima generazione, ma i dispositivi progettati appositamente per Alexa+ sono quattro: Echo Show 11, Echo Show 8 di nuova generazione, Echo Dot Max ed Echo Studio.

Questi quattro modelli hanno hardware ottimizzato per gestire le funzionalità AI avanzate, con più potenza di elaborazione locale e speaker migliori per la nuova voce più espressiva di Alexa+. La differenza con i device più vecchi è percepibile, soprattutto sulla fluidità della conversazione e sulla qualità audio. Non è un divario enorme, ma c’è.

Personalmente, abbiamo usato Alexa+ sugli Echo Show di ultimissima generazione e l’esperienza è stata notevolmente migliore rispetto a un test parallelo fatto su un Echo di seconda generazione. Stesso assistente, stesso contenuto, ma un’esperienza sensorialmente diversa. Se state pensando di entrare nell’ecosistema Alexa+ da zero, il nostro consiglio è di investire direttamente su uno dei modelli ottimizzati.

Il prezzo e la strategia Amazon

Il modello di prezzo di Alexa+ merita un discorso separato, perché racconta molto sulla strategia di Amazon, forse più delle stesse funzioni.

Adesso, in questa fase di Accesso Anticipato, Alexa+ è completamente gratuita. Zero euro. Per tutti, abbonati Prime o no. Questo serve ovviamente per costruire la base utenti, raccogliere dati, migliorare il sistema. Fin qui tutto abbastanza standard.

Il punto interessante arriva quando si guarda al prezzo a regime: 22,99 euro al mese per chi non è abbonato Prime. Che non è poco. Anzi, è tanto. Se lo confrontiamo con altri assistenti AI premium, ChatGPT Plus a 20 euro, Gemini Advanced incluso in Google One, il prezzo di Alexa+ da solo sarebbe fuori mercato.

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Ma Amazon non punta a vendere Alexa+ come prodotto standalone. Il vero gioco è questo: Alexa+ è inclusa in Amazon Prime senza costi aggiuntivi. E improvvisamente la matematica cambia. L’abbonamento Prime in Italia costa 49,90 euro all’anno, circa 4,16 euro al mese, e include già Prime Video, spedizioni veloci, Prime Music, Amazon Photos e molto altro. Aggiungici Alexa+ e il value proposition diventa molto più solido.

Detto questo, ci aspettiamo che il prezzo da 22,99 euro/mese per i non abbonati sia quasi una mossa psicologica per far sembrare Prime ancora più conveniente di quanto sia. È marketing intelligente, bisogna riconoscerlo. Resta il fatto che chi non vuole o non può abbonarsi a Prime si trova davanti a un prezzo importante.

Come attivare Alexa+: due strade

Se avete già un Echo in casa e volete provare Alexa+, ci sono due percorsi.

Il primo è quello dell’Accesso Anticipato tramite invito: si va su amazon.it/nuovalexa, si registra il proprio interesse, e nelle prossime settimane arriverà l’invito. Non è immediato, ma arriva.

Il secondo percorso è più diretto: acquistare uno dei nuovi dispositivi Echo compatibili garantisce l’accesso immediato, senza liste d’attesa. Se comunque stavate pensando di rinnovare il vostro Echo, questo è un buon momento per farlo.

Il futuro: cosa ci aspetta nei prossimi mesi

Quello che ci convince a guardare Alexa+ con ottimismo non è solo quello che fa oggi, ma la traiettoria che disegna. Amazon ha costruito un’infrastruttura seria, Amazon Bedrock, Claude di Anthropic, Amazon Nova, l’architettura multi-modello, su cui c’è spazio per crescere enormemente.

Le integrazioni mancanti (TheFork, il browser, i tablet Fire) arriveranno nelle prossime settimane e mesi. Le funzioni già presenti migliorano con l’uso e con gli aggiornamenti progressivi. La gestione dei documenti, che oggi è acerba, ha il potenziale di diventare uno degli use case più utili per le famiglie italiane.

La cosa che ci ha convinto di più in 24 ore non è stata nessuna singola funzione, ma la sensazione complessiva: quella di avere un assistente che ci segue, che impara, che ricorda. Non dobbiamo più ricominciare da capo ogni volta. Non dobbiamo più formulare comandi perfetti. Possiamo parlare normalmente, e lei capisce. Questo, secondo noi, è il vero salto di qualità rispetto a qualsiasi versione precedente.

Conclusione: merita la prova

Alexa+ merita attenzione. Merita che la proviate, soprattutto adesso che è gratuita in fase di Accesso Anticipato e non avete nulla da perdere. Ma non abbiate fretta di giudicarla definitivamente dopo i primi giorni, perché è un prodotto che si rivela nel tempo. Più la usate, più diventa utile. Più le parlate, più vi capisce. È un tipo di valore che non si vede nel primo unboxing, ma che emerge nell’uso quotidiano.

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Se avete già un Echo in casa, iscrivetevi alla lista d’attesa su amazon.it/nuovalexa, non c’è motivo per non farlo. Se state pensando di acquistare un nuovo dispositivo smart speaker, i modelli ottimizzati per Alexa+ sono la scelta naturale da fare adesso.

E se siete già abbonati ad Amazon Prime, il ragionamento è ancora più semplice: Alexa+ è inclusa nel vostro abbonamento. Costa zero euro in più. Sarebbe uno spreco non provarla.

Non è ancora il prodotto finito che promette di essere. Ma la direzione è chiara, l’architettura è solida, e le fondamenta ci sono. Alexa+ è, finalmente dopo anni, qualcosa che vale la pena tenere in casa.