I primi benchmark trapelati dei processori AMD basati sulla nuova architettura Zen 6 iniziano a delineare un quadro interessante per la prossima generazione di CPU Ryzen. A finire sotto i riflettori è il mastodontico AMD EPYC 9996, un processore server con 256 core basati sulla variante Zen 6c, che in Geekbench 7 ha ottenuto risultati particolarmente promettenti nel confronto con i chip Zen 5.

Il dato più interessante emerge mettendo a confronto le prestazioni con la frequenza operativa; pur funzionando a circa 4,1 GHz, l’inedito processore si avvicina al punteggio single-core di una CPU Zen 5 che supera i 5,4 GHz. Va detto però che si tratta di risultati preliminari, che non consentono ancora di stabilire quanto saranno più veloci i futuri Ryzen desktop né di prevedere un aumento equivalente nei videogiochi.

Le differenze tra piattaforme e tipologie di core impongono infatti una certa cautela; i numeri, tuttavia, suggeriscono che AMD potrebbe aver compiuto progressi significativi sul fronte delle prestazioni per clock, un aspetto centrale per capire cosa aspettarsi anche dalla prossime generazioni desktop Zen 6 desktop e mobile (notebook).

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AMD Zen 6, il processore EPYC 9996 sfida Zen 5 nei benchmark

I risultati più significativi arrivano come detto dal processore server AMD EPYC 9996, basato sui core Zen 6c e dotato di 256 core e 512 thread; il chip ha ottenuto 2.847 punti in single-core e 68.427 punti in multi-core su Geekbench 7.1.0, durante un test eseguito su un server Dell PowerEdge R9815 con sistema operativo Linux.

La frequenza rilevata era di circa 4,12 GHz, in linea con il valore massimo di boost dichiarato per il processore, mentre nella pratica il dato diventa particolarmente interessante mettendolo a confronto con quello dell’EPYC 4545P basato su Zen 5. Quest’ultimo infatti raggiunge 3.064 punti nel test single-core, ma operando a circa 5,47 GHz; nonostante una frequenza sensibilmente inferiore, il nuovo EPYC riesce quindi ad avvicinarsi al risultato del modello precedente.

AMD ZEN 6 BENCHMARK GEEKBENCH

Normalizzando i punteggi rispetto alla frequenza di funzionamento, il vantaggio stimato per Zen 6c arriva al 23-24% di prestazioni per GHz. Si tratta di una differenza che suggerisce un possibile salto generazionale importante, ma non va interpretata come un incremento garantito delle prestazioni in qualsiasi applicazione; i due processori appartengono a piattaforme differenti e il confronto non è stato effettuato in condizioni completamente identiche. Un secondo test aiuta a delineare meglio il quadro.

Un utente ha infatti portato un Ryzen 7 9700X, basato su Zen 5, a una frequenza fissa di 4,1 GHz, abbinandolo a memoria DDR5-6000 CL34 e utilizzando CachyOS Linux; in Geekbench 7.1.0, il processore desktop ha totalizzato 2.444 punti in single-core, contro i 2.847 punti dell’EPYC 9996. La differenza in questo caso è pari a circa il 16,5% a favore di Zen 6c, un risultato che rende il confronto più interessante perché le frequenze delle due CPU sono sostanzialmente allineate.

Anche in questo caso, tuttavia, rimangono differenze nella piattaforma, nella cache e nella configurazione della memoria, elementi che impediscono di considerare il test una misurazione definitiva dell’incremento di IPC.

Zen 6c più veloce in tutti i test: cosa aspettarsi dai Ryzen desktop e notebook

AMD Zen 6

A rafforzare le indicazioni emerse dal punteggio complessivo ci sono i risultati dei singoli test di Geekbench 7; stando ai dati condivisi online, il processore EPYC 9996 ha superato il Ryzen 7 9700X in tutte le 15 prove single-core considerate nel confronto, con miglioramenti importanti in ambiti come HTML5 Browse (+25,7%), Photo Editor (+ 24,8%), Structure from Motion (+23,9%) e Video Player (+23,6%). Gli incrementi più contenuti sono stati registrati in File Compression, pari all’8,2%, e Clang, pari all’8,6%.

Il quadro suggerisce quindi benefici distribuiti su carichi di lavoro differenti, seppure con entità variabile in base all’applicazione; c’è però una distinzione fondamentale da tenere presente, l’EPYC 9996 utilizza core Zen 6c, progettati per privilegiare la densità e l’efficienza nei sistemi server, e non i core Zen 6 “standard” (o Performance se preferiti) attesi sui futuri Ryzen desktop.

Le due varianti condividono la stessa base architetturale, ma presentano differenze progettuali che rendono prematuro trasferire direttamente questi risultati alle CPU consumer. Per i processori desktop, identificati dal nome in codice Olympic Ridge, le aspettative sono comunque interessanti; le indiscrezioni parlano di configurazioni fino a 24 core e di un incremento delle risorse per chiplet, mentre la presenza di modelli con 3D V-Cache potrebbe contribuire ulteriormente alle prestazioni in ambito gaming.

Sono dettagli che dovranno essere confermati da AMD, così come le frequenze definitive e i miglioramenti effettivi rispetto alla generazione attuale. Un elemento già emerso dalla documentazione tecnica AMD è invece il collegamento della famiglia Olympic Ridge al socket AM5, un’indicazione positiva per chi possiede una piattaforma Ryzen recente; la compatibilità effettiva con le singole schede madri dipenderà comunque dagli aggiornamenti BIOS dei produttori.

In attesa di benchmark indipendenti e più concreti sui Ryzen Zen 6, questi primi risultati di Geekbench 7 rappresentano dunque un segnale incoraggiante. Il vantaggio del 16,5% nel confronto a frequenze simili e quello stimato fino al 24% per GHz mostrano il potenziale dei nuovi core, ma soltanto i test sui processori desktop permetteranno di capire quanto questo margine si tradurrà in prestazioni reali, soprattutto nei videogiochi e nella produttività classica.