Google continua a lavorare su più fronti contemporaneamente per risolvere il problema della misurazione della pressione sanguigna da un dispositivo indossabile, e un brevetto appena pubblicato mostra un approccio decisamente diverso rispetto a quanto visto finora dall’azienda.

Ne avevamo già parlato lo scorso agosto quando era arrivato Health Guardian, con la funzione Andamento della pressione sanguigna che ricava le proprie stime da battito cardiaco e movimento raccolti passivamente nel tempo; questo nuovo brevetto, invece, punta a catturare il segnale in modo attivo, attraverso il polpastrello.

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Il polpastrello diventa parte del sensore

Il brevetto, pubblicato il 17 settembre, descrive un sensore di pletismografia a impedenza miniaturizzato, integrato in un dispositivo di calcolo; i disegni allegati rendono piuttosto chiaro l’orientamento verso i wearable, con uno smartwatch come esempio principale, oltre a piccoli dispositivi da indossare al dito e altri tipi di elettronica.

L’idea alla base è piuttosto semplice e, in soldoni, sta nel posizionare una serie di elettrodi miniaturizzati sotto il polpastrello, due dei quali inviano un piccolo segnale elettrico di eccitazione attraverso il tessuto, mentre gli altri due misurano la risposta elettrica risultante.

Il sangue che scorre attraverso il dito modifica la sua impedenza elettrica, e monitorando questi cambiamenti il sistema può ricostruire una forma d’onda pulsatile che riflette il battito del sangue; secondo Google, questo segnale può poi essere utilizzato per determinare la pressione sanguigna o un valore che ne faccia le veci.

Lo schema del processo descritto nel brevetto riduce tutto a tre fasi: generare i dati IPG, ricavarne il segnale pulsatile e infine stimare la pressione sanguigna a partire da quel segnale.

Google ha chiaramente in mente proprio l’uso su smartwatch visto che, come potete notare, la Figura 6A mostra il sistema incorporato in un orologio indossato al polso, con l’area sensibile posizionata sulla cassa dell’orologio in un punto dove è possibile appoggiare un dito. Auricolari e smartphone restano comunque altre opzioni prese in considerazione dall’azienda (Figura 6B).

Google brevetto pressione sanguigna smartwatch

Un secondo brevetto punta invece su un bracciale gonfiabile

Non si tratta nemmeno dell’unico brevetto Google recente che affronta lo stesso problema. Una domanda separata, pubblicata il mese scorso, descrive un piccolo bracciale per il dito contenente una vescica gonfiabile, più sensori di pressione e sensori ottici.

Quel sistema si gonfierebbe attorno al dito mentre una serie di sensori barometrici mappa la pressione attorno all’arteria digitale; come si può notare dall’immagine allegata al deposito, però, non si tratta esattamente di un anello smart discreto.

I sensori ottici misurano contemporaneamente il battito, e il dispositivo combina i due segnali per calcolare la pressione sanguigna; lo schema di flusso del brevetto mostra nel dettaglio gonfiaggio, mappatura della pressione, misurazioni ottiche e stima finale della pressione come fasi distinte del processo.

Vale la pena notare che nessuno dei due brevetti nomina esplicitamente un Pixel Watch o un prodotto Fitbit. Google, va detto, è stata piuttosto attiva sul fronte pressione sanguigna negli ultimi tempi: lo scorso novembre aveva avviato uno studio Fitbit Labs sull’ipertensione con i possessori di Pixel Watch 3, mentre l’Andamento della pressione sanguigna arriverà quest’autunno sui Pixel Watch proprio nell’ambito di Health Guardian.

Avevamo anche già trattato un precedente brevetto Fitbit dello scorso aprile, che lasciava intravedere la possibilità di controlli della pressione direttamente dal polso, basati su un sensore di forza abbinato al classico sensore ottico.

Messi uno accanto all’altro, questi due nuovi brevetti sul dito e quello precedente sul polso confermano come Google stia lavorando al problema da più direzioni contemporaneamente. Come sempre quando parliamo di questi temi, vi ricordiamo che un brevetto, però, non garantisce mai un lancio effettivo sul mercato, quindi conviene considerare queste scoperte come uno sguardo su cosa l’azienda stia esplorando, non come un’anteprima di un prodotto in arrivo in futuro.