OpenAI ha raggiunto uno degli obbiettivi che si era prefissata per il 2026: creare un “tirocinante di ricerca automatizzato“, ovvero un sistema di intelligenza artificiale capace di svolgere autonomamente determinati compiti di ricerca sotto supervisione umana, compresi alcuni lavori che per un ricercatore esperto richiederebbero diversi giorni.
L’annuncio arriva mentre l’azienda sta accelerando in maniera significativa l’utilizzo degli agenti di intelligenza artificiale all’interno dei propri team di ricerca. Secondo OpenAI infatti, nel corso del 2026 il lavoro quotidiano dei ricercatori è cambiato profondamente, con gli agenti di programmazione utilizzati sempre più spesso per scrivere codice, eseguire esperimenti, analizzare risultati e affrontare problemi tecnici.
L’obbiettivo successivo è ancora più ambizioso, OpenAI sostiene di stare facendo importanti progressi verso la creazione di un vero e proprio ricercatore di intelligenza artificiale automatizzato entro marzo 2028. Si tratta della stessa previsione indicata da Sam Altman nell’ottobre del 2025, quando aveva spiegato che l’azienda riteneva plausibile arrivare prima a un sistema di ricerca con capacità paragonabili a quelle di un tirocinante e, successivamente, a un sistema in grado di operare al livello di un ricercatore.
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Gli agenti stanno cambiando il lavoro dei ricercatori di OpenAI
Il traguardo annunciato da OpenAI non riguarda soltanto le capacità teoriche dei suoi modelli, ma anche il modo in cui gli stessi sistemi vengono già utilizzati all’interno dell’azienda. OpenAI spiega infatti che i ricercatori stanno utilizzando gli agenti di programmazione durante tutta la giornata, spesso attraverso sessioni simultanee, e che il loro impiego è cresciuto rapidamente nel corso degli ultimi mesi.
A metà agosto, il ricercatore medio dell’organizzazione utilizzava agenti per un valore di oltre 600 dollari al giorno in termini di inferenza calcolata ai prezzi delle API, mentre il ricercatore collocato al 90° percentile superava addirittura i 7.000 dollari di token al giorno. Ancora più significativo è il rapporto tra il lavoro svolto dagli agenti e quello dei dipendenti umani: a metà agosto l’organizzazione di ricerca utilizzava complessivamente l’equivalente di 3,1 giornate lavorative di agenti per ogni giornata lavorativa umana, considerando una giornata standard di otto ore.
Gli agenti inoltre non vengono utilizzati soltanto per compiti semplici, OpenAI osserva che i ricercatori stanno delegando progressivamente attività più complesse e di maggiore durata, mentre aumenta anche il ricorso ai flussi di lavoro simultanei, nei quali vengono eseguiti quattro o più agenti contemporaneamente.
Questo cambiamento si riflette anche sulla quantità di codice prodotto e sul numero di esperimenti eseguiti. Secondo OpenAI, nel corso del 2026 il numero di esperimenti per ricercatore attivo è aumentato, raggiungendo ad agosto il livello più elevato dall’inizio del monitoraggio nel gennaio 2025; l’azienda collega questa crescita anche alla maggiore adozione di Codex, pur sottolineando che nello stesso periodo è aumentata sensibilmente anche la potenza di calcolo disponibile.
Dalla programmazione alla ricerca automatizzata
L’aspetto più interessante è però rappresentato dall’evoluzione dei compiti che gli agenti sono chiamati a svolgere, inizialmente il loro utilizzo era maggiormente concentrato sulla scrittura del codice e sull’infrastruttura interna, mentre con il passare dei mesi il loro impiego si è esteso a un numero sempre maggiore di attività legate all’intero ciclo della ricerca sull’intelligenza artificiale.
OpenAI ha suddiviso queste attività in diverse categorie, che comprendono la pianificazione della ricerca, la progettazione degli esperimenti, la creazione di codice e dataset, l’esecuzione e il monitoraggio dei processi, l’analisi dei risultati e la comunicazione delle conclusioni. Tutte queste categorie hanno registrato una crescita tra gennaio e agosto 2026, anche se la pianificazione di alto livello continua a rappresentare soltanto una piccola parte del’attività degli agenti. Gli agenti sembrano inoltre diventare progressivamente più efficaci nella risoluzione dei problemi, tra gennaio e luglio i tassi di successo sono aumentati di diverse fasce di difficoltà, comprese quelle relative ai compiti che richiederebbero a un essere umano diverse ore o addirittura giorni.
Rimane però importante il ruolo degli esseri umani: OpenAI sottolinea che gli agenti necessitano ancora di un intervento significativo, soprattutto quando aumenta la complessità del lavoro. Negli ultimi sei mesi, più della metà dei compiti completati con successo che avrebbero richiesto un essere umano tra quattro e otto ore ha richiesto almeno un intervento umano.
È proprio questo il punto centrale del traguardo annunciato dall’azienda, il tirocinante di ricerca non viene descritto come un ricercatore completamente autonomo, ma come un sistema capace di portare avanti compiti di ricerca ben definiti sotto supervisione umana. L’obbiettivo di OpenAI è quindi passare gradualmente da strumenti che accelerano singole attività a sistemi capaci di contribuire in maniera sempre più completa al processo di ricerca.
OpenAI vuole arrivare a un ricercatore IA entro il 2028
Il traguardo raggiunto a settembre rappresenta quindi soltanto una tappa intermedia, OpenAI afferma di essere già impegnata nel percorso che dovrebbe portare, entro marzo 2028, a un ricercatore di intelligenza artificiale automatizzato.
L’azienda sostiene che una ricerca automatizzata condotta in maniera responsabile potrebbe ridurre il costo dell’intelligenza avanzata e contribuire allo sviluppo di sistemi più efficienti e sicuri. Un ricercatore IA automatizzato potrebbe inoltre essere utilizzato per lavorare direttamente sui problemi di allineamento e sicurezza, contribuendo alla realizzazione di difese contro sistemi di intelligenza artificiale sempre più potenti.
Allo stesso tempo, OpenAI riconosce che l’accelerazione della ricerca non può essere considerata automaticamente un obbiettivo positivo. L’azienda ammette di non sapere ancora come raggiungere in sicurezza un sistema di ricerca completamente automatizzato e allineato e sottolinea che le misure di sicurezza dovranno crescere insieme alle capacità dei modelli; se i rischi dovessero diventare inaccettabili, OpenAI afferma di essere pronta anche a rallentare o interrompere lo sviluppo o l’implementazione dei sistemi che non fosse possibile proteggere adeguatamente.
La questione della sicurezza assume particolare rilevanza alla luce dei precedenti problemi riscontrati dall’azienda. Dopo l’incidente di Hugging Face, OpenAI ha sospeso l’addestramento tramite apprendimento per rinforzo dei modelli più recenti destinati alla distribuzione, rafforzando contemporaneamente gli ambienti di ricerca e i sistemi di monitoraggio. Alcuni carichi di lavoro sono successivamente ripresi con controlli più rigidi, mentre altri sono stati sospesi.
Il percorso verso il ricercatore IA automatizzato dunque, procede parallelamente a quello dedicato alla sicurezza. OpenAI vuole aumentare la capacità dei propri sistemi di condurre ricerca, ma riconosce che maggiore autonomia significa anche maggiore attenzione alla possibilità che questi sistemi possano diventare più difficili da controllare e monitorare.
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