Negli ultimi mesi si parla sempre più spesso di carenze di componenti legate all’espansione dell’intelligenza artificiale e, a quanto pare, nemmeno Apple è riuscita a restare completamente immune a questa situazione. Senza alcun annuncio ufficiale o comunicazione pubblica, l’azienda di Cupertino ha infatti rimosso dal configuratore del suo desktop professionale l’opzione con 512 GB di memoria unificata per Mac Studio M3 Ultra.
La modifica è avvenuta nei primi giorni di marzo 2026 e rappresenta, con ogni probabilità, una risposta diretta alla crisi globale delle memorie DRAM, un fenomeno che sta mettendo sotto pressione l’intera filiera tecnologica a causa della crescente domanda proveniente dal settore dell’intelligenza artificiale.
Sparisce l’opzione da 512 GB dal Mac Studio M3 Ultra di Apple
Entrando nel dettaglio, fino a pochi giorni fa il configuratore online di Apple permetteva di scegliere una versione estremamente avanzata di Mac Studio M3 Ultra dotata di 512 GB di memoria unificata, una configurazione pensata per un pubblico molto specifico di professionisti con esigenze computazionali particolarmente elevate.
Ora quella configurazione non è più disponibile. Attualmente il computer parte da 36 GB di RAM unificata, con opzioni di upgrade che includono 48 GB, 96 GB e 256 GB (esclusiva del chip M3 Ultra). La versione da 256 GB rappresenta dunque il nuovo limite massimo configurabile per questo modello.
Curiosamente, l’azienda non ha fornito alcuna spiegazione ufficiale per questa scelta, ma diversi osservatori del settore concordano su una lettura piuttosto chiara: la disponibilità limitata di DRAM renderebbe troppo complesso continuare a offrire una configurazione così estrema.
Un ulteriore segnale della pressione sulle scorte arriva proprio dalle configurazioni ancora disponibili, l’upgrade a 256 GB di memoria unificata, che comporta un costo aggiuntivo di circa 2.500 euro, presenta attualmente tempi di consegna stimati fino a maggio 2026.
Questo suggerisce che la domanda per le configurazioni più avanzate di Mac Studio M3 Ultra sia particolarmente elevata, e allo stesso tempo che l’approvvigionamento di memorie non sia semplice neppure per un’azienda con il potere d’acquisto di Apple.
Nonostante la rimozione della configurazione da 512 GB, il modello top di Mac Studio M3 Ultra rimane comunque il Mac con la maggiore quantità di memoria configurabile. Per fare qualche esempio, Mac Studio M2 Ultra arriva fino a 192 GB, i sistemi con chip Apple M4 Max e Apple M5 Max supportano al massimo 128 GB.
In altre parole, anche con il nuovo limite di 256 GB il Mac Studio continua a rappresentare la scelta più potente per chi necessita di grandi quantità di memoria su macOS.
Alla base della situazione c’è un fenomeno ormai piuttosto noto, ovvero la corsa globale all’intelligenza artificiale. I data center dedicati all’addestramento e all’esecuzione di modelli IA richiedono infatti quantità enormi di memoria DRAM e HBM, utilizzate insieme alle GPU nei server ad alte prestazioni.
Questo sta spingendo molti produttori di semiconduttori a concentrare la produzione su queste soluzioni, riducendo di fatto la disponibilità di chip destinati al mercato consumer e professionale tradizionale. Il risultato è un effetto curioso, mentre l’IA sta creando carenza di memoria, allo stesso tempo sta anche aumentando la domanda di computer con grandi quantità di RAM; sempre più professionisti acquistano infatti macchine come Mac Studio proprio per eseguire modelli di intelligenza artificiale in locale, evitando l’utilizzo di servizi cloud.
La rimozione di una configurazione hardware senza il lancio contestuale di un nuovo prodotto è piuttosto rara nella strategia commerciale di Apple, storicamente l’azienda ha quasi sempre preferito allungare i tempi di spedizione piuttosto che eliminare completamente un’opzione dal proprio listino, il fatto che questa volta abbia scelto una strada diversa viene quindi interpretato da molti analisti come un segnale della gravità della situazione nel mercato delle memorie.
Va comunque ricordato che la configurazione da 512 GB di RAM era destinata a un pubblico molto ristretto: studi di produzione video 8K, ricercatori scientifici, sviluppatori di software complessi e altri professionisti con necessità computazionali estreme.
L’impatto commerciale diretto potrebbe quindi essere limitato, ma il messaggio che emerge è piuttosto chiaro: anche un’azienda con una catena di approvvigionamento estremamente solida come Apple non è immune agli shock dell’industria dei semiconduttori.
Resta ora da capire se questa configurazione tornerà disponibile in futuro o se la crisi della DRAM continuerà a influenzare anche i prossimi prodotti della gamma Mac.
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