Apple Intelligence si prepara a una fase di profonda trasformazione, probabilmente la più delicata dalla sua presentazione ufficiale; secondo quanto riportato, Craig Federighi ha assunto il controllo diretto del team di intelligenza artificiale di Apple, inclusi quelli responsabili dei modelli IA interni, segnando di fatto un cambio di rotta che potrebbe ridefinire il futuro di Siri e delle funzionalità intelligenti dell’ecosistema Apple.

Un passaggio di consegne tutt’altro che indolore, che arriva in un momento in cui Cupertino è sotto crescente pressione per dimostrare di poter competere con Google, OpenAI e gli altri grandi nomi dell’intelligenza artificiale generativa.

Offerta

MacBook Air 13'', M4 (2025), 512GB

1249€ invece di 1399€
-11%

Federighi al comando dei team IA di Apple

Stando a quanto condiviso, Federighi non era soddisfatto del ritmo di sviluppo dell’IA in Apple, ritenuto troppo lento e poco competitivo rispetto alla concorrenza. Le tensioni con il team dei modelli interni sarebbero emerse in modo evidente già durante alcune riunioni, nelle quali il responsabile del software avrebbe criticato duramente i progressi ottenuti.

La svolta arriva due mesi dopo, a dicembre 2025 Federighi viene formalmente messo a capo dei team di intelligenza artificiale, consolidando un potere decisionale che ora include Siri, i modelli IA e le scelte strategiche di lungo periodo.

Ed è proprio sotto la sua supervisione che matura una decisione destinata a far discutere. Il punto di rottura è rappresentato dall’adozione di Gemini di Google per potenziare Apple Intelligence e accelerare l’evoluzione di Siri; una scelta che, secondo le fonti, ha rappresentato un duro colpo per il team di modelli interni di Apple, ma che riflette una convinzione precisa di Federighi: i modelli sviluppati internamente non sono in grado di competere, oggi, con quelli di Google.

Da qui la spinta verso un modello di terze parti, visto come l’unico modo per ridurre i tempi di rilascio delle nuove funzionalità e colmare almeno in parte il gap accumulato; non a caso, dopo il rinvio di una Siri più conversazionale, ora l’obbiettivo dichiarato è arrivare a una versione realmente rinnovata nel corso del 2026.

La scelta di Gemini però, apre un fronte particolarmente delicato: la privacy, da sempre uno dei pilastri della comunicazione di Apple. Finora l’azienda ha insistito su un approccio basato su elaborazione on device e sul Private Compute Cloud, presentato come più sicuro e rispettoso dei dati rispetto al cloud tradizionale.

Secondo il report tuttavia, Apple starebbe discutendo con Google l’utilizzo della sua infrastruttura cloud per supportare le funzionalità IA future; in concreto, questo significherebbe che Siri e Apple Intelligence potrebbero appoggiarsi ai chip IA di Google nei data center del colosso di Mountain View.

Una mossa che avrebbe senso dal punto di vista tecnico considerando l’uso di Gemini, ma che rappresenterebbe una parziale marchia indietro rispetto alla narrativa costruita finora. Il tutto sembra ulteriormente complicato dalla carenza di chip, che starebbe rallentando lo sviluppo dell’infrastruttura proprietaria di Apple.

Segui APPLE Italia su Telegram, ricevi news e offerte per primo

La schermata Home dell’iPhone e l’IA troppo imprevedibile

I retroscena raccontati da The Information aiutano a comprendere meglio il personaggio ora a capo dei team IA di Apple, Federighi viene descritto come uno storico scettico dell’intelligenza artificiale, almeno fino a quando, alla fine del 2022, non ha provato ChatGPT. Solo dopo quell’esperienza avrebbe iniziato a vedere il potenziale concreto dell’IA generativa, chiedendo ai suoi team di trovare modi per integrarla nei prodotti Apple.

Il problema, secondo molti ingegneri, è il suo approccio estremamente prudente: Federighi preferisce software prevedibile, con comportamenti definiti, e guarda con sospetto agli algoritmi che modificano dinamicamente l’esperienza utente.

Un esempio emblematico riguarda una funzionalità proposta internamente che avrebbe utilizzato l’IA per ridisegnare dinamicamente la schermata Home dell’iPhone; l’idea è stata bocciata da Federighi, che la riteneva disorientante per gli utenti, abituati a sapere esattamente dove si trovano le app.

Apple offre già suggerimenti tramite i widget di Siri, ma una Home realmente dinamica è stata giudicata un passo troppo rischioso, proprio per l’imprevedibilità dell’intelligenza artificiale.

Non mancano poi dettagli quasi grotteschi, ma significativi, sullo stile manageriale di Federighi; il dirigente è noto per controllare in modo maniacale le spese, arrivando (secondo il report) a discutere persino il budget per banane e snack da ufficio.

Questa attenzione ai costi si rifletterebbe anche nella difficoltà di attrarre ingegneri IA di alto livello, spesso abituati a compensi molto elevati. Federighi, sempre secondo le fonti, si sarebbe mostrato irritato all’idea di assumere persone che guadagnerebbero più del top managment di Apple.

Oggi Craig Federighi supervisiona l’intero gruppo IA di Apple, con Mike Rockwell responsabile di Siri che riporta direttamente a lui; allo stesso tempo, emergono fratture interne e visioni divergenti su quanto Apple dovrebbe osare in questo campo.

La scelta di affidarsi a Gemini e di rivedere, almeno in parte, l’approccio alla privacy segna un cambio di paradigma per Apple Intelligence. Bisognerà attendere per capire se si tratti di una mossa temporanea, pensata per recuperare terreno rapidamente, o dell’inizio di una nuova Apple, meno dogmatica e più pragmatica sull’intelligenza artificiale.

Di certo, il 2026 sarà un anno cruciale, e gli utenti, soprattutto quelli più attenti a Siri, potrebbero iniziare a vedere i primi effetti concreti di questa rivoluzione silenziosa.