Negli ultimi anni abbiamo visto come il mondo degli indossabili abbia progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione, passando dal semplice conteggio dei passi al monitoraggio sempre più avanzato di parametri legati alla salute, al sonno e allo stress. In questo contesto si inserisce una nuova e interessante indiscrezione che riguarda Zepp Health, l’azienda dietro al marchio Amazfit, che starebbe valutando lo sviluppo di un dispositivo indossabile completamente privo di schermo, pensato non tanto per l’attività fisica quanto per il monitoraggio continuo dello stato emotivo.

Si tratta, almeno per ora, di un progetto in fase di studio, ma l’idea alla base è piuttosto chiara e, per certi versi, anche ambiziosa: creare un dispositivo che impari a riconoscere come ci sentiamo realmente, andando oltre i classici indicatori di stress a cui siamo ormai abituati.

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Dal monitoraggio dell’umore alla salute mentale a lungo termine: il prossimo dispositivo Amazfit

A differenza degli attuali smartwatch Amazfit, questo nuovo prodotto non avrebbe uno schermo e non assumerebbe nemmeno la forma classica di un orologio; parliamo piuttosto di un modulo compatto, a basso profilo, progettato per rimanere a contatto costante con la pelle e raccogliere dati biometrici in modo continuativo, senza distrazioni.

Secondo quanto emerso, il dispositivo sarebbe costituito da un cinturino che si avvolge saldamente attorno al polso, con un modulo sensore posizionato nella parte inferiore; qui troverebbero spazio:

  • LED rossi e verdi disposti attorno a un fotorilevatore centrale (per la rilevazione ottica)
  • un termistore per la misurazione della temperatura cutanea
  • un elettrodo metallico per il rilevamento dell’attività elettrodermica, utile a misurare le variazioni della conduttanza della pelle, spesso correlate a stress ed emozioni

Non è dunque chiaro se e come l’utente interagirebbe direttamente con il dispositivo Amazfit, che sembra pensato per lavorare in background, affidandosi eventualmente allo smartphone per la visualizzazione dei dati. Nell’immagine qui sotto (e in quella in copertina) potete vedere il possibile aspetto del dispositivo.

amazfit band rilevamento umore render

Il vero punto di forza di questo progetto risiederebbe però nel modello di apprendimento, il dispositivo non si limiterebbe a raccogliere dati come frequenza cardiaca e temperatura cutanea, ma li utilizzerebbe per stimare dati emotivi quali calma, piacere, tristezza o paura.

Ovviamente, come spesso accade in questi casi, la sola lettura dei segnali biometrici non è sufficiente, ed è qui che entra in gioco l’utente: di tanto in tanto, il sistema chiederebbe di registrare manualmente il proprio stato d’animo. Se l’umore dichiarato non coincide con quello stimato dai sensori, il modello correggerebbe la propria interpretazione, affinando nel tempo la capacità di leggere i segnali di quella specifica persona. In altre parole, più il dispositivo viene utilizzato, più diventa preciso, adattandosi alle risposte fisiologiche individuali.

Un altro aspetto particolarmente interessante riguarda la possibile integrazione di sensori ambientali, in grado di rilevare parametri come temperatura esterna, umidità e pressione atmosferica. Questi dati aggiuntivi servirebbero a distinguere meglio i cambiamenti emotivi da quelli causati dall’ambiente circostante, evitando interpretazioni fuorvianti.

Si tratta di un dettaglio non da poco, perché uno dei limiti principali dei sistemi attuali di rilevamento dello stress, non solo di Amazfit, è proprio la difficoltà nel contestualizzare correttamente i dati raccolti.

Una volta costruito un profilo emotivo sufficientemente accurato, il sistema non si limiterebbe a fornire una fotografia momentanea dello stato d’animo; l’obbiettivo infatti sarebbe quello di analizzare i trend nel tempo, individuando schemi legati a fattori come affaticamento cronico, sonno insufficiente, disimpegno o calo di motivazione.

Se questi segnali dovessero accumularsi, il focus si sposterebbe dal semplice monitoraggio quotidiano dell’umore a una valutazione più ampia del benessere mentale, con l’intento di prevenire situazioni di disagio prolungato.

In base ai dati raccolti il dispositivo di Amazfit potrebbe suggerire azioni mirate, come promemoria per un check-in emotivo, segnalazioni di cambiamenti nel comportamento o veri e propri inviti a resettare le proprie abitudini; ovviamente, più l’utente interagisce col sistema, più il feedback diventa personalizzato e, almeno nelle intenzioni, utile.

È evidente che un prodotto del genere non è pensato per chi cerca semplicemente un contapassi, il target ideale sembra essere rappresentato da chi vuole comprendere meglio il proprio stato emotivo nel corso della giornata o della settimana, magari per gestire stress cronico o migliorare il rapporto tra corpo e mente.

Sebbene il concept mostrato assomigli a un braccialetto, il sistema potrebbe non essere necessariamente limitato al polso, in teoria potrebbero esistere versioni indossabili sul petto, sulla testa e in altre parti del corpo, aprendo la strada a una nuova categoria di prodotti accanto a smartwatch e smart ring già presenti nel catalogo Amazfit.

Ad oggi, diversi indossabili cercano già di stimare stress e umore, ma lo fanno in modo piuttosto superficiale. Un dispositivo capace di imparare realmente come ci sentiamo e costruire strategie di benessere personalizzate rappresenterebbe un netto passo avanti, anche se restano molte incognite su affidabilità, privacy e reale utilità nel quotidiano.

Non ci resta che attendere per scoprire quando Amazfit deciderà di trasformare questo progetto in un prodotto commerciale.