Quando Nothing ha lanciato CMF nel 2023, la promessa era chiara: prodotti di design accessibile senza compromessi sulle funzionalità core. Da allora il sub-brand londinese ha macinato milioni di unità vendute in oltre 60 paesi, portando a casa anche premi come l’iF Design Award e il Red Dot Award

Con i CMF Clip Pro, l’azienda si lancia per la prima volta nel segmento degli auricolari open-ear a clip, una categoria che negli ultimi due anni è esplosa grazie a modelli cme gli Huawei FreeClip 2S, i Honor Earbuds Open e, più di recente, i Bose Ultra Open

In Italia arriveranno il 1° settembre in preordine, con consegne a partire dal 7 settembre, al prezzo di 79,95 euro nelle colorazioni Dark Grey, Light Grey e Coral. 

Li abbiamo tenuti alle orecchie per diversi giorni, tra sessioni di editing in studio, corse mattutine, una gita in montagna e le immancabili call di lavoro. Ecco cosa abbiamo scoperto, con tutti i pregi ma anche qualche difetto che secondo noi vanno segnalati senza sconti, perché un prodotto da 80 euro deve comunque reggere il confronto con quello che promette sulla carta.

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Design e comfort: il vero punto di forza

Partiamo dalla cosa che CMF ha voluto mettere al centro di tutta l’esperienza: il comfort. Il claim del prodotto è “Clip On. Keep On.” e non è uno slogan buttato lì a caso: il design OpenFit Arc è pensato specificamente per chi ha già provato auricolari a clip e si è ritrovato con fastidio dietro l’orecchio dopo un paio d’ore.

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La struttura si basa su quello che CMF chiama un “sistema di supporto a tre punti dorato”: la sfera di ascolto (il punto di supporto primario, quello che sta più vicino al canale uditivo), il comfort pod (il punto di posizionamento ausiliario che sta dietro il lobo) e il C-bridge, cioè l’archetto vero e proprio che si aggancia all’orecchio. Quello che ci ha colpito, leggendo prima la scheda tecnica e poi verificandolo di persona, è quanto la geometria sia stata calibrata al millimetro: il punto medio del C-bridge si trova a 13,85 mm dal centro del comfort pod e a 21,5 mm dalla sfera di ascolto, distanze pensate per rispettare la tolleranza di pressione naturale dell’orecchio in aree anatomiche diverse. Sulla carta sembra ingegneria quasi ossessiva per un accessorio da 80 euro, ma nella pratica si sente: la pressione non si concentra mai in un solo punto, e questo fa una differenza enorme rispetto ad altri auricolari a clip che abbiamo provato in passato, dove dopo un’ora iniziavamo a sentire un fastidio localizzato dietro il padiglione.

C-bridge misura 30 mm di lunghezza con un angolo di apertura che va da 40° a 53,5°, un range pensato per adattarsi alla stragrande maggioranza delle forme d’orecchio. Qui va fatta una riflessione pratica: abbiamo fatto provare gli auricolari a più persone con conformazioni auricolari molto diverse tra loro, e in tutti i casi la sensazione è stata di un fit naturale, senza quella tipica sensazione di “stretto” o “largo” che si ha con i clip a geometria fissa.

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Merito soprattutto del filo interno in titanio da 0,5 mm che attraversa l’archetto: è abbastanza flessibile da adattarsi alla forma dell’orecchio al primo contatto, ma torna sempre alla sua forma originale grazie a quella che CMF chiama “memoria elastica”. In teoria questo dovrebbe garantire che il prodotto mantenga la sua integrità strutturale per migliaia di cicli di utilizzo senza perdere la presa. Non abbiamo potuto testare migliaia di cicli in pochi giorni, ovviamente, ma dopo decine di indossaggi e rimozioni non abbiamo notato alcun cedimento nella tenuta, e questo è un buon segnale per la durabilità nel tempo.

La sfera di ascolto ha un diametro di 13,8 mm, volutamente contenuto per due motivi: far arrivare il suono più direttamente al canale uditivo e ridurre l’impronta di contatto, quindi la sensazione di ingombro. Qui la nostra impressione personale è ambivalente. Da un lato, effettivamente la sfera è meno invasiva di quella di alcuni concorrenti; dall’altro, proprio per questa dimensione contenuta, in alcune posizioni della testa abbiamo percepito un lieve spostamento del suono, come se il punto di erogazione non fosse sempre perfettamente allineato al canale uditivo. Non è un difetto grave, ma è uno di quei dettagli che chi passa ore a testare device nota subito. 

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Sui materiali, CMF ha lavorato con un approccio “skin-care”: la sfera di ascolto e il comfort pod sono realizzati in PC+ABS per una finitura rifinita e resistente, il comfort pod ha una forma incassata e affusolata che segue il contorno dietro l’orecchio, mentre il C-bridge ha un rivestimento esterno in TPU pensato per restare comodo sulla pelle nel tempo, con il filo di titanio e i cavi integrati protetti all’interno della struttura. Al tatto, la sensazione è di un prodotto curato, ben lontano dalla plastica economica che a volte si trova in fascia di prezzo simile. Il case, poi, ha un rivestimento soft-touch che è piacevole al tocco e resistente allo sporco quotidiano: dopo giorni tenuto in tasca insieme a chiavi e altri oggetti, non ha mostrato segni di usura evidenti. 

Un appunto pratico che vogliamo fare: gli auricolari a clip, essendo aperti, appoggiano sul padiglione auricolare invece che infilarsi nel canale. Questo significa che chi porta occhiali deve fare attenzione: in alcuni momenti la stanghetta degli occhiali e il C-bridge lottano per lo stesso spazio dietro l’orecchio. Non è un problema invalidante, ma dopo diverse ore di utilizzo combinato con alcuni occhiali è possibile percepire un affaticamento leggermente superiore rispetto ad altri.

Qualità del suono: onesta ma con dei limiti fisiologici

Qui bisogna essere chiari fin da subito: gli auricolari open-ear, per definizione, non possono competere sulla resa sonora pura con gli in-ear o le cuffie chiuse, perché il canale uditivo non è mai sigillato. Questo è un limite strutturale della categoria, non un difetto specifico dei Clip Pro, ma va tenuto presente prima di aspettarsi bassi profondi come su un paio di auricolari TWS chiusi.

Detto questo, CMF ha messo dentro questi Clip Pro un driver dinamico da 10,8 mm a doppio magnete e singola bobina, una configurazione pensata per garantire maggiore efficienza e un suono più pieno e potente soprattutto sulle basse frequenze, dove i design open-ear perdono tipicamente energia. Il diaframma è in TPU+LCP, un materiale scelto specificamente per le sue proprietà sonore: il TPU rende il suono più morbido e meno aspro rispetto a materiali più rigidi, e soprattutto non si deforma o distorce anche a volumi elevati. L’escursione del driver è di 0,65 mm, un valore pensato per garantire un basso potente e “punchy” anche in un contesto open-ear. 

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Nell’uso reale, ascoltando podcast, musica pop, hip hop e qualche traccia più orchestrale per testare la resa dinamica, il risultato è discreto ma non entusiasmante. Sulle voci e sulle frequenze medie il suono è pulito e ben bilanciato, senza asprezze fastidiose: qui il materiale del diaframma fa davvero il suo lavoro. Il problema arriva sui bassi: anche con il Malleus Bass Boost Algorithm attivo (l’algoritmo proprietario che compensa attivamente la perdita di energia nelle basse frequenze tipica dei design aperti, aumentando il volume complessivo per avvicinarsi al potenziale acustico massimo del driver), il basso rimane percepibile ma leggero, mai davvero corposo. Su tracce con bassi molto marcati, tipo hip hop o EDM, si sente la mancanza di quella “spinta” fisica che solo la chiusura del canale uditivo può dare. L’audio è buono ma non eccezionale, e su alcuni preset EQ e sulla modalità spaziale, onestamente, su un design open-ear l’effetto risulta più artificiale che immersivo, forse perché manca proprio quella base di isolamento che rende credibile l’effetto surround su altri auricolari.

Capitolo certificazioni è però un buon punto a favore: i Clip Pro sono certificati Hi-Res Audio e supportano i codec LDAC, AAC e SBC, con LDAC che abilita la trasmissione wireless di qualità più alta per chi ha dispositivi e servizi di streaming compatibili. Abbiamo testato la differenza percettibile passando da AAC a LDAC su un brano in FLAC ad alta risoluzione, e sì, la differenza si sente, soprattutto nella definizione degli alti e nella separazione degli strumenti. Chiaramente questo vale se si ha un flusso audio realmente lossless a monte, altrimenti il vantaggio si assottiglia parecchio. 

Anti-Leakage: la funzione più interessante e sottovalutata

Una delle criticità più ovvie degli auricolari open-ear è il leakage, cioè il fatto che chi ti sta vicino sente parte di quello che stai ascoltando. CMF ha affrontato il problema con un Anti-Leakage Algorithm che agisce specificamente sulle frequenze medio-alte, quelle in cui il fenomeno del leakage è più evidente, riducendole per rendere la fuoriuscita del suono meno percepibile senza alterare radicalmente l’esperienza d’ascolto dell’utente. La modalità ha tre stati attivabili dall’app Nothing X: Off, Solo Chiamate, Audio + Chiamate.

Abbiamo testato questa funzione facendo ascoltare ad una persona, seduta di fianco a noi, cosa si sentiva con la modalità attiva e disattiva. La differenza c’è, ed è più marcata di quanto ci aspettassimo: con Anti-Leakage su “Audio + Chiamate” il volume che filtra fuori si riduce sensibilmente, anche se non scompare del tutto (fisicamente non può, visto che il canale non è sigillato). È una funzione intelligente che aggiunge un vero valore pratico, per esempio se si lavora in open space o si prende i mezzi pubblici e non si vuole diventare l’incubo sonoro di chi ci sta accanto. Il rovescio della medaglia: attivandola, abbiamo percepito una leggera perdita di brillantezza generale del suono, coerente col fatto che l’algoritmo lavora proprio tagliando le frequenze medio-alte. È un compromesso ragionevole, ma va segnalato.

Chiamate: il vero terreno di sfida per un open-ear

Fare chiamate con un auricolare aperto è oggettivamente più difficile che con un in-ear, perché senza isolamento il rumore ambientale può facilmente sovrastare la voce. CMF ha risposto con un’unità dedicata di elaborazione vocale (VPU, Voice Processing Unit), un hardware che separa il segnale vocale dal rumore ambientale processandoli indipendentemente. Ogni lato porta due microfoni: uno principale per le chiamate e uno resistente al vento, che lavorano insieme alla VPU per isolare la voce dell’utente dal rumore di fondo in tempo reale, che si tratti di una strada trafficata, un ufficio affollato o vento forte. In totale quindi si parla di quattro microfoni complessivi, due per lato. 

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Abbiamo provato a fare una chiamata con un discreto vento e il traffico di sottofondo. Il risultato è stato sorprendentemente buono: la nostra voce arrivava pulita all’interlocutore, con il rumore di fondo ridotto in maniera evidente rispetto a quanto ci aspettassimo da un design aperto. Non è un microfono da studio di registrazione, ma per l’uso quotidiano, rispondere mentre si cammina, fare una call veloce mentre si porta fuori il cane, gestire una riunione mentre si è in giro, funziona egregiamente, e per un content creator che deve spesso rispondere a chiamate professionali mentre è fuori casa questo è un dettaglio che pesa parecchio nella valutazione complessiva.

Controlli fisici: Smart Dial, il vero elemento identitario CMF

Se c’è una cosa che rende i Clip Pro immediatamente riconoscibili come un prodotto CMF, è lo Smart Dial: una ghiera fisica e rotante posizionata sul case, pensata per dare controllo intuitivo e a una mano senza dover mai guardare lo smartphone. È un elemento che fa subito la differenza dal punto di vista estetico rispetto alla concorrenza, che tende a puntare tutto su case minimalisti e anonimi. 

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Va detto subito un dettaglio importante che molti utenti scopriranno solo aprendo la confezione: lo Smart Dial non ha alcuna funzione di default. Va configurato dall’app Nothing X, scegliendo tra funzioni come controllo volume, play/pausa, skip avanti/indietro, assistente vocale, risposta e chiusura chiamate, mute/unmute del microfono, attivazione/disattivazione della modalità a bassa latenza. Troviamo questa scelta interessante ma anche un po’ scomoda per chi si aspetta un’esperienza “plug and play”: il primo giorno, prima di aprire l’app, abbiamo girato la ghiera senza che succedesse nulla, pensando fosse difettosa. Una volta configurata, però, l’esperienza cambia: usarla per regolare il volume mentre corriamo, senza dover tirare fuori il telefono o cercare a tentoni un tasto touch sull’auricolare, è genuinamente comodo. I controlli fisici sono da sempre preferiti nei wearable, negli orologi, nelle fotocamere e nell’audio professionale proprio perché offrono un input preciso e affidabile con feedback tattile, particolarmente prezioso durante il movimento o l’uso all’aperto dove i gesti touch diventano poco affidabili.  

Oltre allo Smart Dial, ogni auricolare ha un proprio pulsante fisico per il controllo diretto in-ear, senza dover rimuovere gli auricolari o cercare il telefono. La mappatura è la seguente: pressione singola per play/pausa in musica o rispondere/chiudere/rifiutare una chiamata; doppia pressione per andare avanti in musica o rifiutare una chiamata; tripla pressione per tornare indietro; pressione prolungata sul lato sinistro per abbassare il volume e sul lato destro per alzarlo. Nella pratica quotidiana questa mappatura funziona bene, anche se abbiamo impiegato un paio di giorni a memorizzarla senza sbagliare, soprattutto la differenza tra doppia e tripla pressione, che in movimento a volte diventa difficile da eseguire con precisione al primo colpo. 

Autonomia e ricarica: qui i Clip Pro convincono davvero

Su questo fronte non abbiamo nulla da eccepire. CMF dichiara fino a 32,5 ore di autonomia totale: 10 ore dagli auricolari con una singola carica completa, più altre 22,5 ore dal case di ricarica. Nei test, con volume medio-alto e Anti-Leakage attivo per buona parte del tempo, siamo arrivati a circa 9 ore di autonomia reale dagli auricolari, un valore molto solido per un dispositivo di questa fascia. Per chi ha una giornata particolarmente intensa o un volo lungo davanti, c’è anche una Long Battery Mode che spinge ulteriormente l’autonomia, arrivando fino a 36 ore complessive. 

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La ricarica rapida è un altro punto forte: 10 minuti nel case regalano fino a 4 ore di autonomia. L’abbiamo provato in un momento di panico da batteria scarica prima di uscire per una call importante, ed effettivamente in circa 10-12 minuti gli auricolari sono tornati utilizzabili per l’intera durata della riunione più qualche ora extra. 

Connettività: dual-device comodo, ma non sempre impeccabile

I Clip Pro supportano la connessione simultanea a due dispositivi, tipicamente uno smartphone e un laptop, con switch automatico e senza necessità di riaccoppiamento manuale. Nel nostro caso concreto: musica in riproduzione dal telefono, arriva una chiamata sul laptop tramite Teams, gli auricolari passano automaticamente alla chiamata, e al termine tornano da soli alla riproduzione musicale. Quando funziona, è un’esperienza fluida che elimina davvero la frustrazione del riaccoppiamento manuale che affligge molti auricolari economici. 

In un paio di occasioni abbiamo notato piccoli disallineamenti nella connessione, con un breve lag prima dello switch automatico tra dispositivi, e in un’occasione abbiamo dovuto disattivare e riattivare il Bluetooth per far ripartire correttamente la riproduzione. Non è un problema che si presenta di continuo, ma è probabile che un futuro aggiornamento possa sistemare il tutto.

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Sul fronte accoppiamento rapido, i Clip Pro supportano sia Google Fast Pair che Microsoft Swift Pair, quindi il primo abbinamento con smartphone Android o PC Windows è immediato, con popup automatico e nessuna necessità di entrare manualmente nelle impostazioni Bluetooth. Il Bluetooth è alla versione 5.4, uno standard moderno che generalmente garantisce stabilità superiore rispetto a versioni precedenti, anche se, come detto, nella mia esperienza qualche incertezza permane. 

C’è poi la modalità a bassa latenza, pensata per ridurre il ritardo audio-video durante riproduzione video, videochiamate e gaming. L’abbiamo attivata durante una sessione di gaming mobile e la sincronizzazione tra audio e immagini è risultata buona, senza quello sfasamento fastidioso che si nota facilmente con il parlato nei video o negli effetti sonori nei giochi. Per un design open-ear, dove l’utente è per definizione più esposto e “distratto” dall’ambiente circostante rispetto a chi usa in-ear chiusi, avere l’audio ben sincronizzato con il video è un dettaglio più rilevante di quanto sembri a prima vista.

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Resistenza e certificazioni: buone ma non da vera attività sportiva estrema

Gli auricolari hanno una certificazione IP54, quindi sono protetti contro la polvere e gli spruzzi d’acqua provenienti da qualsiasi direzione. In pratica significa che possono affrontare senza problemi il sudore di un allenamento intenso, la pioggia leggera durante il tragitto casa-lavoro, o il contatto con polvere e sporco quando li si tiene in borsa o in tasca. 

Va però precisato che il case di ricarica ha una certificazione IPX2, quindi decisamente inferiore rispetto agli auricolari e pensata solo per una resistenza minima agli spruzzi leggeri. Chi pratica sport intensi con sudorazione abbondante o attività in ambienti particolarmente umidi dovrebbe quindi fare attenzione a non lasciare il case esposto direttamente all’acqua.

Nothing X: l’app che fa (quasi) tutto

Buona parte delle funzioni avanzate dei Clip Pro passa dall’app Nothing X: configurazione dello Smart Dial, gestione dell’Anti-Leakage mode, aggiornamenti firmware, personalizzazione EQ. È un’app che ormai conosciamo bene avendo provato diversi prodotti Nothing e CMF negli ultimi mesi, e resta un’interfaccia pulita, coerente con l’estetica minimal del brand, semplice da navigare anche per chi non è un power user della tecnologia. 

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Conclusione: per chi sono davvero i Clip Pro

I CMF Clip Pro non sono pensati per l’audiofilo che cerca bassi profondi e un palcoscenico sonoro ampio: quello, semplicemente, un design open-ear non può darlo, indipendentemente dal prezzo. Sono però un prodotto estremamente sensato per chi passa molte ore con gli auricolari alle orecchie senza voler rinunciare a sentire cosa succede intorno: chi corre per strada, chi lavora in ufficio e deve restare “presente” all’ambiente, chi fa call frequenti mentre è in movimento, chi semplicemente non sopporta la sensazione di occlusione degli in-ear tradizionali.

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A 79,95 euro, il rapporto qualità-prezzo è tra i più convincenti dell’intera categoria open-ear, e il pacchetto complessivo — comfort, autonomia, chiamate, Smart Dial — supera abbondantemente quello che ci si aspetterebbe da questa fascia di prezzo. Resta però un prodotto con margini di miglioramento evidenti sul fronte della stabilità della connessione e della resa sonora sui bassi, aspetti su cui speriamo CMF lavori con un futuro aggiornamento firmware o, magari, con una seconda generazione. Per chi cerca il primo paio di auricolari open-ear senza spendere una cifra folle, i Clip Pro restano comunque uno dei consigli d’acquisto più solidi del momento.