Quando abbiamo ricevuto Amazfit Active Max a metà dicembre, eravamo sinceramente scettici. Un altro smartwatch economico che promette miracoli? Eppure, dopo più di quattro settimane di utilizzo quotidiano, dalle corse mattutine sotto la pioggia di gennaio alle sessioni in palestra, passando per il monitoraggio del sonno e l’uso quotidiano, possiamo dirvi con certezza che questo dispositivo è qualcosa di diverso. Vi spieghiamo il perché.

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Design e costruzione: quando “Max” significa davvero massimo

La prima cosa che noterete indossando Active Max è quanto sia leggero rispetto alle dimensioni. Con i suoi 48,5 mm di diametro e appena 39,5 grammi (senza cinturino), questo orologio riesce nell’impresa di apparire sostanzioso al polso senza risultare ingombrante. Durante le nostre settimane di test, lo abbiamo indossato 24 ore su 24, e possiamo confermarvi che la struttura con anse pivotanti che si adattano naturalmente al movimento del polso non è solo marketing: funziona davvero.

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La cassa in lega di alluminio del nuovo smartwatch  Amazfit trasmette una sensazione di solidità premium che difficilmente vi aspettereste da uno smartwatch di questa fascia di prezzo. Il vetro temperato resistente è il giusto compromesso, certo, non è lo zaffiro dei modelli top di gamma, ma in un mese di uso intenso (comprese alcune inevitabili botte contro porte e maniglie) non abbiamo rilevato graffi visibili.

Un dettaglio che all’inizio ci ha lasciati perplessi è il sensore ottico che sporge leggermente dalla cassa posteriore. Durante i primi giorni, quando allentavamo l’orologio di notte, i LED del sensore trasformavano il dispositivo in una sorta di lampada notturna improvvisata. La soluzione? Indossarlo con la giusta tensione anche per dormire, cosa che vi consigliamo caldamente per ottenere dati accurati sul sonno.

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Il display che fa impallidire i rivali da 800 euro

Parliamo chiaro: il display da 1,5 pollici AMOLED dell’Active Max è una delle sue caratteristiche più impressionanti. Con una luminosità di picco di 3.000 nit, la stessa dell’Apple Watch Ultra 3 che costa 799 euro, questo schermo non scende a compromessi. Abbiamo testato la leggibilità durante le nostre corse pomeridiane sotto il sole diretto di gennaio, e vi possiamo garantire che non c’è mai stato un momento in cui abbiamo dovuto schermare lo schermo con la mano per leggere i dati.

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La risoluzione di 480 x 480 pixel si traduce in 323 PPI, un valore che rende impossibile distinguere i singoli pixel a occhio nudo. Le animazioni scorrono fluide, i colori sono vividi e il contrasto è eccellente. Durante le sessioni in palestra, poter leggere chiaramente frequenza cardiaca, tempo e calorie bruciate con una semplice occhiata è risultato estremamente pratico.

Un appunto importante: quando la batteria scende sotto il 30%, il sistema limita automaticamente la luminosità massima per preservare l’autonomia. È una scelta sensata dal punto di vista dell’efficienza energetica, anche se durante un paio di uscite lunghe ci sarebbe piaciuto mantenere la massima luminosità.

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Autonomia superlativa

Amazfit promette fino a 25 giorni di autonomia con uso tipico. Nella realtà, con il nostro utilizzo intensivo, monitoraggio H24, 5-6 allenamenti settimanali con GPS attivo, notifiche sempre attive e schermo con luminosità automatica, siamo arrivati comodamente a 14 giorni tra una ricarica e l’altra. È un risultato straordinario che permette di dimenticarsi completamente del caricabatterie per due settimane.

Con GPS sempre attivo durante le nostre uscite di corsa più lunghe (abbiamo testato percorsi fino a 15 chilometri), la batteria da 658 mAh si è dimostrata all’altezza della promessa di 64 ore di tracking continuo. Una domenica abbiamo fatto una lunga camminata di 6 ore in montagna con GPS e mappe offline attive: il consumo è stato di appena il 15%. Impressionante.

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La ricarica completa richiede circa 2 ore, con il 50% raggiunto in poco meno di un’ora. Non è velocissima come i dispositivi Coros o Apple Watch, ma considerando l’autonomia complessiva, è un compromesso più che accettabile.

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Monitoraggio della frequenza cardiaca

Il sensore BioTracker PPG di sesta generazione ha dato risultati generalmente buoni durante le nostre settimane di test. Durante la corsa a ritmo costante i valori sono praticamente sovrapponibili a quelli di un a fascia toracica e solo le brusche variazioni di livello comportano qualche leggero ritardo, niente che possa preoccupare.

Le zone di frequenza cardiaca vengono calcolate automaticamente dal sistema e si sono rivelate accurate per la maggior parte dei nostri allenamenti. Durante una sessione di interval training particolarmente intensa, abbiamo notato un ritardo di 3-4 secondi nella rilevazione dei picchi di frequenza, ma nulla che compromettesse l’utilità pratica del dato.

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Il monitoraggio continuo H24 ha funzionato egregiamente, con avvisi puntuali quando la frequenza superava le soglie impostate, una funzione che si è rivelata utile durante le giornate di lavoro particolarmente stressanti.

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BioCharge: il vero punto di forza

Se c’è una funzione che ci ha convinto dell’approccio “smart” di questo smartwatch, è proprio BioCharge. A differenza di altri sistemi che vi danno un punteggio di “readiness” al mattino che rimane statico per tutta la giornata, BioCharge si aggiorna dinamicamente basandosi su attività, stress e recupero.

Un esempio concreto: dopo una settimana di allenamenti intensi, il nostro punteggio BioCharge al mattino era sceso a 42/100, suggerendo un giorno di recupero leggero. Abbiamo seguito il consiglio e fatto solo una camminata rilassante. Nel pomeriggio, dopo un pisolino e un pasto nutriente, il punteggio era risalito a 58, indicando che il corpo stava recuperando bene. Il giorno successivo, con un punteggio mattutino di 73, abbiamo affrontato un allenamento di qualità che è andato effettivamente meglio del previsto.

Questo sistema vi insegna ad ascoltare il vostro corpo e a bilanciare allenamento e recupero, un aspetto cruciale che molti principianti (noi inclusi) tendono a sottovalutare.

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Mappe, funzioni smart e sonno

La possibilità di scaricare mappe topografiche, incluse quelle delle piste da sci direttamente sull’orologio è una delle caratteristiche che differenziano l’Active Max dalla concorrenza economica. Abbiamo caricato le mappe delle nostre zone di escursionismo preferite e le abbiamo testate durante diverse uscite.

Il punto dolente? L’assenza del WiFi. Trasferire le mappe via Bluetooth dall’app Zepp è dolorosamente lento, ci sono voluti oltre 15 minuti per trasferire una mappa di media dimensione. Inoltre, potete memorizzare solo una sezione di mappa per volta, il che significa dover pianificare in anticipo se cambiate zona.
Durante l’utilizzo effettivo, però, la navigazione ha funzionato bene. Le mappe sono dettagliate e leggibili anche in movimento, e la traccia di navigazione (che dovete importare separatamente) è precisa. Non sostituiscono un GPS dedicato da trekking, ma per escursioni medio-facili fanno egregiamente il loro lavoro.

Le chiamate Bluetooth funzionano sorprendentemente bene. La qualità audio è chiara sia in entrata che in uscita, e abbiamo gestito diverse chiamate mentre camminavamo per strada senza che l’interlocutore notasse differenze rispetto a una chiamata normale. Il microfono e lo speaker integrati sono sufficientemente potenti per ambienti moderatamente rumorosi.

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Le notifiche arrivano puntuali e sono ben leggibili sul display generoso. Su Android, potete persino rispondere con messaggi vocali trascritti automaticamente, una funzione che abbiamo usato più spesso del previsto durante gli allenamenti. L’NFC per i pagamenti contactless (disponibile in Europa tramite Zepp Pay) ha funzionato senza intoppi durante i nostri test. La possibilità di uscire per una corsa senza portare il portafoglio e fermarsi per un caffè al ritorno è più comoda di quanto si possa pensare.

Il tracking del sonno dell’Active Max è tra i più accurati che abbiamo testato nella fascia sotto ai 200 euro. Il sistema distingue correttamente le fasi REM, sonno leggero e profondo, e rileva i risvegli notturni con precisione. Durante un periodo di sonno disturbato, l’orologio ha identificato 7 micro-risvegli che nemmeno ricordavamo coscientemente.

I dati sul sonno vengono integrati nel punteggio BioCharge, creando un quadro completo del vostro stato di recupero. L’app Zepp fornisce consigli personalizzati per migliorare la qualità del sonno, e dopo tre settimane di attenzione a questi suggerimenti, abbiamo effettivamente notato un miglioramento sia nella qualità percepita che nei dati oggettivi.

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Conclusioni

Dopo più di un mese di utilizzo quotidiano intensivo, vi possiamo dire con sicurezza che Amazfit Active Max è uno degli acquisti più sensati che potete fare se volete iniziare seriamente a monitorare la vostra attività fisica nel 2026.

È perfetto per voi se siete principianti o atleti amatoriali che vogliono dati accurati senza spendere 400-500 euro per un Garmin o un Apple Watch Ultra. È ideale se fate running, palestra, ciclismo o nuoto e volete un dispositivo che vi accompagni per settimane senza ricariche continue. È la scelta giusta se apprezzate un display luminoso e leggibile in qualsiasi condizione e volete l’intelligenza artificiale che vi aiuti a bilanciare allenamento e recupero.

Non è per voi se cercate la massima precisione GPS per allenamenti professionali ad alta intensità, se volete un ecosistema di training strutturato comparabile a quello Garmin Connect, o se avete polsi molto piccoli e la cassa da 48,5 mm vi risulterebbe ingombrante.

A 169 euro, Amazfit Active Max offre un rapporto qualità-prezzo che difficilmente troverete altrove nel mercato degli smartwatch sportivi. Non è perfetto, ma è dannatamente vicino a esserlo per la sua fascia di prezzo. Se i vostri buoni propositi per il 2026 includono muovervi di più e prendervi cura della vostra salute, questo orologio vi aiuterà a trasformare quelle intenzioni in abitudini concrete.

Pro:

    • autonomia
    • costruzione solida
    • prezzo

Contro:

    • assenza WiFi
    • non adatto per i polsi sottili

Voto finale:

8.7