Dopo oltre 35 anni trascorsi a osservare l’Universo, il telescopio spaziale Hubble potrebbe aver bisogno di un nuovo intervento per continuare a svolgere il proprio lavoro. La NASA sta infatti valutando la possibilità di affidarsi alle aziende private per prolungarne la vita operativa, riportarlo a un’orbita più elevata e, se necessario, organizzare un rientro controllato al termine della missione.
L’agenzia spaziale statunitense ha pubblicato una richiesta di informazioni rivolta agli operatori del settore, con l’obiettivo di capire quali soluzioni siano concretamente realizzabili e quanto potrebbe costare un eventuale intervento. Non è ancora una gara d’appalto vera e propria e non significa che una missione sia già stata approvata, ma rappresenta un primo passo per individuare le tecnologie e le aziende potenzialmente in grado di intervenire.
Del resto, il tempo a disposizione non è illimitato; Hubble continua a produrre risultati scientifici importanti, ma la sua orbita si sta progressivamente abbassando e, senza un intervento esterno, il telescopio finirà per rientrare nell’atmosfera terrestre. Le stime della NASA indicano il periodo compreso tra il 2033 e il 2034 come quello in cui questo scenario diventerà particolarmente probabile, motivo per cui un’eventuale missione dovrebbe essere realizzata entro il 2032.
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Hubble rischia il rientro anticipato: ecco come la NASA vuole intervenire

Il problema nasce da una caratteristica comune ai satelliti che orbitano a bassa quota; c’è da sapere infatti che anche a quelle altezze è presente una quantità molto tenue di atmosfera, sufficiente a generare nel tempo una resistenza che rallenta i veicoli spaziali e ne riduce progressivamente l’altitudine. Hubble non dispone di un sistema di propulsione autonomo con cui compensare questo effetto e mantenere stabile la propria orbita; per questo motivo, senza un intervento esterno, la sua traiettoria continuerà a modificarsi fino al rientro nell’atmosfera.
Le proiezioni citate dalla NASA, basate su un’analisi effettuata nel luglio 2026, quantificano il rischio in modo abbastanza chiaro; esiste infatti una probabilità del 10% che il telescopio rientri entro settembre 2032, mentre la probabilità sale al 50% entro dicembre 2033. Precisiamo che si tratta di stime, non di date già fissate, ma sono sufficienti a spiegare perché l’agenzia abbia iniziato a esplorare possibili alternative.
La richiesta di informazioni pubblicata dal Goddard Space Flight Center individua tre strade percorribili; la prima consiste nel riportare Hubble a un’altitudine maggiore, così da prolungarne la permanenza in orbita. La seconda prevede una missione di manutenzione per migliorare le condizioni operative dell’osservatorio; la terza riguarda invece la gestione della fine della missione attraverso un rientro controllato o un’altra forma di smaltimento orbitale.
Nel caso in cui si decidesse di intervenire per prolungare la vita del telescopio, la NASA indica un obiettivo preciso: riportarlo ad almeno 600 chilometri di quota. Il veicolo incaricato dell’operazione dovrebbe essere in grado di raggiungere Hubble, avvicinarsi in sicurezza, catturarlo e trasferirlo verso l’orbita desiderata, senza danneggiare l’osservatorio.
Proprio quest’ultimo risulta uno degli aspetti più delicati dell’operazione. Non basta disporre di un veicolo capace di raggiungere la stessa orbita, servono tecnologie per gestire l’avvicinamento, l’aggancio e il controllo del telescopio durante le manovre; la NASA vuole quindi capire quali di queste capacità siano già disponibili e quali richiedano ancora sviluppo e sperimentazione.
Una nuova manutenzione per prolungare la vita del telescopio

Il possibile innalzamento dell’orbita non è l’unico intervento preso in considerazione. L’agenzia vorrebbe anche sapere se le aziende siano in grado di organizzare una missione di manutenzione in grado di migliorare le prestazioni di Hubble e renderlo più resistente all’invecchiamento dei suoi componenti.
L’ipotesi richiama inevitabilmente le missioni condotte dagli astronauti durante il programma Space Shuttle; nel corso degli anni, gli interventi in orbita hanno permesso di riparare il telescopio, sostituire strumenti scientifici e aggiornare diversi sistemi, contribuendo a mantenerlo operativo molto più a lungo rispetto alle aspettative iniziali.
L’ultima missione di manutenzione, la STS-125, risale al maggio 2009; da allora Hubble ha continuato a lavorare senza ulteriori interventi diretti da parte di astronauti, ma oggi la NASA non dispone più degli Space Shuttle utilizzati per raggiungerlo e svolgere quelle operazioni. Una nuova missione commerciale dovrebbe quindi risolvere una serie di problemi tecnici e organizzativi.
Le aziende interessate sono chiamate a illustrare le proprie capacità in materia di lancio, rendez-vous, cattura e gestione del telescopio, oltre a descrivere la maturità delle tecnologie proposte, le tempistiche, i rischi e i costi previsti.

La NASA non ha indicato una lista precisa di componenti da sostituire né ha stabilito quali interventi di manutenzione siano indispensabili; in questa fase infatti vuole soprattutto verificare la fattibilità delle diverse opzioni, senza imporre una soluzione già definita. Il documento chiarisce inoltre la possibile ripartizione delle responsabilità; il Goddard Space Flight Center fornirebbe le informazioni tecniche relative a Hubble, il supporto dei propri esperti e il coordinamento delle operazioni necessarie durante l’avvicinamento e l’intervento.
L’eventuale contraente dovrebbe invece mettere a disposizione le altre risorse necessarie, compresi il veicolo di lancio, la navicella e il sistema di servizio, oltre alla gestione della missione e all’eventuale equipaggio, se previsto dalla soluzione proposta.
Se non sarà possibile salvarlo, la NASA dovrà pianificare la fine della missione
L’obiettivo principale è mantenere Hubble operativo il più a lungo possibile, ma la NASA sta prendendo in considerazione anche uno scenario meno favorevole. Se non fosse possibile prolungarne la vita in modo sicuro e sostenibile, l’alternativa sarebbe organizzare una missione per gestirne il rientro nell’atmosfera o lo smaltimento orbitale.
La differenza rispetto a un rientro incontrollato è importante; un intervento dedicato permetterebbe di gestire la fase conclusiva della missione, riducendo i rischi associati alla discesa del telescopio verso la Terra. Anche questa eventualità richiederebbe un veicolo in grado di raggiungere e manovrare un osservatorio di grandi dimensioni, con tutte le complessità tecniche che ne conseguono.
Per il momento, però, la NASA non ha scelto quale strada seguire. La richiesta pubblicata il 29 ottobre serve proprio a raccogliere informazioni sulle capacità del settore privato, valutare la fattibilità delle diverse alternative e ottenere una prima indicazione delle risorse economiche e dei tempi necessari. Le aziende interessate potranno rispondere entro le ore 15:00 della costa orientale statunitense del 30 novembre 2026.
Perché Hubble è ancora fondamentale per la ricerca scientifica

A rendere importante questa iniziativa non è soltanto il valore storico del telescopio, ma soprattutto il contributo che continua a offrire alla ricerca astronomica. Hubble è operativo dal 1990, e nonostante l’età rimane uno strumento scientifico di riferimento, con osservazioni che contribuiscono ogni anno a oltre 1.000 pubblicazioni.
La domanda da parte della comunità scientifica è tuttora molto elevata; secondo la NASA, le richieste di tempo osservativo superano di oltre sette volte quello effettivamente disponibile, facendo intendere perché i vertici dell’agenzia vogliano valutare ogni possibilità ragionevole per prolungarne il funzionamento.
Il telescopio continua a essere utilizzato per studiare l’evoluzione delle galassie, la formazione e il ciclo vitale delle stelle, le atmosfere degli esopianeti e numerosi fenomeni all’interno del Sistema Solare; le sue osservazioni nel visibile e nell’ultravioletto offrono inoltre informazioni complementari a quelle raccolte dal James Webb Space Telescope, che lavora soprattutto nell’infrarosso.
Non è quindi sufficiente considerare Hubble un osservatorio ormai superato perché lanciato più di tre decenni fa; le sue capacità scientifiche rimangono preziose e non esiste ancora un sostituto diretto pronto a raccoglierne completamente l’eredità.
Tra i programmi che potrebbero contribuire a colmare questa lacuna figura l’Habitable Worlds Observatory, il futuro osservatorio NASA pensato anche per cercare e caratterizzare pianeti potenzialmente abitabili. Il progetto è ancora in fase di sviluppo e il suo arrivo è previsto intorno al 2040, lasciando potenzialmente diversi anni tra la fine delle operazioni di Hubble e l’entrata in servizio del suo possibile successore.
Proprio questo intervallo rende interessante, ma soprattutto utile, la ricerca di una soluzione commerciale; se un’azienda riuscisse a riportare Hubble a una quota più elevata o a effettuare interventi capaci di prolungarne la vita, la NASA potrebbe continuare a sfruttarne le capacità scientifiche mentre sviluppa le prossime generazioni di telescopi spaziali.
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