La legge di bilancio elimina il contributo italiano da 2 euro sui piccoli pacchi in arrivo da fuori dall’Unione europea: al suo posto varrà il nuovo Codice doganale Ue. Dal primo novembre si applica invece la normativa commissione europea da 2 euro sulle spedizioni comprate online.
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Il prelievo italiano sparisce dalla manovra
La fine della misura è scritta nell’articolo 30 della manovra. Il prelievo riguardava i pacchi di valore fino a 150 euro, era stato introdotto appena un anno fa e non è mai stato applicato davvero. La relazione illustrativa spiega la scelta con l’esigenza di coordinarsi con le regole comunitarie: il nuovo Codice doganale dell’Unione, adottato il 16 settembre con il regolamento 2026/2108, toglierebbe ogni ragione d’essere a una tassa soltanto italiana sui piccoli pacchi. Pesa anche il calendario, perché l’entrata in vigore era stata rinviata quattro volte e l’ultima scadenza fissata era l’inizio del 2027. Sarebbero stati colpiti soprattutto gli acquisti fatti sui grandi e-commerce cinesi, come Shein e Temu.
Sul piano dei conti, secondo le stime aggiornate della relazione tecnica la rinuncia vale 91,3 milioni di euro all’anno a decorrere dal 2027. Di questi, 61,7 milioni sono legati alle spedizioni che sarebbero state potenzialmente soggette al contributo, mentre il resto della perdita, pari al 7,6%, dipende dall’effetto dell’aumento dei prezzi.
Come si calcolano i 2 euro europei
La handling fee in vigore da oggi riguarda le spedizioni e-commerce provenienti da fuori dall’Unione e si aggiunge ai 3 euro di dazio forfettario che da luglio si pagano sui pacchi sotto i 150 euro. L’importo non dipende dal valore della merce ma dalle categorie di prodotto: un pacco con cinque oggetti dello stesso tipo paga 2 euro, mentre con articoli di due categorie diverse si arriva a 4 euro. Alla cifra va poi aggiunta l’IVA, che in Italia è al 22%.
Il versamento spetta formalmente alle piattaforme, ai venditori o ai loro rappresentanti doganali, che possono però ribaltarne il costo sui consumatori. Sopra i 150 euro il dazio forfettario non si applica, ma restano dovuti i 2 euro di commissione e gli eventuali dazi ordinari. La commissione è permanente e il suo importo sarà riesaminato ogni due anni, mentre i 3 euro di dazio resteranno in vigore come misura temporanea fino al primo luglio 2028. Se anche la tassa italiana fosse partita, su una spedizione con una sola categoria di prodotto si sarebbero sommati 3 euro di dazio Ue, 2 di commissione europea e 2 di contributo nazionale: 7 euro in tutto, prima dell’IVA.
Frenare i pacchi a basso costo dalla Cina
La stretta comunitaria persegue due obiettivi: contenere l’arrivo di merci a basso prezzo, in larga parte cinesi, e coprire i costi che il boom degli acquisti online scarica sulle dogane, chiamate a gestire e controllare miliardi di spedizioni. I primi riscontri sembrano confortanti: nei tre mesi successivi all’entrata in vigore del dazio forfettario a luglio, la Commissione europea ha registrato una flessione netta dei pacchi dichiarati nei propri sistemi.
Una diminuzione di oltre il 60% in media nell’Ue di pacchi dichiarati.
Le dimensioni del fenomeno, del resto, sono imponenti: l’anno scorso nell’Unione sono arrivati quasi 6 miliardi di piccoli pacchi, il 93% dei quali proveniente dalla Cina.
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