Volkswagen mette in pausa la Golf elettrica. Il gruppo di Wolfsburg ha sospeso lo sviluppo della futura ID. Golf, la Golf a batteria, tra i nomi storici del marchio, e a deciderlo sono state le difficoltà finanziarie dell’azienda. “Semplicemente, al momento non possiamo permetterci questo lavoro”, ha spiegato il responsabile del brand Thomas Schäfer.
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Lo stop alla ID. Golf
Il gruppo parla di una pausa temporanea e il progetto resta in piedi: si ripartirà quando le risorse necessarie saranno disponibili. Al momento, però, non esiste una data per la ripartenza. La compatta elettrica era attesa nei primi anni del prossimo decennio: si era parlato di un debutto nel 2028, poi spostato al 2030. Le attività preliminari di sviluppo si fermano, ma il modello resta nei piani.
A Wolfsburg, dove la Golf elettrica dovrebbe vedere la luce, i costi restano circa 300 milioni di euro sopra il traguardo fissato per quest’anno. Quella cifra misura il divario di efficienza dell’impianto e il budget del progetto è un’altra cosa. Prima della compatta a batteria, nello stabilimento tedesco arriverà una T-Roc elettrica basata sulla piattaforma SSP. Secondo il consiglio di fabbrica, la battuta d’arresto avrà un ritardo vero e proprio come esito escluso: il tempo perso si può recuperare.
I conti dietro la decisione
Il terzo trimestre si chiude in profondo rosso: 5,8 miliardi di euro di perdita netta, contro gli 1,1 miliardi persi tra luglio e settembre del 2025. È il risultato peggiore da fine 2015 a questa parte. I ricavi arretrano del 6,3%, a 75,3 miliardi, il risultato operativo chiude in rosso per 5,9 miliardi e le consegne calano del 14,3%, a 1,89 milioni di veicoli. Sui 7,8 miliardi di oneri straordinari il colpo più pesante arriva dalla svalutazione da 6,4 miliardi di euro iscritta su Porsche, una rettifica dell’avviamento resa necessaria dalla revisione al ribasso delle previsioni di lungo periodo del marchio premium, che ha ridotto le attese sui volumi.
Nel quadro generale entrano anche il mercato cinese e i dazi americani. Nei primi nove mesi le vendite in Cina sono calate di circa il 35% rispetto al 2025, mentre le tariffe introdotte dagli Stati Uniti sono costate al gruppo circa 2,1 miliardi di euro di risultato operativo. Il risultato netto dei nove mesi è negativo per 2,72 miliardi, contro un utile di 3,4 miliardi nello stesso periodo dell’anno precedente, mentre la liquidità netta della divisione automotive resta solida, intorno ai 33 miliardi.

“I risultati dei primi nove mesi evidenziano chiaramente che non possiamo permetterci di perdere altro tempo e dobbiamo agire rapidamente e con decisione”, ha dichiarato il direttore finanziario Arno Antlitz.
Un problema strutturale riguarda proprio le auto a batteria. Le elettriche pesano ormai per il 40% del portafoglio ordini del gruppo e la domanda cresce, in Germania anche grazie agli incentivi pubblici e ai prezzi elevati dei carburanti, ma i loro margini restano inferiori a quelli dei modelli a combustione, che invece perdono volumi. Il marchio Volkswagen Passenger Cars ha consegnato 2,24 milioni di veicoli nei primi nove mesi del 2026, l’1,7% in meno, con ricavi in calo del 2,9% a 61,95 miliardi e un risultato operativo sceso da 1,48 miliardi a 813 milioni.

Il margine operativo del marchio è così scivolato all’1,3%, dal 2,3% di un anno prima. L’hanno zavorrato le maggiori spese per il supporto alle vendite, un mix di prodotti meno favorevole e gli effetti straordinari della ristrutturazione, tra cui la cessione in programma dello stabilimento di Osnabrück e lo stop alla produzione della ID.4 a Chattanooga, negli Stati Uniti. Senza questi elementi il margine sarebbe stato del 2,6%.
Il piano per risparmiare
Per riequilibrare i conti il gruppo punta su un piano da circa 31 miliardi di euro: una gamma più asciutta, un’organizzazione snellita e fabbriche più efficienti. Il piano di ristrutturazione potrebbe comportare fino a 100.000 posti di lavoro in meno e la chiusura di quattro siti produttivi tedeschi, mentre Porsche ha avviato un proprio percorso di riduzione del personale. Il gruppo conferma comunque gli obiettivi per il 2026, con ricavi indicati intorno ai 315 miliardi di euro e un margine operativo che può arrivare all’1%.

Mentre la ID. Golf resta ferma, Volkswagen si affida ad altri modelli per tenere su le vendite. Il nuovo ID. Tiguan è arrivato da poco sul mercato, mentre la famiglia di compatte elettriche ha già messo insieme 150.000 ordini a poca distanza dal debutto: sono la ID. Polo, la ID. Cross, la Škoda Epiq e la CUPRA Raval, nate da uno sviluppo congiunto e assegnate a SEAT & CUPRA, che le costruirà negli stabilimenti di Martorell e Pamplona. Le sinergie stimate dal gruppo valgono circa 600 milioni di euro distribuiti sull’intero ciclo di vita dei modelli.
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