Anthropic ha depositato lunedì il modulo S-1 in vista della quotazione, attesa per la metà di novembre sul Nasdaq con il ticker ANT. Tra i fattori di rischio elencati nel documento ce n’è uno che, per ammissione della società stessa, rischia di pesare più degli altri: l’ambiente politico e regolatorio.

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Un deposito che parla chiaro sui rischi

Davanti agli investitori Anthropic mette nero su bianco minacce che vanno dallo scenario fantascientifico (un’AI senziente) al più banale dei problemi aziendali, la perdita dei dirigenti. Su tutte svetta la voce relativa a un quadro normativo e politico in evoluzione e incerto. I segnali, del resto, sono disseminati in tutto il documento: la parola scrutiny, cioè controllo, ricorre più di 30 volte, un livello di attenzione raro per il settore e paragonabile a quello riservato in passato al tabacco o ai social media.

Un altro passaggio riguarda le coperture assicurative: secondo la società l’intero comparto potrebbe non avere le competenze né la capacità di assicurarla in caso di incidente catastrofico legato all’AI. Sul piano dei numeri, il deposito racconta una crescita imponente accompagnata da perdite altrettanto imponenti: nel primo semestre 2026 Anthropic dichiara ricavi per oltre 16 miliardi di dollari e una perdita netta di 80 miliardi, con la quotazione delle azioni di Classe A prevista sul Nasdaq Global Select Market.

Il rischio di finire nel mirino

La parte più esplicita riguarda però la politica. Anthropic scrive di poter essere presa di mira in modo sproporzionato o selettivo proprio a causa delle sue posizioni sulla sicurezza dell’AI. Il documento non nomina il presidente né la sua amministrazione, ma il sottotesto è difficile da fraintendere: il ramo esecutivo ha già mostrato di voler creare difficoltà all’azienda. Le conseguenze elencate sono concrete: indagini, applicazione delle norme a geometria variabile rispetto ai concorrenti, un trattamento peggiore nelle gare pubbliche e nelle decisioni sui visti per il personale.

Tutto questo, si legge ancora, potrebbe condizionare quali modelli l’azienda rilascia, dove opera, quali clienti serve e se i partner commerciali scelgono di continuare a lavorare con lei. Anthropic riconosce di aver sostenuto gruppi politici e di essersi espressa sulla politica dell’AI, e prevede di continuare a farlo: un’attività di advocacy che, unita alle dichiarazioni dei dirigenti, potrebbe esporla a iniziative a cui rivali in situazione analoga non sarebbero soggetti.

Il problema politico peggiorerà prima di migliorare

Il calendario non aiuta. L’attuale Congresso a guida repubblicana non ha messo la propria volontà politica al servizio di limiti alle imprese dell’AI, né per la tecnologia che producono né per le risorse che consumano. Ma elettori di entrambi i partiti condividono largamente l’opposizione ai data center e la preoccupazione per i posti di lavoro che l’AI può sostituire. Con le elezioni di metà mandato dietro l’angolo e i nuovi eletti che giureranno a gennaio, la finestra di tranquillità si misura in poche settimane.

Il malcontento verso i data center è già entrato nelle campagne. Ad agosto, candidati democratici e repubblicani avevano speso insieme più di 35 milioni di dollari in spot contrari a queste strutture, e quasi l’8 per cento degli annunci video ne parlava, contro l’1 per cento di un anno prima. In Ohio la corsa al Senato è data in equilibrio, e la posizione sui data center potrebbe risultare decisiva: un memo interno del comitato senatoriale repubblicano avvertiva che Jon Husted rischiava di perdere il seggio proprio per la sua storia in materia, definendo i data center il peso che gli pende dal collo. Tra il 2017 e il 2024, periodo in cui Husted era vicegovernatore, lo stato ha concesso 2,5 miliardi di dollari di sgravi fiscali alle strutture.

Lo sfidante democratico Sherrod Brown ha costruito la campagna sull’opposizione ai data center, sostenendo che consumano terra e acqua e fanno salire le bollette elettriche, e ha definito l’avversario la faccia di un fenomeno da oltre 200 impianti nello stato. Un recente sondaggio rilevava che gli elettori credono, con uno scarto di 11 punti percentuali, che Brown gestirebbe meglio dello sfidante lo sviluppo di queste infrastrutture.

Altrove la frattura è meno netta ma non meno presente. In New Jersey i candidati di entrambi gli schieramenti si sono detti favorevoli a rallentare l’espansione degli impianti, almeno 80 nello stato. In Pennsylvania il governatore Josh Shapiro e la sfidante Stacy Garrity si accusano a vicenda di cambiare posizione sul tema, mentre i democratici propongono politiche che renderebbero le costruzioni più difficili e costose. In Texas James Talarico e Gina Hinojosa, candidati al Senato e alla carica di governatore, promettono di abrogare la legge firmata da Greg Abbott nel 2015 che garantisce 20 anni di sgravi ai data center iperscalabili; il programma di Talarico prevede anche l’obbligo di sistemi di raffreddamento a circuito chiuso e il potere per le comunità locali di respingere i progetti sul proprio territorio. I sondaggi gli danno un vantaggio stretto sull’avversario repubblicano, nonostante gli oltre 276 milioni di dollari spesi da Elon Musk in suo favore.

In Michigan Abdul El-Sayed propone di sospendere l’addestramento dei modelli e di istituire un’agenzia governativa di livello ministeriale con il compito di ispezionare i laboratori di AI, oltre a limiti alla costruzione di data center. Tra chi è già in carica, il senatore dell’Oregon Ron Wyden ha presentato un piano per togliere gli sgravi fiscali a queste strutture, mentre Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez sostengono una legge per una moratoria sullo sviluppo dei modelli stessi. I nuovi rappresentanti eletti a novembre si insedieranno a gennaio.