La NASA si prepara a cambiare approccio in vista del ritorno degli astronauti sulla Luna, con una missione che metterà alla prova tecnologie e procedure fondamentali per le future esplorazioni dello spazio profondo. Artemis III prevederà il lancio di tre veicoli spaziali a bordo di altrettanti razzi vettori pesanti, sviluppati da NASA, Blue Origin e SpaceX, nell’arco di un periodo relativamente breve. L’obbiettivo non sarà raggiungere direttamente la superficie lunare, ma verificare in orbita terrestre il funzionamento dei sistemi che dovranno essere utilizzati nelle successive missioni con equipaggio.
Il programma Artemis è stato rivisto all’inizio dell’anno, con il prossimo allunaggio rinviato al 2028. Artemis 3, inizialmente concepita per riportare gli astronauti sulla Luna dopo la conclusione del programma Apollo nel 1972, avrà quindi un compito diverso: collaudare i prototipi dei moduli lunari sviluppati da Blue Origin e SpaceX, preparando il terreno per le missioni successive. Stando al piano illustrato dalla NASA, il lancio è previsto nel 2027 e la missione dovrebbe durare complessivamente 14 giorni.
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Tre razzi, tre veicoli spaziali e una missione coordinata
La prima fase di Artemis III sarà affidata a Blue Origin, che lancerà il proprio razzo New Glenn con una versione di prova del lander lunare Blue Moon Mark 2. Il veicolo raggiungerà un’orbita terrestre bassa, a circa 440 chilometri dalla superficie del pianeta, dove resterà in attesa dell’arrivo della navicella Orion. Il prototipo potrà rimanere in orbita fino a 30 giorni, offrendo alla NASA una certa flessibilità nella pianificazione delle operazioni.
Pochi giorni dopo, una volta certificato che il lander sia in buone condizioni, sarà il turno della NASA, che lancerà il razzo Space Launch System (SLS) con a bordo la capsula Orion; la navicella trasporterà quattro astronauti: Randy Bresnik, Frank Rubio e Andre Douglas della NASA, insieme a Luca Parmitano dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).
Dopo il lancio, Orion effettuerà una serie di manovre per raggiungere un’orbita circolare a circa 550 chilometri di altitudine, preparandosi al rendezvous con Blue Moon Mark 2. Nei primi giorni della missione, l’equipaggio verificherà i sistemi della capsula e le procedure necessarie per avvicinarsi al lander e completare le operazioni di attracco.
Una volta collegate le due navicelle, gli astronauti trascorreranno circa due giorni a bordo del prototipo di Blue Origin. Apriranno il portello per accedere alla cabina e verificheranno l’abitabilità del veicolo, la capacità di mantenere un’atmosfera adeguata e il funzionamento dei sistemi di supporto vitale, oltre a software, comandi e sistemi di controllo del volo. Si tratta di prove importanti perché permetteranno di valutare in condizioni reali tecnologie destinate alle future missioni lunari, anziché limitarsi ai test effettuati a terra.
Completate le verifiche, l’equipaggio tornerà su Orion e la navicella si sgancerà dal lander, riposizionandosi per la fase successiva; a quel punto entrerà in gioco SpaceX, che lancerà dalla Florida un prototipo di Starship versione 3, dotato di un sistema di attracco aggiuntivo installato nella parte anteriore del veicolo.
Il secondo rendezvous sarà più breve rispetto a quello con Blue Moon Mark 2 e dovrebbe durare circa due ore. Gli astronauti non entreranno a bordo di Starship, l’obbiettivo sarà verificare il comportamento delle due navicelle durante l’avvicinamento, l’attracco e il successivo sgancio. NASA e SpaceX analizzeranno in particolare il funzionamento dei sistemi di controllo, delle comunicazioni e del software integrato, oltre alle dinamiche delle operazioni di collegamento nello spazio.
La possibilità di provare due differenti architetture di attracco durante la stessa missione rappresenta uno degli aspetti centrali di Artemis III. Orion dovrà infatti interagire con due moduli commerciali progettati in modo diverso, consentendo alla NASA di raccogliere dati utili per le future missioni con equipaggio.
Gli altri test e le incognite sulla data di lancio
Le attività non si concluderanno con le dimostrazioni di attracco, dopo il test con Starship, Orion e il suo equipaggio potranno trascorrere fino a cinque giorni aggiuntivi in orbita, durante i quali la NASA prevede di svolgere ulteriori verifiche in vista delle missioni successive. Tra queste rientrano i test delle tute Orion Crew Survival System, progettate per proteggere gli astronauti durante le missioni nello spazio profondo, oltre a valutazioni dei sensori di attracco, misurazioni acustiche e termiche e studi sui fattori umani.
La missione includerà anche esperimenti scientifici e tecnologici, l’equipaggio raccoglierà dati sull’ambiente della navicella, effettuerà osservazioni della Terra e del Sole e parteciperà a uno studio per valutare come gli astronauti potrebbero controllare il proprio stato di salute quando non sono in grado di comunicare direttamente con il centro di controllo. Sono inoltre previsti un esperimento di biologia cellulare e attività legate alla gestione dei campioni lunari, con l’obbiettivo di preparare le procedure necessarie per il loro trasporto e la loro conservazione dopo il rientro sulla Terra.
Al termine delle operazioni, Orion avvierà il viaggio di ritorno e ammarerà nell’Oceano Pacifico, al largo della California, dove l’equipaggio e la navicella saranno recuperati dalla NASA e dalla marina degli Stati Uniti.
A complicare la pianificazione c’è anche la situazione della piattaforma di lancio New Glenn: a maggio è esplosa durante un test e Blue Origin sta già lavorando per renderla nuovamente utilizzabile entro la fine dell’anno. Il ripristino della struttura rappresenta quindi un altro elemento da considerare nella preparazione della missione.
Resta tuttavia da definire quando Artemis III potrà partire esattamente. Il piano ufficiale indica il 2027 come anno di lancio, ma secondo quanto riportato il mese scorso da NASA Watch, l’amministratore dell’agenzia Jared Isaacman avrebbe comunicato internamente un ritardo di tre mesi rispetto alla tabella di marcia. Nello scenario più favorevole, Artemis III potrebbe quindi partire nell’estate del 2027, lasciando alla NASA due opportunità per tentare l’allunaggio con Artemis IV nel 2028.
In ogni caso, la missione avrà un ruolo determinante nella preparazione del ritorno umano sulla Luna. Prima di tentare un nuovo allunaggio, la NASA vuole dimostrare che Orion è in grado di operare con i moduli commerciali e che le procedure di rendezvous e attracco funzionano in condizioni reali. I dati raccolti serviranno a ridurre i rischi delle missioni successive e a preparare gli astronauti alle operazioni che li porteranno nuovamente sulla superficie lunare.
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