La US Space Force vuole ampliare le infrastrutture spaziali statunitensi con un terzo spazioporto in grado di gestire il lancio di razzi pesanti e superpesanti, l’obbiettivo è rendere la nuova struttura operativa entro il 2030, così da alleggerire il carico di lavoro delle due principali aree di lancio del Paese, situate in Florida e California. Il progetto, tuttavia, è ancora nelle fasi iniziali: il Pentagono non ha stabilito dove costruire la nuova base né quale modello utilizzare per acquistare il terreno necessario.
La questione è diventata una priorità per i vertici militari, anche in considerazione della crescita prevista del numero di lanci orbitali nei prossimi anni. A rendere più complicata la pianificazione sono i numerosi fattori da valutare, dalla sicurezza alle caratteristiche delle orbite, passando per l’accesso alle risorse e l’impatto sulle comunità che vivono nelle vicinanze. Tra le ipotesi sul tavolo figurano una nuova installazione federale, un partenariato pubblico-privato oppure l’utilizzo di terreni statali e commerciali.
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Un terzo spazioporto per alleggerire il carico di lavoro delle basi esistenti
La ricerca di un nuovo sito di lancio è stata anticipata a maggio dal Segretario dell’Aeronautica statunitense, Troy Meink. Durante un’audizione davanti alla Commissione per i Servizi Armati della Camera, il funzionario ha spiegato che uno studio commissionato dal Congresso sulle infrastrutture di lancio della Space Force aveva evidenziato la necessità di un ulteriore sito capace di gestire razzi pesanti e superpesanti.
Un altro passaggio importante è arrivato ad agosto, quando l’amministrazione Trump ha pubblicato una politica sui trasporti spaziali che promuove l’espansione delle strutture dedicate al lancio e al rientro di veicoli spaziali per missioni commerciali e militari.
La scorsa settimana, il tenente generale Philip Garrant, responsabile dello Space System Command e dell’approvvigionamento dei servizi di lancio per le forze armate, ha ribadito la necessità di arrivare a una nuova infrastruttura entro la fine del decennio; la scadenza del 2030 rappresenta però, almeno per il momento, un obbiettivo auspicato più che una data garantita.
Garrant ha sottolineato come realizzare uno spazioporto sia un’impresa tutt’altro che semplice, oltre alla scelta delle orbite e alla sicurezza delle operazioni, occorre considerare la disponibilità delle risorse necessarie e la presenza di centri abitati nelle vicinanze. Il generale ha paragonato la complessità del progetto a quella di un aeroporto, precisando però che le attività di lancio comportano livelli di rumore ancora maggiori.
Le ragioni alla base dell’espansione sono legate innanzitutto all’aumento dei lanci, nel corso dell’anno precedente sono stati effettuati 175 tentativi di lancio orbitale dalle strutture di Cape Canaveral e del Kennedy Space Center, in Florida, e dalla Vandenberg Space Force Base in California.
Le previsioni della Space Force indicano inoltre che, entro il 2036, le infrastrutture di lancio statunitensi dovranno essere in grado di sostenere complessivamente 700 lanci all’anno; si tratta di un incremento considerevole rispetto ai volumi attuali, che rende necessario pianificare per tempo nuove capacità operative.
Un terzo spazioporto contribuirebbe a distribuire meglio le attività, riducendo la pressione sulle basi esistenti, dove la disponibilità di spazi rappresenta già un limite. C’è poi un secondo vantaggio, definito dai vertici militari come resilienza geografica: disporre di un ulteriore sito permetterebbe di ridurre la dipendenza da Florida e California, limitando le conseguenze di un eventuale disastro naturale o di un attacco militare che rendesse temporaneamente inutilizzabile una delle due aree.
Dove potrebbe sorgere la nuova base: il Pentagono valuta diverse opzioni
Al momento, la principale incognita riguarda proprio la sede scelta. Non esiste ancora un piano definitivo per avviare la costruzione, né è stata stabilita una tempistica per le decisioni necessarie. Garrant ha spiegato che sarà fondamentale collaborare con le amministrazioni locali e statali, ma ha anche riconosciuto che le scadenze non sono ancora definite.
Gli Stati Uniti dispongono già di altre strutture che potrebbero offrire spunti per valutare le alternative. Il governo federale gestisce il Wallops Flight Facility della NASA, in Virginia, utilizzato per test di razzi suborbitali e lanci di satelliti di piccole e medie dimensioni. In Alaska, invece, il Pacific Spaceport Complex è di proprietà statale e consente di effettuare lanci da una struttura non direttamente gestita dal governo federale.
Questi siti, tuttavia, non equivalgono necessariamente a una soluzione già pronta per soddisfare le esigenze della Space Force, che cerca una struttura capace di supportare razzi pesanti e superpesanti; per questo motivo, il Pentagono sta valutando anche la possibilità di coinvolgere operatori privati.
Tra le ipotesi considerate c’è, per esempio, quella di utilizzare terreni appartenenti a una base di lancio commerciale, attraverso un accordo di affitto o una forma di collaborazione pubblico-privata. Un caso citato nella discussione è il progetto di SpaceX per realizzare un ampio spazioporto nel sud della Louisiana.
Interpellato sulla possibilità di ricorrere a una soluzione di questo tipo, Garrant ha confermato che nessuna delle opzioni sarà esclusa; la Space Force sta prendendo in considerazione partenariati pubblico-privato, nuove installazioni federali, terreni statali e aree commerciali, valutando per ciascuna alternativa vantaggi e svantaggi.
La scelta dovrà quindi tenere conto non soltanto della disponibilità dei terreni, ma anche della compatibilità con le operazioni militari, delle esigenze di sicurezza e dei rapporti con le comunità interessate. Sono aspetti che potrebbero incidere sensibilmente sui tempi del progetto, soprattutto considerando che il traguardo del 2030 lascia ormai pochi anni per individuare la sede, definire gli accordi e realizzare l’infrastruttura.
Per il momento, dunque, la Space Force punta a rendere operativo il terzo spazioporto entro il 2030, ma deve ancora decidere dove costruirlo e come acquisire l’area necessaria. La scelta tra una struttura pubblica, una collaborazione con il settore privato o l’impiego di terreni già disponibili sarà uno dei passaggi decisivi per capire se la scadenza indicata dai vertici militari potrà essere rispettata.
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