Un nuovo anello intelligente promette di raccontare molto sul corpo di chi lo indossa, e di farlo per quasi due settimane senza ricarica. Si tratta dell’Ultrahuman Ring Pro, in Italia a 499 euro: secondo i primi test indipendenti, l’autonomia e il monitoraggio di sonno e recupero sono i suoi punti forti, mentre il fitness tracking mostra qualche crepa.

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Batteria da record e custodia inclusa

L’autonomia resta il pregio più evidente. Nella recensione di T3, dopo quasi nove giorni di utilizzo in Chill Mode, la modalità a risparmio energetico, l’anello conservava ancora il 53% della carica. Passando alla più esigente Turbo Mode, la durata stimata superava comunque i dodici giorni, un dato che rende credibile l’autonomia dichiarata di 15 giorni, almeno in condizioni favorevoli. Lo conferma anche il test indipendente di Engadget, dove il dispositivo ha mantenuto carica dopo dieci giorni nella modalità più impegnativa, circa tre volte tanto rispetto ai principali concorrenti.

Come termine di paragone, l’Oura Ring 5 si è fermato intorno ai sei giorni con il monitoraggio SpO₂ attivo, in un test di due mesi condotto da Wareable: la differenza è netta e va a favore dell’anello Ultrahuman. A rendere il quadro ancora più comodo c’è la custodia di ricarica inclusa, una novità assoluta per l’azienda, che aggiunge fino a 45 giorni di autonomia supplementare. L’anello si aggancia magneticamente tramite il sistema UltraSnap, progettato per limitare il calore durante la ricarica.

Metriche abbondanti, ma non tutte comprensibili

Sul fronte dei dati raccolti il Ring Pro non si risparmia. Oltre ai parametri standard come frequenza cardiaca a riposo, HRV, temperatura della pelle e fasi del sonno, offre funzioni specializzate come Ultra Age per il calcolo dell’età biologica, Pulse Age per valutare il flusso sanguigno e Brain Waste Clearance per stimare il recupero cognitivo durante il riposo notturno. T3 apprezza la ricchezza dell’offerta, ma critica alcune metriche perché difficili da interpretare e di scarso valore pratico, con il rischio che un eccesso di numeri confonda più di quanto aiuti.

A dare ordine ai dati ci pensa Jade, l’assistente di biointelligence che permette di interrogare i propri parametri con domande in linguaggio naturale e di incrociarli con altri servizi dell’ecosistema, come Blood Vision e il sensore M1 CGM. Sul fronte dei costi le funzioni di base e l’accesso ai propri dati non richiedono abbonamento. Restano opzionali i PowerPlugs, moduli software dedicati a obiettivi specifici come il monitoraggio cardiaco, il ciclo e l’ovulazione, la salute respiratoria e l’analisi legata all’emicrania, oltre alla versione a pagamento Jade Pro. Secondo T3, chi si abbona a diversi add-on potrebbe però arrivare a spendere più di quanto costerebbe un abbonamento Oura.

Fitness tracking incerto e design più ingombrante

Il rilevamento automatico delle attività sembra essere il punto debole. Nei test di T3 diverse camminate non sono state riconosciute affatto o sono state tracciate in modo inaffidabile, con attività a volte arrotondate a blocchi di cinque minuti; su questo terreno l’Oura Ring 5 viene indicato come l’opzione migliore.

Anche il design fa discutere. Con uno spessore di 2,65 mm e un peso tra 3,3 e 4,8 grammi, il Ring Pro è più pesante e voluminoso del Ring Air e, secondo la recensione, appare più massiccio accanto all’Oura Ring 5. La qualità costruttiva del corpo in titanio riceve invece elogi, e rispetto ai modelli precedenti l’anello resiste meglio ai graffi. Come il Ring Air, è disponibile nelle taglie dalla 5 alla 14 ed è impermeabile fino a 100 metri.

Sotto la scocca c’è un salto tecnico importante: un chip dual-core con machine learning integrato e ben 250 giorni di memoria interna, contro i soli quattro giorni di archiviazione del chip single-core del Ring Air. Il dispositivo include inoltre la tecnologia ProRelease, che consente di tagliare l’anello in caso di gonfiore o infortunio al dito.

Prezzo, finanziamenti e il brevetto Oura

Il Ring Pro è acquistabile direttamente da Ultrahuman a 499 euro (oltre a £429, $479 e AU$769), con spedizioni previste dal 15 settembre. Una cifra che, secondo Tech Advisor, resta il problema principale: l’esperienza hardware e software è ottima, ma il prezzo elevato e una concorrenza agguerrita, con o senza abbonamento, possono offrire qualità più allettanti per alcuni utenti.

Il contesto aziendale aiuta a capire la genesi del prodotto. Il 3 settembre 2026 Ultrahuman ha annunciato un round di finanziamento da 70 milioni di dollari (65 in equity e 5 in debito), guidato da Qualcomm Ventures con la partecipazione di Labcorp, Alpha Wave e altri investitori. Secondo TechCrunch, la valutazione ha raggiunto i 365 milioni di dollari. Il Ring Pro nasce anche per aggirare un brevetto Oura che aveva portato al blocco delle vendite del Ring Air negli Stati Uniti, e perché l’azienda aveva esaurito le possibilità di miglioramento del modello precedente, rendendo necessario un deciso aumento della potenza di calcolo.