Un nuovo fronte si apre tra Washington e Cupertino, e questa volta al centro della polemica ci sono i chip di memoria. Secondo quanto riportato da diverse fonti, Apple starebbe cercando il modo di eludere le restrizioni statunitensi per acquistare componenti DRAM da produttori cinesi, ma diversi parlamentari americani si sono già mossi per bloccare qualsiasi tentativo in questa direzione.
A guidare la protesta sono John Moolenaar, presidente della House China Committee, e Brian Mast, a capo della House Foreign Affairs Committee. Entrambi hanno inviato una richiesta formale all’amministrazione Trump affinché venga impedito a qualsiasi azienda americana, Apple compresa, di rifornirsi di semiconduttori prodotti in Cina.
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Chi sono i fornitori sotto accusa
Le indiscrezioni parlano di trattative in corso tra Apple e ChangXin Memory Technologies (CXMT), colosso cinese specializzato in memorie, che fornirebbe componenti destinati ai dispositivi venduti sul mercato cinese. Nell’elenco dei possibili partner figura anche Yangtze Memory Technologies Co. (YMTC), altra realtà industriale che potrebbe entrare nella catena di fornitura di Cupertino.
C’è però un dettaglio che complica tutto: qualsiasi accordo di questo tipo dovrebbe passare attraverso l’approvazione di permessi specifici rilasciati dal governo statunitense, un ostacolo burocratico non da poco che rende l’operazione tutt’altro che scontata.
Il nodo della sicurezza nazionale
Per Moolenaar e Mast, permettere alle aziende americane di rivolgersi a fornitori cinesi per parte del proprio approvvigionamento di memorie sarebbe un “grave errore”. La motivazione? Queste società avrebbero legami documentati con l’apparato militare cinese, e il loro coinvolgimento nella filiera produttiva statunitense rappresenterebbe una minaccia concreta per la sicurezza nazionale.
Non si tratta di un’accusa nuova. Le agenzie di difesa e intelligence americane hanno già inserito CXMT nella lista delle aziende considerate legate all’esercito cinese e operanti sul suolo statunitense. La vicenda ha radici che affondano nel 2023, quando Mike Gallagher, allora presidente del Select Committee on the Chinese Communist Party, insieme al collega Michael McCaul, chiese formalmente al Segretario al Commercio di inserire CXMT nella famigerata Entity List, la lista nera che impone restrizioni commerciali severe alle aziende considerate rischiose per la sicurezza degli Stati Uniti.

L’ombra della guerra dei chip tra USA e Cina
Quella richiesta non arrivò per caso. Poco prima, il governo cinese aveva vietato l’utilizzo delle apparecchiature Micron nei progetti infrastrutturali considerati strategici per il paese. La Cyberspace Administration of China (CAC) aveva giustificato la decisione sostenendo che una revisione approfondita avesse rilevato seri rischi per la sicurezza della rete, capaci di minacciare la catena di fornitura IT critica del paese.
Una mossa che molti hanno interpretato come una ritorsione diretta contro le pressioni americane sul settore dei semiconduttori, e che dimostra quanto la partita dei chip sia diventata terreno di scontro geopolitico prima ancora che industriale.
Non è nemmeno la prima volta che Apple si trova sotto i riflettori per questo tipo di scelte. Già nel 2022, alcuni senatori statunitensi avevano criticato duramente l’azienda di Cupertino per i suoi tentativi di rivolgersi a fornitori cinesi per l’approvvigionamento di componenti chiave.
Perché Apple guarda alla Cina
Dietro questa strategia c’è una logica puramente economica. L’aumento generalizzato dei prezzi dei chip di memoria ha spinto Apple a cercare alternative più convenienti, e i produttori cinesi rappresentano oggi l’opzione più accessibile sul mercato.
Secondo un’analisi della società di ricerca Omdia, i prezzi delle memorie potrebbero iniziare a scendere nella seconda metà del 2027, ma difficilmente torneranno ai livelli registrati prima del 2025. Questo scenario spiega perché Cupertino stia valutando ogni strada possibile per contenere i costi, anche a rischio di scontrarsi con Washington.
Cosa succede ora?
La palla passa ora all’amministrazione Trump, che dovrà decidere se cedere alle pressioni bipartisan del Congresso e vietare formalmente l’acquisto di chip cinesi da parte delle aziende americane, oppure lasciare aperta una porta che permetterebbe ad Apple di continuare le trattative con CXMT e YMTC.
Una cosa è certa: la questione dei semiconduttori resta uno dei terreni più delicati nei rapporti tra Stati Uniti e Cina, e le prossime settimane potrebbero rivelarsi decisive per capire quale direzione prenderà davvero Apple nella sua strategia di approvvigionamento globale.
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