Gli oggetti interstellari rappresentano ancora oggi una rarità assoluta per gli astronomi e, proprio per questo motivo, ogni nuova scoperta viene accolta con enorme interesse dalla comunità scientifica. Dopo i celebri 1I/’Oumuamua e 2I/Borisov, è ora la volta di 3I/ATLAS, la terza visitatrice confermata proveniente da un altro sistema stellare, che nelle ultime settimane sta offrendo agli studiosi un’opportunità senza precedenti per comprendere meglio la composizione e l’origine di corpi celesti formatisi ben oltre i confini del Sistema Solare.

Un nuovo studio, basato sulle osservazioni effettuate con il Very Large Telescope (VLT) dell’Osservaotiro Europeo Australe in Cile e pubblicato sulla rivista Nature, suggerisce infatti che questa antichissima cometa potrebbe essersi formata attorno a una stella estremamente antica, arrivando ad avere un’età stimata fino a 12 miliardi di anni.

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Le analisi di 3I/ATLAS raccontano una storia molto più antica del Sistema Solare

La particolare luminosità di 3I/ATLAS ha permesso ai ricercatori di analizzare con un livello di dettaglio finora impossibile per gli altri oggetti interstellari osservati, il team internazionale guidato da Cyrielle Opitom ha studiato la nube di gas che circonda la cometa, concentrandosi in particolare sul rapporto tra gli isotopi di carbonio e azoto presenti nelle molecole di cianuro, considerate un indicatore particolarmente affidabile dell’ambiente in cui un corpo celeste si è formato.

I risultati mostrano differenze significative rispetto alle comete appartenenti al nostro Sistema Solare, gli astronomi hanno rilevato una maggiore abbondanza dell’isotopo carbonio-13, mentre il rapporto tra gli isotopi dell’azoto indica che la cometa avrebbe avuto origine nelle regioni più esterne del proprio sistema planetario, molto lontano dalla stessa madre.

Secondo gli autori dello studio, questi dati suggeriscono che 3I/ATLAS si sia formata attorno a una stella povera di metalli, una tipologia di stelle considerate tra le più antiche dell’universo; se questa interpretazione dovesse essere confermata, la cometa rappresenterebbe un autentico fossile cosmico, capace di conservare informazioni risalenti alle prime fasi della formazione delle stelle e dei sistemi planetari.

Si tratta di un risultato particolarmente importante anche perché, fino a oggi, gli astronomi avevano avuto poche occasioni per studiare oggetti provenienti da altri sistemi stellari. Il primo caso, 1I/’Oumuamua, scoperto nel 2017, aveva attirato enorme attenzione ma non mostrava emissioni gassose sufficienti per analisi chimiche approfondite; due anni più tardi arrivò 2I/Borisov, identificata come una vera cometa interstellare, ma la sua luminosità limitata rese molto più complicato ottenere misurazioni dettagliate della sua composizione.

Con 3I/ATLAS invece, la situazione è decisamente diversa. La brillante atmosfera gassosa che avvolge il corpo celeste sta consentendo agli astronomi di raccogliere dati preziosi sulla sua composizione chimica e, di conseguenza, sul sistema stellare da cui proviene. Poiché le comete conservano materiale rimasto sostanzialmente inalterato fin dalla loro formazione, rappresentano una sorta di archivio naturale della storia del proprio sistema d’origine.

Naturalmente il tempo a disposizione non è infinito, mentre 3I/ATLAS prosegue il proprio viaggio attraverso il nostro vicinato cosmico, la sua luminosità diminuirà progressivamente, rendendo sempre più difficili nuove osservazioni. Una volta completato il passaggio, la cometa lascerà definitivamente il Sistema Solare per continuare il proprio percorso nello spazio interstellare.

Gli astronomi guardano già al futuro con grande interesse, strumenti di nuova generazione, come l’Extremely Large Telescope (ELT) attualmente in costruzione dall’Osservatorio Europeo Australe, dovrebbe infatti consentire di individuare e studiare oggetti interstellari ancora più deboli, ampliando notevolmente le possibilità di comprendere come si siano formati i sistemi planetari nella nostra galassia.