C’è una soglia simbolica che nessun essere umano aveva mai varcato, e che da venerdì 12 giugno 2026 ha un nome e un volto. Elon Musk è diventato il primo trilionario al mondo, termine che negli Stati Uniti è riservato a chi possiede un patrimonio di mille miliardi di dollari. Il traguardo è arrivato grazie alla quotazione in borsa di SpaceX, la più grande offerta pubblica iniziale della storia.
I numeri raccontano l’impresa meglio di qualsiasi commento. Secondo quanto riportato da Bloomberg e ripreso da TechCrunch, prima del debutto Musk possedeva azioni della società spaziale per un valore di circa 800 miliardi di dollari, con il titolo prezzato a 135 dollari per azione. A questo si aggiunge la sua partecipazione in Tesla e, soprattutto, l’immediato balzo del titolo SpaceX nelle prime contrattazioni di venerdì, che ha spinto l’azione fino a circa 150 dollari, l’11% in più rispetto al prezzo di collocamento. La somma di tutto questo ha portato la ricchezza sulla carta del magnate oltre la soglia dei mille miliardi.
Breaking News: Elon Musk became the world’s first trillionaire as SpaceX shares soared above $150 on its first day of trading. https://t.co/bq5ARi7rgB
— The New York Times (@nytimes) June 12, 2026
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La più grande quotazione di sempre
L’operazione che ha incoronato Musk non è soltanto un record personale, ma un evento che ridefinisce la storia della finanza tecnologica. SpaceX ha raccolto cifre senza precedenti, con stime che parlano di un’offerta capace di superare qualsiasi precedente collocamento in borsa, e una valutazione che secondo gli analisti di Morningstar arriverebbe a circa 94 volte il fatturato. Per dare un metro di paragone, Meta al momento della sua quotazione valeva 22 volte i ricavi e Amazon 18 volte. È un moltiplicatore che racconta quanto gli investitori siano disposti a scommettere sul futuro dell’azienda, più che sul suo presente.
— Elon Musk (@elonmusk) June 12, 2026
Lo stesso Musk, che ha contribuito a suonare la campanella di apertura del Nasdaq dal Texas, ha commentato con una punta di incredulità, ricordando come una piccola azienda nata in un magazzino di El Segundo si ritrovi oggi protagonista della più grande quotazione mai realizzata. Dietro l’entusiasmo, però, ci sono anche i conti da far quadrare. Tra l’inizio del 2025 e il 31 marzo 2026 SpaceX ha registrato perdite per 8,7 miliardi di dollari, e la divisione che include l’intelligenza artificiale e il social X ha chiuso il 2025 con una perdita operativa di oltre 6 miliardi. La valutazione, insomma, guarda molto più a quello che l’azienda promette di diventare che a ciò che è oggi.
Va detto che, pur aprendo le porte agli azionisti pubblici, Musk manterrà un controllo pressoché assoluto sulla società. Possiede oltre l’80% del controllo di voto, pur detenendo meno del 50% delle azioni, può scegliere personalmente il consiglio di amministrazione e ha strutturato l’azienda in modo da limitare fortemente qualsiasi contestazione legale. In altre parole, la quotazione gli porta capitali freschi senza fargli perdere le redini della sua azienda.
Un primato che divide
L’ascesa di Musk al rango di prima persona da un trilione di dollari arriva in un momento in cui la sua figura è insieme più potente e più discussa che mai. Le sue aziende spaziano dai razzi ai satelliti Starlink, dall’automotive alla robotica con Tesla, fino all’intelligenza artificiale con xAI e ai progetti più visionari come Neuralink e The Boring Company. Una concentrazione di interessi e di influenza che non ha precedenti in una sola persona.
Per capire la portata di questa cifra può aiutare un confronto. Un patrimonio da mille miliardi di dollari, secondo i calcoli di Bloomberg, vale circa il doppio della somma dei patrimoni di Jeff Bezos e Bernard Arnault messi insieme, e si avvicina al prodotto interno lordo annuale di interi Paesi. Eppure lo stesso Musk ha più volte dichiarato che la ricchezza personale gli interessa meno del potere e dell’influenza, due elementi destinati a crescere ancora con il salire delle valutazioni delle sue imprese.
La quotazione di SpaceX precede di qualche mese altri attesi debutti in borsa, in particolare quelli dei due colossi dell’intelligenza artificiale Anthropic, recentemente sotto i riflettori per i problemi legati a Fable 5) e OpenAI, entrambi reduci dal deposito riservato dei documenti presso le autorità di vigilanza statunitensi. Il 2026 si conferma così l’anno in cui il denaro investito nella tecnologia di frontiera raggiunge dimensioni mai viste, con Musk nella posizione di primo e simbolico vincitore di questa corsa. Resta da capire se le promesse, dai data center orbitali alla colonizzazione di Marte, sapranno un giorno giustificare cifre che oggi appartengono più al sogno che ai bilanci.
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