La NASA ha compiuto un nuovo e importante passo avanti nel percorso che dovrebbe riportare l’essere umano sulla Luna e, più in generale, preparare il terreno per le future missioni verso Marte. L’agenzia spaziale statunitense ha infatti annunciato i membri dell’equipaggio Artemis III, una missione particolarmente delicata che nel 2027 dovrà testare una serie di tecnologie e procedure fondamentali per le successive fasi del programma Artemis.
La notizia assume un significato speciale per l’Europa e per l’Italia: tra i quattro astronauti selezionati figura infatti Luca Parmitano, che ricoprirà il ruolo di pilota della missione; si tratta della prima volta in assoluto che un astronauta dell’ESA viene assegnato a una missione Artemis, un riconoscimento che sottolinea ulteriormente il ruolo sempre più centrale dell’Europa nel programma di esplorazione lunare guidato dalla NASA.
L’annuncio arriva a poche settimane dal completamento di Artemis II, la missione che ha riportato degli astronauti nelle vicinanze della Luna per la prima volta dai tempi del programma Apollo. Forte di questo successo, la NASA sta ora accelerando i preparativi per una nuova fase dell’esplorazione spaziale umana, caratterizzata da una collaborazione sempre più stretta tra agenzie internazionali e aziende private.
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Artemis III sarà il banco di prova delle future missioni lunari
Nonostante il nome possa suggerire il contrario, Artemis III non sarà la missione che porterà immediatamente gli astronauti sulla superficie lunare, i piani della NASA sono stati infatti modificati rispetto alle prime versioni del programma e il volo previsto per il 2027 avrà il compito di verificare sul campo una serie di sistemi che saranno poi utilizzati durante Artemis IV, attualmente programmata per il 2028 e destinata a diventare la prima missione con equipaggio diretta verso il Polo Sud della Luna.
Durante Artemis III, il gigantesco razzo SLS (Space Launch System) lancerà la capsula Orion con il suo equipaggio in orbita terrestre bassa; una volta completate le verifiche iniziali, inizierà la parte più complessa della missione: gli astronauti dovranno effettuare operazioni di rendezvous e attracco con i futuri veicoli destinati agli allunaggi.
Per la prima volta, Orion dovrà infatti interagire con le versioni di prova dei sistemi sviluppati da Blue Origin e SpaceX. La NASA punta a verificare che tutte le componenti coinvolte possano comunicare correttamente tra loro e operare come un unico sistema integrato, un aspetto essenziale in vista delle future missioni lunari.
La missione richiederà una spettacolare sequenza di lanci ravvicinati e il coordinamento di alcuni tra i razzi più potenti mai costruiti, secondo la stessa NASA si tratterà di una delle operazioni logistiche più complesse mai affrontate nell’ambito dell’esplorazione spaziale moderna.
Chi sono gli astronauti scelti dalla NASA
A guidare la missione sarà l’astronauta della NASA Randy Bresnik, veterano di due precedenti missioni spaziali e figura molto conosciuta all’interno dell’agenzia. Bresnik ha volato sia a bordo dello Space Shuttle Atlantis sia sulla Stazione Spaziale Internazionale e negli ultimi anni ha supervisionato lo sviluppo di numerosi sistemi destinati proprio al programma Artemis.
Il ruolo di pilota è stato affidato invece a Luca Parmitano, per l’astronauta italiano si tratterà della terza missione nello spazio dopo le lunghe permanenze sulla Stazione Spaziale Internazionale del 2013 e del 2019. Nel corso della sua carriera Parmitano ha accumulato oltre 360 giorni in orbita e nel 2019 è diventato il primo italiano a comandare la ISS, un risultato che lo ha reso una delle figure europee più autorevoli nel settore del volo spaziale umano.
Completano l’equipaggio gli astronauti NASA Andre Douglas e Frank Rubio. Douglas rappresenta la nuova generazione di astronauti americani, selezionato nel 2021 ha già partecipato come membro di supporto alla preparazione di Artemis II, e Artemis II rappresenterà il suo primo viaggio nello spazio. Il suo curriculum include attività di ricerca e sviluppo presso il John Hopkins University Applied Physycs Laboratory e numerose esperienze nell’ambito dei sistemi autonomi e dell’esplorazione spaziale.
Frank Rubio invece, è entrato nella storia nel 2023 stabilendo il record statunitense di permanenza consecutiva nello spazio grazie a una missione durata 371 giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Medico e ufficiale dell’esercito americano, porta nel programma Artemis una notevole esperienza operativa maturata durante uno dei soggiorni più lunghi mai effettuati da un astronauta americano.
Come membro di riserva è stato infine selezionato Bob Hines, che seguirà tutte le attività di addestramento e potrà sostituire qualsiasi membro dell’equipaggio principale in caso di necessità.
L’Europa conquista un ruolo sempre più centrale
La presenza di Parmitano non rappresenta soltanto un importante traguardo personale, l’assegnazione di un astronauta europeo a una missione Artemis viene infatti considerata un riconoscimento del contributo tecnologico fornito dall’ESA all’intero programma.
L’agenzia spaziale europea è infatti responsabile del Modulo di Servizio Europeo (European Service Module), la sezione della capsula Orion che fornisce energia elettrica, propulsione, controllo termico e supporto vitale agli astronauti; in pratica, senza questo elemento sviluppato in Europa, Orion non potrebbe operare nello spazio profondo.
Il direttore generale dell’ESA, Josef Aschbacher, ha evidenziato come la scelta di Parmitano rifletta la fiducia della NASA nelle competenze maturate dagli astronauti europei e confermi il ruolo strategico del continente nelle future missioni di esplorazione.
I preparativi per il lancio sono già in corso
Parallelamente all’annuncio dell’equipaggio, la NASA ha fornito un aggiornamento sullo stato di avanzamento dei lavori. Nei prossimi mesi verrà completata l’integrazione tra il modulo equipaggio e il modulo di servizio Orion, mentre proseguono i test sullo scudo termico che dovrà proteggere la capsula durante il rientro in atmosfera.
Anche il gigantesco Space Launch System continua a prendere forma, i tecnici stanno completando l’integrazione dello stadio centrale e si preparano all’installazione dei quattro motori RS-25, ereditati e aggiornati dal programma Space Shuttle. Nel frattempo, tutti i segmenti del booster a propellente solido sono già arrivati al Kennedy Space Center.
Sul fronte dei partner commerciali, sia Blue Origin che SpaceX stanno lavorando intensamente ai rispettivi lander lunari, il piano attuale prevede che il velivolo Blue Moon venga lanciato per primo e attenda Orion in orbita; dopo una fase di test e verifiche, sarà invece la volta della versione lunare di Starship, che dovrà dimostrare a sua volta le proprie capacità di attracco e integrazione con la capsula della NASA.
Se tutto procederà secondo i piani, l’equipaggio trascorrerà circa due settimane nello spazio, effettuando una lunga serie di operazioni che consentiranno all’agenzia di validare tecnologie e procedure essenziali per il ritorno dell’uomo sulla Luna.
Artemis III non sarà dunque ricordata come la missione che riporterà immediatamente gli astronauti sul suolo lunare, ma potrebbe rivelarsi una delle tappe più importanti dell’intero programma. Dal successo di questi test dipenderanno infatti le future missioni verso il Polo Sud della Luna e, più avanti, l’ambizioso obbiettivo della NASA di portare esseri umani su Marte nel corso dei prossimi decenni.
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