Dopo un’edizione inaugurale che molti di voi ricorderanno più per le cadute e le situazioni al limite del surreale che per i risultati tecnici, la mezza maratona robotica di Pechino torna nel 2026 mostrando un netto passo in avanti e, come spesso accade quando si parla di tecnologia in rapida evoluzione, i miglioramenti sono evidenti già a colpo d’occhio.

L’evento, che mette alla prova robot umanoidi su una distanza di 21 chilometri (esattamente quella di una mezza maratona tradizionale), ha visto la partecipazione di oltre 100 concorrenti, con prestazioni che iniziano a diventare davvero interessanti.

HONOR domina la scena con il robot Lightning

A prendersi la scena è stata HONOR, che ha conquistato il podio con il suo robot umanoide Lightning. Il modello autonomo vincitore ha chiuso la gara in 50 minuti e 26 secondi, seguito da altri due robot della stessa azienda con tempi molto vicini.

Un risultato che colpisce soprattutto se confrontato con il record umano della distanza, detenuto da Jacob Kiplimo, fissato nel 2025 a 56 minuti e 42 secondi; in altre parole, almeno numericamente, un robot è riuscito a fare meglio di un atleta professionista.

Alcuni di voi potrebbero pensare che si tratti di un vero e proprio sorpasso tecnologico, ma la realtà è leggermente più complessa. La competizione infatti, prevede regole specifiche che distinguono tra robot completamente autonomi e modelli telecomandati, con penalità applicate a questi ultimi.

Per esempio, la versione telecomandata di Lightning ha fatto registrare il miglior tempo in assoluto (48 minuti e 19 secondi), ma non è stata considerata vincitrice proprio per via delle penalizzazioni previste dal regolamento.

Inoltre, il contesto della gara è molto diverso da quello di una competizione umana: i robot partono a intervalli, sono seguiti da veicoli di supporto e possono ricevere interventi limitati (come il cambio batteria o assistenza in caso di problemi); tutti elementi che rendono difficile un paragone diretto, nonostante la distanza sia la stessa.

Se c’è un dato che racconta meglio di tutti l’evoluzione in atto, è il confronto con l’edizione precedente: nel 2025 il robot più veloce aveva completato la gara in circa 2 ore e 40 minuti, con numerosi problemi lungo il percorso e una forte dipendenza dall’assistenza umana.

Quest’anno invece, non solo i tempi si sono drasticamente ridotti, ma una buona parte dei robot ha affrontato il tracciato in maniera autonoma (anche se non tutti, una percentuale significativa era ancora controllata a distanza).

Il percorso, tra l’altro, era persino più complesso, includendo tratti con diversi tipi di terreno, curve strette e cambi di direzione importanti; un banco di prova decisamente più severo per equilibrio, pianificazione e gestione energetica.

Nonostante i progressi evidenti, la gara non è stata priva di incidenti. Anche i robot di HONOR, tra i più avanzati della gara, hanno mostrato qualche limite; uno dei modelli telecomandati, per esempio, è caduto a pochi metri dal traguardo dopo aver urtato un ostacolo, salvo poi rialzarsi e concludere la gara. Problemi anche per altri protagonisti attesi, come Unitree H1 e Tiangong Ultra, che hanno incontrato difficoltà soprattutto nelle fasi finali della gara.

Al di là del risultato sportivo, che come abbiamo visto va interpretato con le dovute cautele, la mezza maratona robotica rappresenta soprattutto un banco di prova per tecnologie sempre più avanzate.

Equilibrio dinamico, dissipazione del calore, gestione dell’energia e capacità di pianificazione del percorso sono solo alcune delle sfide che questi robot devono affrontare e, rispetto a un anno fa, i progressi sono evidenti praticamente in ogni ambito.

La sensazione insomma, è che eventi di questo tipo servano molto più a misurare lo stato dell’arte della robotica che a stabilire un vero vincitore.

Guardando al futuro, è lecito aspettarsi miglioramenti ancora più rapidi. Se in appena dodici mesi si è passati da prestazioni quasi sperimentali a tempi paragonabili (almeno numericamente) a quelli degli esseri umani, è chiaro che il margine di crescita è ancora enorme. Resta da capire quando, e se, vedremo robot competere davvero alla pari con gli atleti, senza regolamenti differenziati o condizioni controllate.