Dopo anni di incertezze, rinvii e cambi di programma, la missione ExoMars torna finalmente a delinearsi in modo concreto. Nelle ultime ore infatti, la NASA ha confermato l’avvio della fase di implementazione del progetto di supporto del rover europeo Rosalind Franklin, consolidando ulteriormente la collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA).
Si tratta di un passaggio tutt’altro che secondario, che di fatto segna l’ingresso della missione in una fase operativa più avanzata e, come spesso accade in questi casi, permette di guardare con maggiore fiducia alla finestra di lancio fissata, almeno per ora, non prima della fine del 2028.
ExoMars di nuovo in campo: una missione europea con un supporto statunitense sempre più centrale
Vale la pena chiarirlo fin da subito, ExoMars resta una missione a guida europea, con l’ESA responsabile della realizzazione del rover, del modulo di trasporto, della piattaforma di atterraggio e, più in generale, delle operazioni sulla superficie marziana.
Allo stesso tempo però, il contributo della NASA si sta rivelando sempre più determinante, soprattutto dopo la fine della collaborazione con la Russia che, come molti di voi ricorderanno, aveva costretto a rivedere profondamente l’architettura della missione.
Proprio in questo contesto si inserisce il progetto ROSA (Rosalind Franklin Support and Augmentation), attraverso il quale l’agenzia statunitense fornirà una serie di componenti chiave: dal servizio di lancio ai motori di frenata per la fase di atterraggio, passando per le unità di riscaldamento a radioisotopi necessarie a mantenere operative le strumentazioni durante le rigide notti marziane.
Il cuore della missione ExoMars resta scientifico, nonché decisamente affascinante. Il rover Rosalind Franklin sarà infatti il primo della sua categoria progettato esplicitamente per cercare tracce di vita passata (o addirittura presente) sotto la superficie del Pianeta Rosso.
A differenza di altri rover già operativi su Marte, basti pensare a Mars Science Laboratory Curiosity o Mars 2020 Perseverance, Rosalind Franklin potrà scavare più in profondità nel suolo marziano, raggiungendo strati meglio conservati e quindi potenzialmente più ricchi di informazioni.
Il sito scelto per l’atterraggio è Oxia Planum, una regione considerata particolarmente promettente per la ricerca di molecole organiche; proprio qui entrerà in gioco uno degli strumenti più avanzati della missione ExoMars: uno spettrometro di massa sviluppato anche con il contributo della NASA, progettato per analizzare i campioni raccolti e individuare i cosiddetti mattoni della vita.
Un altro elemento chiave riguarda il lancio della missione ExoMars, che sarà affidato al Falcon Heavy di SpaceX, scelto per garantire la capacità necessaria a portare l’intero sistema verso Marte. Il decollo avverrà dal Kennedy Space Center in Florida, più precisamente dal celebre Launch Complex 39A, già protagonista di numerose missioni storiche.
Si tratta di una scelta che riflette non solo esigenze tecniche, ma anche la nuova configurazione internazionale della missione, sempre più orientata verso una collaborazione tra Europa e Stati Uniti.
Come spesso accade nelle grandi missioni spaziali, il percorso che ha portato a questo punto non è stato lineare; tra revisioni progettuali, cambi di partner e difficoltà geopolitiche, ExoMars ha attraversato una fase di profonda ristrutturazione.
Eppure, proprio questi ostacoli hanno contribuito a ridefinire una missione che oggi appare più solida e, soprattutto, meglio distribuita tra i vari attori coinvolti. La recente approvazione delle fasi progettuali da parte della NASA rappresenta dunque un segnale importante, che conferma la volontà di portare avanti un progetto considerato strategico per l’esplorazione del Pianeta Rosso.
Naturalmente restano ancora diversi passaggi da completare e non è escluso che possano emergere ulteriori modifiche lungo il percorso; tuttavia, per la prima volta dopo tempo, la sensazione è che ExoMars (e con essa il Rosalind Franklin) sia davvero pronta a entrare nella sua fase più concreta.
Gli appassionati e gli addetti ai lavori, dunque, possono iniziare a segnare il 2028 sul calendario, pur con la consapevolezza che, nello spazio, le certezze assolute sono sempre piuttosto rare.
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