Booking.com è di nuovo al centro di un guaio legato alla sicurezza informatica. La piattaforma di prenotazioni pare abbia iniziato ad avvisare alcuni clienti che i dati legati a prenotazioni passate potrebbero essere stati consultati da terzi non autorizzati, un episodio che riporta alla mente un precedente già costato caro all’azienda qualche anno fa.

Nella comunicazione inviata agli utenti coinvolti, la società ha spiegato di aver rilevato attività sospette su diverse prenotazioni e di essere intervenuta per contenere il problema, aggiornando il PIN associato alle pratiche coinvolte. In base ai risultati raccolti finora, le informazioni esposte potrebbero includere dettagli della prenotazione, nomi, indirizzi e-mail, indirizzi fisici, numeri di telefono e qualunque altro dato condiviso con la struttura ricettiva al momento della prenotazione.

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Booking bucata, dati finanziari al sicuro, ma restano molti punti dubbi

Booking.com ha precisato che i dati finanziari non sono stati accessibili dai suoi sistemi, un dettaglio non secondario considerando la natura della piattaforma e la quantità di informazioni di pagamento che gestisce quotidianamente. Tuttavia, l’azienda non ha indicato quanti clienti siano stati effettivamente coinvolti nell’incidente, né ha fornito dettagli sull’estensione effettiva del problema, lasciando diversi punti interrogativi sulla portata reale del data breach.

La vicenda riporta inevitabilmente alla mente un precedente già costato caro all’azienda. Nel dicembre 2020, infatti, l’autorità olandese per la protezione dei dati aveva inflitto a Booking.com una multa da 475.000 euro per aver notificato in ritardo un’altra violazione, emersa dopo una truffa telefonica ai danni di 40 hotel negli Emirati Arabi Uniti. In quel caso furono esposti i dati di 4.109 persone e, per 283 clienti, anche informazioni sulle carte di pagamento.

booking

L’invito alla cautela dell’azienda

Nel nuovo episodio, la società sostiene che le informazioni bancarie non risultano compromesse, ma invita comunque gli utenti a diffidare di e-mail o telefonate sospette legate alla prenotazione. Un consiglio tutt’altro che superfluo, considerando che i dati personali esposti, pur non includendo informazioni finanziarie, potrebbero essere utilizzati per campagne di phishing mirate o tentativi di truffa particolarmente credibili, proprio perché basati su informazioni reali relative a prenotazioni effettivamente effettuate.

Nelle prossime settimane ne sapremo probabilmente di più sull’estensione del problema e sul numero effettivo di utenti coinvolti.

Nel frattempo, chi ha ricevuto la comunicazione da Booking.com farebbe bene a prestare particolare attenzione a qualsiasi contatto sospetto che faccia riferimento a prenotazioni passate.