Quando si parla di innovazione nel settore della mobilità, il primo tema a cui si pensa è quello della guida autonoma, che solitamente vede i riflettori puntati su Stati Uniti e Cina; tuttavia, qualcosa si sta muovendo anche in Europa: nei prossimi mesi infatti, i robotaxi inizieranno a fare capolino anche nel Vecchio Continente, con un progetto che promette di cambiare (almeno in parte) il modo in cui ci spostiamo in città. Non si tratta di un semplice test isolato, dietro questa iniziativa c’è una collaborazione internazionale piuttosto ambiziosa.

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Si parte da Zagabria con i robotaxi in Europa

Il progetto per portare i robotaxi in Europa nasce dalla collaborazione tra la startup croata Verne, il colosso del ride-hailing Uber e la società cinese Pony.ai. L’obbiettivo è quello di portare i primi robotaxi nel Vecchio continente, con Zagabria scelta come città pilota per il debutto.

Secondo quanto riportato, lo sviluppo è già in corso e include anche test su strade pubbliche. Il servizio commerciale dovrebbe debuttare a breve, segnando un passaggio importante per l’intero ecosistema europeo della mobilità autonoma.

Dal punto di vista pratico, l’integrazione sarà piuttosto semplice (almeno per gli utenti): i robotaxi saranno prenotabili direttamente dall’app di Uber, esattamente come una normale corsa. In questo modo non serviranno nuove app e piattaforme dedicate, l’esperienza utente resterà familiare e la diffusione potrebbe essere più rapida. Un aspetto tutt’altro che secondario, considerando quanto sia importante abbattere le barriere all’ingresso per tecnologie di questo tipo.

Per il debutto non verrà utilizzato il futuristico pod senza volante sviluppato da Verne, ma un veicolo già esistente, la Arcfox Alpha T5: si tratta di un crossover elettrico con autonomia fino a circa 440 km e un sistema di guida autonoma di settima generazione sviluppato da Pony.ai.

Non è ancora chiaro se, almeno nelle prime fasi, sarà presente un operatore di sicurezza a bordo, un dettaglio che potrebbe fare la differenza in termini di percezione e regolamentazione.

La collaborazione è ben strutturata, con compiti distinti tra i vari attori:

  • Verne -> gestione della flotta, operazioni e autorizzazioni normative
  • Pony.ai -> tecnologia di guida autonoma
  • Uber -> integrazione del servizio nella propria piattaforma e distribuzione globale

Non solo, Uber ha anche previsto un investimento nella startup croata, a conferma di quanto il progetto sia considerato strategico.

Come facilmente intuibile, Zagabria rappresenta solo il primo passo, una volta ottenute le autorizzazioni e raccolti dati sufficienti dall’utilizzo reale, il servizio verrà progressivamente esteso ad altre città europee. Nei prossimi anni, secondo le previsioni, potremmo vedere migliaia di robotaxi circolare sulle strade del continente. Un’espansione che, ovviamente, dipenderà da diversi fattori, tra cui regolamentazioni locali, accettazione da parte degli utenti e maturità tecnologica.

Questo progetto non è un caso isolato, Uber sta spingendo con decisione sulla mobilità autonoma, avendo già stretto oltre 20 partnership nel settore. Tra queste troviamo collaborazioni con aziende come Rivian, Volkswagen, Lucid Motors e Zoox; segno evidente di una strategia ben precisa, farsi trovare pronta quando la guida autonoma sarà davvero matura per il grande pubblico.

L’arrivo dei robotaxi in Europa rappresenta, senza troppi giri di parole, un passaggio storico per il settore della mobilità. Detto questo, è bene mantenere un approccio realistico: siamo ancora in una fase iniziale, fatta di test, regolamentazioni e inevitabili limiti operativi; non è dunque detto che vedremo un’adozione su larga scala nel breve periodo.

Allo stesso tempo però, il fatto che servizi di questo tipo arrivino su piattaforme già diffuse come Uber potrebbe accelerare sensibilmente i tempi.