A poco più di un mese dall’ultimo rinvio, e dopo un primo tentativo che aveva lasciato più di qualche perplessità tra addetti ai lavori e appassionati, la NASA torna a sorridere: il secondo test Wet Dress Rehearsal (WDR) per la missione Artemis II si è infatti concluso con esito positivo, senza perdite di idrogeno né criticità sulle nuove guarnizioni installate sul razzo.

Un passaggio che, come sempre, può sembrare puramente tecnico ma che in realtà rappresenta uno snodo fondamentale verso il ritorno degli astronauti attorno alla Luna, oltre 50 anni dopo l’ultima missione con equipaggio in orbita lunare.

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Artemis II guarda al lancio dopo aver superato i test di prova

Il primo tentativo di prova generale, effettuato all’inizio di febbraio, era stato interrotto a soli cinque minuti dalla fine del conto alla rovescia simulato, a causa di una perdita significativa di idrogeno liquido. L’accumulo aveva reso l’operazione potenzialmente pericolosa, costringendo i tecnici ad annullare tutto e a rinviare il lancio, inizialmente previsto per il 6 febbraio.

Questa volta invece, la NASA ha sostituito le guarnizioni problematiche e avviato un percorso più prudente: prima un riempimento parziale dei serbatoi il 12 febbraio, poi, dopo aver analizzato i dati, la prova generale completata il 19 febbraio presso il Kennedy Space Center.

Il risultato? Oltre 730.000 galloni (più di due milioni di litri) di idrogeno e ossigeno liquidi caricati correttamente nei serbatoi principali del Space Launch System (SLS), con concentrazioni di idrogeno gassoso rimaste al di sotto dei limiti consentiti; un segnale chiaro che le nuove guarnizioni installate nell’interfaccia di rifornimento stanno funzionando come previsto.

Durante la fase finale del test, i sistemi automatizzati hanno preso il controllo del countdown simulato, effettuando verifiche finali dei computer di volo, controlli sui sistemi di spurgo dei motori, monitoraggio delle apparecchiature di supporto a terra, e passaggio del razzo all’alimentazione interna.

Il conto alla rovescia è stato portato fino alle soglie previste di meno 33 e meno 29 secondi dall’accensione simulata dei motori, completando due cicli di conteggio finale.

Non tutto ovviamente è stato perfetto, i team hanno riscontrato un’anomalia nella tensione del sistema avionico di un booster, che ha comportato una temporanea sospensione del conto alla rovescia. In un altro momento, si è verificata un’interruzione delle comunicazioni a terra nel Centro di Controllo Lancio: gli operatori sono però passati rapidamente ai sistemi di backup, garantendo la sicurezza delle operazioni fino al ripristino dei canali principali; l’apparecchiatura responsabile del problema è già stata isolata.

In sostanza, piccoli intoppi gestiti come da manuale, ed è proprio questo il senso di una prova generale, intercettare e risolvere ogni possibile criticità prima del giorno del lancio.

Parallelamente al rifornimento, la squadra di chiusura ha dimostrato la corretta sigillatura del portello della navicella Orion, mentre è stato verificato il corretto funzionamento del sistema di emergenza.

A osservare parte delle operazioni dal Launch Control Center c’era anche l’equipaggio di Artemis II, composto da Reid Wiseman (comandante), Victor Glover (pilota), Christina Koch (specialista di missione) e Jeremy Hansen (specialista di missione, CSA).

Gli astronauti entreranno ora in quarantena per circa 14 giorni, una misura standard per limitare il rischio di esposizione a malattie prima del volo e preservare la flessibilità della finestra di lancio.

Dopo il successo della prova generale, la NASA punta al 6 marzo come primo tentativo utile di lancio per Artemis II, con una finestra che si estende fino al 9 marzo.

Prima del via libera definitivo restano comunque diversi passaggi:

  • analisi completa dei dati di test
  • verifica della prontezza del volo (Flight Readiness Review)
  • manutenzione e test del sistema di terminazione del volo
  • ulteriori lavori sulla rampa del Launch Complex 39B

Nei prossimi giorni verranno installate piattaforme di accesso temporanee sul lanciatore mobile per consentire interventi sui booster a propellente solido e sull’interserbatoio dello stadio centrale, un approccio che, rispetto ad Artemis I, evita di riportare il razzo al Vehicle Assembly Building per nuovi test, riducendo tempi e complessità operative.

Artemis II sarà la prima missione con equipaggio del programma Artemis e la prima, dopo oltre mezzo secolo, a portare astronauti attorno alla Luna. La missione durerà circa 10 giorni e servirà a testare in condizioni reali i sistemi di supporto vitale e le capacità operative della capsula Orion in vista delle future missioni con allunaggio.

Come spesso accade in ambito spaziale, ogni successo è il risultato di una lunga sequenza di verifiche, fallimenti controllati, correzioni e nuovi test; questa seconda prova generale superata rappresenta dunque un segnale importante: il sistema nel suo complesso, razzo, capsula e infrastruttura di terra, sta mostrando la maturità necessaria per affrontare il lancio.

Ora resta l’ultimo, decisivo passo, trasformare un conto alla rovescia simulato in un’accensione reale e, se tutto andrà secondo i piani, il 6 marzo potrebbe segnare l’inizio di un nuovo capitolo dell’esplorazione lunare.