Una mail interna rivela che Jamie Siminoff, fondatore di Ring, vuole espandere la sorveglianza tramite IA andando ben oltre la ricerca degli animali smarriti, mettendo seriamente a rischio la privacy di milioni di utenti. Mentre in pubblico Amazon presenza le soluzioni Ring come un alleato discreto nella vita domestica, le ambizioni del fondatore sembrano dire tutt’altro.

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Il fondatore smentisce il marketing

Se “ufficialmente” le telecamere Ring servono per tenere d’occhio il cancello di casa, il pacco in consegna o, da qualche settimana, anche il cane scappato di casa, una nuova email interna, ottenuta dal sito investigativo 404 Media e inviata da Siminoff nell’ottobre del 2025 ai propri dipendenti, racconta una storia completamente diversa.

Il fondatore si riferisce a Search Party, una funzione lanciata proprio nello scorso autunno che collega tra loro le telecamere di un intero vicinato per cercare, con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, animali domestici scomparsi. Gli esperti di privacy non hanno visto di buon occhio l’attivazione, per impostazione predefinita, della funzione: la stessa infrastruttura utilizzata per riconoscere un determinato labrador potrebbe essere in grado, in un domani troppo vicino, di riconoscere una persona, un’auto o un particolare indumento.

Lo spot con cui Ring ha promosso la soluzione Search Party, avvenuto in occasione del recente Super Bowl, ha fatto involontariamente da cassa di risonanza, scatenando una nuova ondata di polemiche e preoccupazioni sui social e tra la stampa specializzata.

È proprio Siminoff, nella mail ai dipendenti, a indicare che la funzione è stata introdotta “prima per trovare i cani”, lasciando quindi intendere di avere un chiaro piano per l’espansione futura. “Posso vedere un futuro in cui saremo in grado di azzerare la criminalità nei quartieri“, queste le inquietanti parole del fondatore, che riferendosi alla tecnologia alla base di Search Party è “uno dei pezzi di tecnologia più importanti per realizzare veramente la nostra missione“.

Parole che stridono con quella che è la comunicazione ufficiale dell’azienda, da sempre attenta a rassicurare gli utenti sul controllo che questi ultimi mantengono sui propri dati. In risposta alla pubblicazione della email da parte di 404 Media, uno portavoce ufficiale di Ring ha dichiarato che Search Party non elabora dati biometrici umani e non traccia persone, e che la condivisione dei contenuti resta una scelta esclusiva dell’utente.

Le preoccupazioni degli esperti

Il problema, sottolineano i critici, non è la singola funzione ma la somma delle sue parti. Ring ha lanciato negli ultimi mesi una serie di strumenti che, combinati, delineano un’infrastruttura di sorveglianza privata di notevole portata. Oltre a Search Party, c’è Familiar Faces, un sistema di riconoscimento facciale che identifica amici e familiari inquadrati dalla telecamera.

C’è poi Community Requests, che consente alle forze dell’ordine di richiedere direttamente ai proprietari delle telecamere i video acquisiti durante un incidente specifico, senza che sia necessario passare per una autorizzazione giudiziaria preventiva. E infine Fire Watch utilizza l’IA per rilevare fumo e incendi nell’ambente circostante, a dimostrazione della elevata capacità, da parte dei sensori Ring, di interpretare in maniera evoluta il contesto esterno.

Il quadro che emerge è quello di una azienda, acquistata da Amazon nel 2018 per una cifra vicina al miliardo di dollari, che ha sempre operato a stretto contatto con le polizie locali americane. Il ritorno alla guida di Siminoff ha coinciso con la ripresa delle vecchie abitudini, riportando Ring al centro di polemiche. Di recente sono emersi casi di dipendenti che avevano ottenuto in accesso non autorizzato ai feed live delle telecamere dei clienti, sollevando numerosi dubbi sulla solidità delle garanzie offerte agli utenti.

Il caso Ring conferma una volta di più quanto sia sottile il confine tra sicurezza domestica e sorveglianza di massa, soprattutto se riguarda dispositivi acquistati e installati volontariamente dai consumatori stessi, e quanto rapidamente una funzione nata per un certo scopo possa trasformarsi rapidamente in qualcosa di molto più pervasivo.