La crisi delle memorie RAM sta sconvolgendo il mercato dell’elettronica di consumo, con un aumento dei prezzi e forniture sempre più scarse che spingono i produttori a cercare alternative. Questo scenario ha un impatto negativo sui prezzi dei notebook e dei PC, con conseguenze dirette sui consumatori, al punto che i più grandi produttori di elettronica di consumo starebbero valutando l’idea di rivolgersi alla filiera produttiva cinese.
Con l’esplosione dell’intelligenza artificiale negli ultimi anni, grandi produttori di memorie come Micron hanno dirottato la produzione verso i data center IA, lasciando il segmento dell’elettronica di consumo a secco e facendo lievitare i prezzi delle forniture fino al 90% rispetto al quarto trimestre del 2025.
I produttori di PC, notebook e console si sono quindi trovati a dover fronteggiare le difficoltà nel reperire i moduli di memoria necessari e, allo stesso tempo, mantenere i propri listini prezzi competitivi. Se da un lato le aziende del settore gaming e console stanno assorbendo i costi o valutando ritardi nei lanci (come accaduto per Steam Machine), i produttori di PC non possono permettersi questa scelta e stanno valutando l’idea di rivolgersi ad aziende produttive cinesi.
Entro quest’anno potremo vedere RAM cinese sui PC
Nikkei Asia ha rivelato che colossi come HP, Dell, Acer e ASUS stanno seriamente considerando l’idea di utilizzare banchi di memoria RAM prodotta in Cina per i loro prossimi prodotti. Il nome maggiormente valutato è quello di ChangXin Memory Technologies (CXMT), leader cinese nel settore DRAM, per testare i suoi moduli DDR5 e verificarne l’idoneità tecnica con i prodotti occidentali.
Se tutto andrà secondo i piani, entro fine 2026 potremmo vedere i primi PC e notebook equipaggiati con memoria RAM prodotta in Cina. Questo passo permetterebbe, almeno in parte, di aggirare la crisi attuale di forniture. I moduli cinesi dovranno però superare rigorosi test di qualità e compatibilità, e resta da vedere anche come i consumatori reagiranno a una componente storicamente associata a fornitori occidentali o coreani come Samsung e Micron.
Questa crisi è però destinata a protrarsi ancora per mesi, dunque la scelta dei big del settore di rivolgersi alla Cina potrebbe essere l’unica strada percorribile per mantenere la produzione attiva senza trasferire integralmente i costi sul consumatore finale. È probabile comunque che i primi effetti si vedranno soltanto verso la fine dell’anno, con inevitabile rialzo dei prezzi per i prodotti in arrivo nell’immediato futuro.
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