Negli ultimi mesi si è parlato spesso, e non senza una certa enfasi, di un presunto piano statunitense volto a spostare fino al 40% della capacità produttiva di semiconduttori di Taiwan negli Stati Uniti, una mossa che, secondo alcuni analisti, rischierebbe di indebolire il cosiddetto scudo di silicio dell’isola. A fare chiarezza su questo punto è intervenuto Jensen Huang, CEO di NVIDIA, che ha respinto con decisione queste ricostruzioni.

Secondo Huang, la strategia di espansione globale di TSMC e dei suoi partner non va letta come una delocalizzazione della produzione taiwanese, bensì come un aumento complessivo della capacità produttiva, necessario per far fronte alla domanda senza precedenti di chip per l’intelligenza artificiale.

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NVIDIA rassicura, lo scudo di silicio di Taiwan resterà intatto

Nel dettaglio, Huang ha spiegato che la costruzione di nuove fabbriche negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone rappresenta capacità aggiuntiva, non una sottrazione di quella esistente a Taiwan. L’isola, ha sottolineato, rimarrà la roccaforte produttiva di TSMC, perché nessun’altra regione al mondo può replicare l’ecosistema manifatturiero altamente integrato.

Un passaggio chiave riguarda anche i limiti fisici: la domanda di wafer per l’IA sta superando la capacità della rete elettrica taiwanese, rendendo inevitabile l’apertura di stabilimenti all’estero. Una necessità industriale dunque, più che una scelta dettata da pressioni politiche o geopolitiche.

In quest’ottica, distribuire la produzione su più aree geografiche rafforza la resilienza della supply chain, sia per Taiwan sia per gli Stati Uniti, riducendo il rischio di colli di bottiglia proprio nel momento in cui i volumi di hardware per l’IA stanno crescendo in modo esplosivo.

Dal punto di vista di NVIDIA il discorso è piuttosto lineare, l’azienda vende tutto ciò che riesce a produrre, indipendentemente dal luogo di fabbricazione; disporre di una capacità produttiva ampia e diversificata è quindi fondamentale, ma non basta.

Huang ha infatti ricordato che, oltre ai chip logici, la disponibilità di memoria è altrettanto critica. Tecnologie come HBM, DDR5, GDDR7, LPDDR5X e NAND sono essenziali per gli acceleratori di intelligenza artificiale, e la produzione in Paesi come Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Singapore e, in prospettiva, Stati Uniti, è un tassello chiave della strategia di NVIDIA.

Non a caso, l’azienda sta collaborando strettamente con Samsung Electronics, SK Hynix e Micron Technology per garantirsi i volumi necessari di HBM destinati ai futuri acceleratori IA della famiglia Rubin.

Huang ha toccato anche il tema, sempre più delicato, della geopolitica dei semiconduttori. Secondo il CEO di NVIDIA, i legislatori devono trovare un equilibrio tra sicurezza nazionale, leadership tecnologica e leadership economica, tre obbiettivi che spesso entrano in conflitto.

In questo contesto, Huang ha respinto le affermazioni del CEO di Anthropic, Dario Amodei, che aveva paragonato l’esportazione di chip IA avanzati in Cina alla vendita di armi nucleari alla Corea del Nord. Al contrario, ha ricordato che l’attuale amministrazione statunitense ha stabilito che la vendita delle GPU H200 di NVIDIA a entità cinesi non compromette la sicurezza nazionale.

Non è un caso infine, che le dichiarazioni di Huang arrivino proprio durante una sua visita a Taiwan, il CEO di NVIDIA ha in programma riunioni interne, eventi legati al Capodanno lunare e incontri di alto profilo con Morris Chang, fondatore di TSMC, e con l’attuale presidente CC Wei. Un segnale chiaro di quanto Taiwan continui a essere centrale nella strategia industriale di NVIDIA e, più in generale, nell’equilibrio globale dei semiconduttori.

In sintesi, secondo NVIDIA non esiste alcun piano per svuotare Taiwan della sua capacità produttiva, né tantomeno per smantellare lo scudo di silicio che rende l’isola un attore chiave a livello geopolitico. L’espansione negli Stati Uniti e in altre regioni va letta come una risposta obbligata alla crescita dell’IA, non come una manovra di sostituzione. Bisognerà attendere per scoprire come evolverà questo delicato equilibrio tra industria, politica e sicurezza.