Il futuro dello SPID è tutt’altro che certo, dopo l’ennesimo incontro andato a vuoto tra i gestori del servizio e il Dipartimento per la Trasformazione Digitale, non è stato firmato alcun rinnovo della convenziona scaduta a luglio; il nodo principale resta la mancanza di garanzie economiche, i provider lamentano il mancato pagamento dei 40 milioni di euro promessi dal governo nel 2023 e temono di dover sostenere ancora a lungo costi elevati senza un adeguato supporto.
Se la situazione non dovesse sbloccarsi nei prossimi mesi, lo scenario potrebbe farsi drastico, SPID a pagamento per tutti o addirittura chiusura anticipata del servizio prima del 2026, anno in cui la carta d’Identità Elettronica (CIE) diventerà l’unico strumento di autenticazione digitale.
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Il servizio SPID ancora sul filo del rasoio
A dispetto di quanto potrebbe far pensare il nome, lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) è fornito da aziende private che ne garantiscono funzionamento, sicurezza e aggiornamenti tecnologici; per coprire questi costi i cosiddetti identity provider attendono ancora i fondi promessi, la cifra di 40 milioni di euro, stanziata a marzo, non è ancora stata erogata.
A inizio luglio, AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) ha comunicato un piano di pagamenti che prevede un primo acconto di 100.000 euro in autunno, seguito da versamenti bimestrali; una prospettiva che non ha convinto i gestori, già costretti in alcuni casi (come Aruba, Infocert e Register.it) a rendere il servizio a pagamento per gli utenti.
Il 5 agosto si è tenuto un incontro che, nelle intenzioni, doveva portare alla firma della nuova convenzione; così non è stato, e il prossimo tentativo di accordo è fissato per settembre, con l’obbiettivo di chiudere entro ottobre. Senza un’intesa, gli operatori potrebbero procedere con l’estensione del modello a pagamento o, in casi estremi, interrompere completamente l’erogazione dello SPID prima della sua dismissione ufficiale.
Al momento lo SPID resta indispensabile per accedere a numerosi servizi della Pubblica Amministrazione, l’alternativa è rappresentata dalla CIE, che oggi permette il login di livello 1 e 2 (in origine era disponibile solo il livello 3, più complesso da usare perché richiede un lettore PC o uno smartphone con NFC); tuttavia, la transizione non sarebbe indolore, specialmente per chi non possiede ancora la Carta d’Identità Elettronica o non è pratico con le procedure di autenticazione.
Il rischio è evidente, senza un accordo rapido milioni di italiani potrebbero ritrovarsi costretti a pagare per continuare a usare lo SPID, o a passare alla CIE in tempi stretti; con un servizio che almeno fino al 2026 rimane la chiave di accesso a gran parte dei portali pubblici, il conto (in termini economici e pratici) potrebbe essere salato.
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