Binance ha ottenuto l’approvazione del tribunale per poter acquisire Voyager Digital, azienda la quale aveva presentato istanza di accesso al Chapter 11 (il fallimento negli Stati Uniti), a causa dell’esposizione a Three Arrows Capital, cui si erano aggiunti gli effetti del crypto winter.

Per cercare di aiutare la società, in quel momento si erano attivate alcune aziende, tra le quali FTX, l’exchange di Sam Bankman-Fried poi crollato a sua volta al termine di una vicenda su cui dovrà ora indagare la magistratura statunitense (oltre a quelle delle Bahamas). Per fortuna dei clienti di Voyager, l’acquisizione non era poi andata in porto, evento che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più negative per loro.

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Ora è Bloomberg ad affermare che è finalmente giunto il benestare del giudice incaricato per la vendita di Voyager Digital allo scambio crypto di Changpeng Zhao, per la quale basteranno 20 milioni di dollari. È stato Michael Wiles, giudice della Corte fallimentare per il distretto meridionale di New York, ad approvare le dichiarazioni informative che riepilogano i vari punti del piano di vendita chiedendo però, agli avvocati coinvolti di rivedere con attenzione i documenti proposti prima di fornire il sigillo definitivo alla vicenda.

Sarà necessario l’assenso dei creditori

La notizia data da Bloomberg è stata anche poi confermata da Watcher.Guru su Twitter, anche se in effetti si può dire che la vicenda si concluderà soltanto in caso di parere positivo da parte dei creditori, oltre che del giudice incaricato.

L’accordo realizzato da Binance prevede comunque che l’exchange assumerà il controllo degli asset detenuti da Voyager per conto della propria ormai ex clientela, per un importo pari a un miliardo di dollari. Una volta che questo passo sarà stato espletato, i titolari dei conti saranno finalmente abilitati a prelevare i propri fondi.

Per gli avvocati di Voyager è il miglior accordo possibile, soprattutto alla luce dell’impossibilità di un’auto liquidazione. Lo ha sottolineato Joshua Sussborg, l’avvocato della società di consulenza legale Kirkland & Ellis cui è stato affidato il compito di rappresentare Voyager Digital, all’inizio dell’udienza dedicata al caso.

Le critiche a Binance e l’intreccio con FTX

La questione relativa a Voyager Digital si è andata intrecciando con quella di FTX, inasprendo notevolmente gli animi. La mossa di Binance, in particolare, è stata apertamente osteggiata dalla Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti, oltre che dal Department of Justice (DoJ) e dalla autorità di controllo dei mercati finanziari di Texas, Vermont e New York.

Sin qui nulla di eclatante, considerato il dovere istituzionale di controllare ciò che accade sui mercati finanziari a livello statale e federale. Meno comprensibile è invece l’opposizione condotta da soggetti come Alameda Research e FTX, ovvero i protagonisti del perverso intreccio che ha infine condotto alla vera e propria deflagrazione dello scambio di Sam Bankman-Fried.

Per Binance è stato abbastanza facile ricordare che il tentativo di FTX di acquisire Voyager non è stato altro che un tentativo fuori tempo massimo di rinviare l’ormai imminente crac causato proprio dalle commistioni indebite con Alameda. Il prestito concesso a Voyager, in particolare, è stato sottoscritto solo in quanto le dichiarazioni su cui si sosteneva sono poi risultate palesemente false.

Una parziale schiarita

Con l’acquisizione di Voyager da parte di Binance, ove il giudice Wiles non si smentisca nel passaggio successivo e i creditori diano il proprio assenso al piano concordato, si avrebbe almeno una parziale schiarita in un quadro che continua ad essere molto tormentato.

Almeno i clienti del broker crypto, che sono circa 1,2 milioni, potranno infatti rientrare in possesso dei propri fondi, un miliardo di dollari e tirare un sospiro di sollievo pensando a cosa sarebbe potuto accadere se l’azienda fosse entrata nella galassia di FTX.

Restano però i danni provocati alla reputazione dell’intero settore che ruota intorno alle criptovalute da una serie di vicende che hanno dimostrato l’ormai irrimandabile necessità di una ferrea regolamentazione degli asset virtuali. Solo in tal modo, infatti, avventurieri come Sam Bankman-Fried potranno essere tenuti ai margini di un mercato che per troppo tempo ha lasciato loro ampi spazi di manovra e zone grigie in cui andarsi a infilare, coi danni conseguenti.

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