È stato definitivamente sbloccato il sistema anti mining delle GPU NVIDIA

GPU NVIDIA

NiceHash, azienda operante nel settore delle criptovalute, ha comunicato proprio in queste ore, di essere riuscita finalmente ad eludere le limitazioni al mining che caratterizzano le schede video NVIDIA, riuscendo in tal modo a sfruttarne la piena potenza. Una comunicazione tale da spingere più di un osservatore a esplicitare il timore che proprio l’annuncio in questione potrebbe rivelarsi un forte scossone alla disponibilità di schede video sul mercato.

Al fine di capire meglio le implicazioni dell’annuncio, occorre fare un salto all’indietro nel tempo, ovvero all’anno scorso, quando NVIDIA aveva provveduto a presentare le sue schede video LHR, caratterizzate dalla capacità di limitare le prestazioni, fino al 50%, per il mining di Ethereum e altre criptovalute. Un esordio il quale aveva peraltro spinto l’azienda a privilegiare proprio questo genere di prodotto, se si considera che in questo arco di tempo tutte le schede NVIDIA messe in vendita sono state LHR, a eccezione della RTX 3090.

Ora la situazione potrebbe mutare, soprattutto in considerazione del fatto che proprio l’annuncio di NiceHash muta del tutto il quadro. Andiamo quindi a vedere cosa è accaduto e i possibili effetti degli eventi delle ultime ore.

La politica di NVIDIA

Com’è ormai noto, LHR rappresenta l’acronimo di Lite Hash Rate e va a identificare delle GPU dotate di un particolare sistema di sicurezza il quale è in grado di dimezzare le prestazioni ove si decida di utilizzarle per il mining di criptovalute. Una destinazione, la seconda, per la quale l’azienda ha invece varato le schede video CMP (Cryptocurrency Mining Processor), concepite in maniera apposita al fine di riuscire a conseguire le migliori prestazioni possibili nell’attività di estrazione dei blocchi necessaria per il funzionamento della blockchain.

La mossa di NVIDIA era stata giustificata dalla necessità di differenziare i due mercati, in maniera tale da aggirare per quanto possibile le difficoltà produttive causate dalla pandemia di Covid. In tal modo era infatti possibile non solo aumentare la disponibilità di GPU destinate agli amanti del gaming online, ma anche accontentare le richieste provenienti dalle mining farm, ovvero dalle aziende dedite al crypto-mining.

Le seconde, però, non sono riuscite a sfondare sul mercato, frenate anche dai prezzi troppo elevati. Restando però inevase le esigenze legate al mining, i tentativi di aggirare i sistemi di sicurezza delle schede LHR si sono letteralmente moltiplicati, proprio per riuscire ad ovviare alla strozzatura creatasi. Sino a pochi giorni fa, i risultati erano stati non solo scarsi, ma anche parziali, tanto da produrre più che altro malware.

NiceHash, però, sembra essere finalmente riuscita a trovare la quadratura del cerchio. Proprio in queste ore, infatti, l’azienda ha presentato un software il quale si sarebbe dimostrato capace di aggirare tutti i sistemi di sicurezza legati all’LHR, per tutte le schede video rientranti in questa particolare categoria. Il relativo annuncio è stato dato in pompa magna, tramite un comunicato, in cui si legge:

Siamo entusiasti di annunciare che NiceHash QuickMiner (Excavator) è il primo software in grado di sbloccare completamente (100%) le GPU LHR”.

Cosa potrebbe accadere ora

Analizzando il risultato dal punto di vista puramente prestazionale, l’eliminazione dei limiti preesistenti si tramuta in una spinta verso l’alto delle prestazioni delle schede video per quanto concerne il mining. La RTX 3080 Ti LHR, ad esempio porta la sua velocità da 70 a 120 MH/sec. Se questo è il risultato più notevole, sono molto significativi anche i miglioramenti che sono stati resi possibili a vantaggio delle RTX 3060 Ti LHR e RTX 3070 Ti LHR.

Ora, però, il risultato conseguito da NiceHash rischia di provocare un nuovo problema. I risultati garantiti dal software elaborato, infatti, rischiano di spingere le aziende impegnate nel mining, sempre alla ricerca di soluzioni in grado di attenuare i costi e aumentare le prestazioni dei dispositivi necessari, a dare vita ad una vera e propria corsa alle schede LHR. Schede le quali, come abbiamo detto in apertura, erano state concepite da NVIDIA come una soluzione rivolta agli appassionati di gaming.Considerato come il mercato stia ancora cercando di riprendersi dopo il vero e proprio tsunami rappresentato dal Covid, il rischio è quello dell’apertura di un nuovo fronte, ovvero quello legato alla possibilità che inizino a scarseggiare le schede in questione. Ove ciò accadesse, il risultato più probabile, alla luce della pratica impossibilità di aumentare la produzione di questi componenti, non potrebbe che essere una ulteriore impennata dei prezzi.

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Fonte: Nicehash
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