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L’ecosistema SwitchBot si espande: abbiamo provato due nuovi sensori e il bot originale

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Sono passati quasi cinque anni dalla nascita di SwitchBot, una compagnia che ha portato una rivoluzione molto particolare nella domotica, con un approccio spesso diverso da quello della maggior parte dei competitor. Il prodotto originale, che porta il nome della compagnia, è nato con l’intento di automatizzare alcune operazioni senza stravolgere le installazioni in casa.

E tre anni più tardi, con SwitchBot Curtain, che abbiamo recensito su queste pagine qualche mese fa, la compagnia ha reso intelligenti le tende esistenti, senza dover sostituire alcun componente. Ora l’ecosistema si espande e introduce nuove possibilità grazie a un paio si sensori che ho provato, insieme al bot originale che non avevo ancora potuto testare.

Per qualche settimana ho utilizzato il sensore di apertura porte/finestre e il sensore di movimento, integrandoli con altri dispositivi presenti in casa e oggi vi racconto com’e andata, quali sono le cose che mi sono piaciute e quelle su cui c’è da lavorare.

SwitchBot Contact sensor

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Indubbiamente il prodotto più interessante tra le novità annunciate è il sensore di contatto SwitchBot, che va oltre ai tradizionali sensori di apertura/chiusura delle porte, grazie alla scelta intelligente di integrare anche un altro paio di sensori. La compagnia ha infatti aggiunto un sensore di luminosità, in grado di rilevare se l’ambiente in cui si trova è illuminato o buio, e un sensore di movimento, che rende incredibilmente semplice la creazione di automatismi evoluti. E per non farsi mancare nulla è presene anche un pulsante per attivare una classica routine “sto uscendo di casa”.

Dal punto di vista estetico SwitchBot Contact Sensor non presenta un design particolare, con il sensore principale di forma rettangolare molto allungata e un magnete più piccolo. Nel corpo principale è presente l’alloggiamento per due pile ministilo (AAA), una scelta intelligente visto che sono più economiche e di facile reperimento rispetto alle pile a bottone utilizzate dalla maggior parte dei sensori.

Nella parte bassa del sensore è presente un tasto che può essere premuto per attivare un’automazione e farlo interagire con altri dispositivi dello stesso brand. Personalmente ho deciso di creare una serie di automazioni che mi hanno permesso di gestire l’apertura e la chiusura delle tende, gestite ovviamente con SwitchBot Curtain.

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Va comunque detto che avendo un paio di sensori ne ho utilizzato uno per altre automazioni sfruttando la possibilità di connettere il sensore a Google Assistant, Alexa e IFTTT. Per attivare queste integrazioni dovrete però disporre di uno SwitchBot Hub, che attiva le funzioni cloud, altrimenti il sensore sarà collegato allo smartphone tramite Bluetooth, rendendo più difficili alcune automazioni. Peccato solo per la mancata compatibilità con altri ecosistemi, come Tuya, che avrebbero reso più semplice l’integrazione in piattaforme come Home Assistant, che utilizzo per la mia domotica. Sono comunque disponibili delle API per cui è solo questione di tempo prima che i soliti appassionati sviluppino le necessarie integrazioni.

Nel mio caso ho sfruttato il sensore di contatto montandolo sulla porta di ingresso per gestire l’apertura delle tende in soggiorno al mio rientro in casa e al momento di uscire. Tramite la companion app, in inglese ma molto semplice da utilizzare, ho creato diverse automazioni sfruttando i tre sensori a disposizione.

Ad esempio, premendo il pulsante sul sensore e uscendo di casa entro 15 secondi, avvio la chiusura delle tende, solo in una determinata fascia oraria e solo se la stanza è illuminata. Allo stesso modo quando rientro, il sensore rileva l’apertura ma nessun movimento all’interno, e durante il giorno apre in maniera automatica le tende per illuminare la stanza, senza dover accendere la luce. Se invece dovessi aver lasciato la luce accesa, o se la luce che entra è comunque sufficiente, le tende rimangono chiuse, una scelta molto comoda nelle giornate molto soleggiate.

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Non ho avuto modo di testare l’autonomia, avendo testato il sensore solo per qualche settimana, ma in un mese l’indicatore della batteria è ben oltre il 90%, considerando un numero elevato di aperture e chiusure per i miei test, quindi mi aspetto di arrivare a un anno di autonomia prima di dover sostituire le batterie, davvero niente male.

Nei miei test il sensore ha sempre rilevato correttamente l’apertura e l’illuminazione, così come il movimento, tenendo conto del periodo di circa 30 secondi in cui non viene rilevato niente, per evitare attivazioni involontarie delle automazioni. Potete acquistare SwitchBot Contact Sensor a 21,22 euro sullo store ufficiale.

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SwitchBot Motion Sensor

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Il secondo sensore di cui vi parlo oggi è invece più semplice del precedente, essendo un classico sensore di movimento che rileva il passaggio di una persona in determinati ambienti. Anche in questo caso l’alimentazione avviene tramite due batterie ministilo, scelta che comporta delle dimensioni maggiori rispetto ad altri rilevatori di movimento, come ad esempio quelli Xiaomi e Aqara.

Anche in questo caso il sensore integra un rilevatore di luminosità, ideale per creare delle automazioni  complesse, in particolare per quanto riguarda l’accensione della luci. Come il sensore di contatto, anche il sensore di movimento si collega via Bluetooth allo smartphone e per funzionare al meglio, oltre che per abilitare le integrazioni con altre piattaforme, richiede la presenza di un Hub.

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Il sensore può essere fissato a muro con il biadesivo in dotazione o su qualunque altra superficie grazie al supporto, che può essere fissato sulla parte inferiore o su quella posteriore, per la massima flessibilità. Tramite l’applicazione è possibile impostare alcuni importanti parametri che aiutano a migliorarne la sensibilità.

Se avete animali in casa, ad esempio, La procedura di configurazione vi suggerisce di posizionarlo 10-20 centimetri più in alto del vostro cane/gatto e comunque più in basso del vostro petto e ruotando il sensore in modo che il tasto di rest, posto in alto, venga a trovarsi rivolto verso il pavimentoIn questo modo non verranno rilevati i movimenti al di sotto della quota impostata, evitando che il cane o il gatto facciano scattare allarmi o automazioni inutili.

È inoltre possibile regolare la sensibilità del rilevatore, che può funzionare fino a 2 metri, fino a 5 metri e fino a un massimo di 9 metri. Si tratta di un ottimo compromesso per la gestione dell’accensione automatica delle luci o, come nel mio caso, per gestire l’apertura e chiusura delle tende solo quando mi avvicino alle finestre.

Nei miei test la sensibilità di rilevamento è decisamente soddisfacente, soprattutto nel sensore che ho installato in bagno. Riducendo al minimo la sensibilità sono riuscito a far accendere (tramite IFTTT) le luci in bagno solo entrando nella stanza, e non passando dal corridoio, una soluzione che non ero riuscito a ottenere con altri tipi di sensore.

Anche in questo caso l’autonomia promette bene e prevedo di sostituire le batterie non prima di un anno. Potete acquistare SwitchBot Motion Sensor sul sito ufficiale a 21,23 euro.

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SwitchBot Bot

Insieme ai due nuovi sensori ho ricevuto anche uno SwitchBot Bot, il dispositivo che ha dato il via a questa particolare serie di accessori per la domotica. Si tratta di un prodotto davvero molto particolare, pensato per automatizzare alcune operazioni senza dover intervenire su quanto già esiste.

La piccola scatoletta, alimentata da una pila al litio CR2, alloggia un piccolo braccio che esce e rientra, andando quindi a premere il tasto di un interruttore, di una lampada, della macchina del caffè o di un forno a microonde. In questo caso l’unico limite è la fantasia visto che le possibilità sono davvero tante.

Nella confezione di vendita è presente anche un adesivo con un filo in nylon da fissare sugli interruttori per riuscire a gestire l’accensione/spegnimento in modo corretto, visto che il Bot è anche in grado di “tirare” l’interruttore e spegnere la luce.

Anche in questo caso è richiesta la presenza di un hub, che come avrete capito è indispensabile per automazioni evolute, per attivare o disattivare il pulsante, anche utilizzando i comandi vocali di  Google Assistant o Alexa. Forse non è il massimo dal punto di vista estetico ma ha dalla sua il fatto di non richiedere alcun intervento sugli impianti già esistenti, evitandovi numerose (e spesso costose) scocciature.

Potete acquistare SwitchBot Bot sullo store ufficiale  a 24,64 euro, mentre per SwitchBot Hub Mini vi serviranno 33,14 euro.

In conclusione

Questi due nuovi sensori SwitchBot mi hanno decisamente convinto, visto che offrono evidenti vantaggi rispetto ad altre soluzioni della concorrenza, soprattutto per quanto riguarda la loro completezza. Se vi piace controllare la casa con gli assistenti vocali, ricevendo anche notifiche sugli eventi rilevati, si tratta di ottime soluzioni, facilmente integrabili in altri ecosistemi.

Se invece avete già un sistema domotico complesso, come ad esempio Home Assistant (ma il discorso vale anche per altre realtà), allora dovrete mettere in conto una certa difficoltà di integrazione, a meno che non abbiate le competenze necessarie per creare il software necessario a far dialogare le due realtà.

Va comunque detto che l’ecosistema è in costante sviluppo e non tarderà a destare l’interesse degli appassionati, sempre pronti a integrare nuove funzioni. Non è da escludere che in futuro anche lo stesso produttore decida di fornire integrazioni ufficiali per rendere ancora più appetibili i propri prodotti.