Ci sono prodotti che nascono con una missione chiara, quasi senza ambiguità. Non cercano di spostare le stelle, non provano a riscrivere le regole del mercato, ma occupano con intelligenza e personalità uno spazio che spesso viene trascurato: quello in cui l’accessibilità non deve essere sinonimo di compromesso. 

Le Nothing Headphone (a) sono esattamente questo tipo di prodotto. Un secondo capitolo nel mondo delle cuffie over-ear di Nothing che, almeno sulla carta, non si limita a scendere di prezzo rispetto alle headphone (1), ma prova a ridisegnare il concetto stesso di cosa si può aspettare chi vuole spendere meno senza rinunciare all’identità del brand. 

Dopo diversi giorni di utilizzo intenso, di ascolti prolungati, di sessioni di lavoro in smartworking, di tragitti in aereo e di chiamate in contesti rumorosi, abbiamo capito che queste cuffie meritano molto più di una rapida analisi delle specifiche. Meritano una riflessione vera. Ed è quella che cercheremo di fare in questa recensione.​

Design: trasparenza democratica

Partiamo dall’inizio, dall’impatto visivo, perché con Nothing è quasi impossibile fare diversamente. Le Headphone (a) arrivano in quattro colorazioni: Bianco, Nero, Rosa e Giallo. In questo caso la nostra unità in prova è nel colore Bianco. Un bianco che, a differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, non è piatto né anonimo. Grazie alla finitura a doppio stampaggio (two-shot moulding) sulle shell degli auricolari, la superficie presenta una profondità visiva che ci ha colpito: lucida, quasi ceramica, con un effetto di dimensionalità che richiama un oggetto di design piuttosto che una cuffia consumer.​

Recensione Nothing Headphone (a): le cuffie over ear accessibili a tutti 8

Sotto la scocca bianca, come da tradizione Nothing, si intravedono le strutture interne: le batterie, i cavi flex, la meccanica dell’archetto. È un détail che non tutti ameranno, ma che racconta qualcosa di fondamentale sulla filosofia del brand: non nascondere, mostrare. Essere onesti nella forma, prima ancora che nella funzione. 

Rispetto alle Headphone (1), che sono disponibili solo in Bianco e Nero e puntano su un’estetica più “adulta” e minimal, le Headphone (a) introducono colori più espressivi, chiaramente pensati per un pubblico giovane e fashion-conscious. Non è un caso: Nothing lo dice esplicitamente. È una scelta di posizionamento, non di design fine a sé stesso.​

La costruzione è solida, forse più di quanto ci si aspetterebbe guardando le cuffie. Gli archetti scorrevoli sono stati rinforzati con nylon riempito di fibra di vetro, mentre le cerniere e le parti in acciaio utilizzano la tecnologia Metal Injection Molding (MIM) per garantire rigidità e durabilità nel tempo. Questa è una differenza non banale rispetto alla generazione precedente, che utilizzava alluminio lavorato CNC per le parti strutturali. Il MIM è una scelta altrettanto valida, e in certi contesti anche superiore in termini di resistenza alla fatica, ma è bene saperlo: la sensazione al tatto è leggermente diversa, meno fredda e “premium” al primo contatto.

Il peso si attesta a 310 grammi, contro i 329 grammi delle Headphone (1). Una differenza di 19 grammi che sulla carta sembra insignificante, ma nell’uso prolungato si fa sentire, soprattutto in sessioni di ascolto che superano le due ore. La distribuzione del peso è comunque ben studiata. Il cuscino dell’archetto è imbottito con materiale in memory foam, così come i padiglioni auricolari, sviluppati specificatamente per essere comodi anche se si indossano orecchini. Un dettaglio piccolo, ma che racconta ancora una volta a chi è rivolto questo prodotto.​​

Recensione Nothing Headphone (a): le cuffie over ear accessibili a tutti 9

La custodia, però, è qui che emerge una prima differenza significativa rispetto al modello superiore. Le Headphone (a) vengono fornite con una pouch in tessuto flat, e non con una custodia rigida come quella delle Headphone (1). È una scelta comprensibile in ottica di contenimento dei costi, ma che incide concretamente sulla protezione durante il trasporto. La pouch è leggera (30 grammi), si appiattisce perfettamente nello zaino, ma non offre la stessa sicurezza strutturale di una custodia semi-rigida. Per chi le usa principalmente a casa o in ufficio, non è un problema. Per chi viaggia molto o le usa durante spostamenti quotidiani intensi, è un limite da tenere in considerazione.​​

La certificazione IP52 è presente, il che garantisce una protezione accettabile dalla polvere e dagli spruzzi d’acqua. Non sono cuffie da pioggia battente, ma reggono benissimo la sudorazione durante l’attività fisica leggera o una passeggiata sotto una leggera pioggerellina. Nothing ha testato le Headphone (a) contro più di 50 standard di affidabilità hardware, inclusi test di resistenza alla torsione, alle cadute, al calore e all’umidità, oltre a 5.000 cicli di collegamento/scollegamento del cavo di ricarica e 10.000 pressioni di ogni tasto. Sono numeri che ispirano fiducia.

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Controlli fisici: il ritorno alla materia

Se c’è una cosa che Nothing ha capito prima di molti altri brand, e che le Headphone (a) confermano senza dubbio, è che i controlli fisici non sono una scelta del passato. Sono una scelta del presente intelligente. In un periodo in cui quasi tutti competono a chi rende il touch panel più sensibile, più ampio, più swipe-friendly, Nothing ha scelto di tornare a qualcosa di diverso: meccanica, feedback tattile, precisione senza ambiguità.​

La Roller (la rotella) si usa per regolare il volume: si gira verso destra per alzarlo, verso sinistra per abbassarlo. Sembra banale, ma nella pratica è un’esperienza sorprendentemente soddisfacente. Il feedback è preciso, non c’è nessun momento in cui ti chiedi “l’ho girata abbastanza?”. Si sente fisicamente ogni scatto, si sente il volume cambiare in tempo reale nell’orecchio. Un’esperienza sensoriale completa che chi è abituato ai touch panel faticherà a voler abbandonare una volta provata. La pressione del rotore manda play/pausa, mentre la pressione prolungata cicla tra le modalità ANC.​

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Il Paddle è il controllo per la navigazione dei brani: pressione breve verso destra per il brano successivo, verso sinistra per tornare al precedente, tenuta prolungata per lo scrubbing rapido in avanzamento o riavvolgimento. Nella pratica, l’abbiamo trovato particolarmente utile durante l’ascolto di podcast lunghi o di mix DJ, dove l’esigenza di scorrere avanti o indietro di qualche minuto è frequente ma raramente soddisfatta con facilità dalle cuffie concorrenti.​

Il Button è il terzo controllo, completamente personalizzabile tramite app Nothing X. Di default può attivare l’assistente vocale, ma tramite app può diventare il pulsante per Camera Shutter (per scattare foto o girare video in modalità hands-free), Channel Hop (per saltare tra le app media senza toccare il telefono), ChatGPT (solo per utenti con smartphone Nothing), o per ciclare tra le modalità Spatial Audio. La flessibilità è encomiabile, ma richiede un minuto di configurazione iniziale per essere davvero utile. Di default, il Button è meno intuitivo della Roller o del Paddle.​

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Il sistema di controlli è praticamente identico a quello delle Headphone (1), ed è una scelta giusta. Non c’era niente da migliorare qui. È raro vedere continuità così coerente tra un modello e la sua versione “a”, spesso le aziende semplificano troppo i controlli per abbassare i costi. Nothing non lo ha fatto, e questo si apprezza enormemente nell’uso quotidiano.

Audio: titanio al posto del DNA KEF

Ed eccoci al cuore della questione. Al punto in cui l’operazione Headphone (a) si gioca la credibilità. Perché se sul design e sui controlli le differenze rispetto alle Headphone (1) sono contenute o addirittura migliorative, sul comparto audio la situazione è più articolata e merita un’analisi onesta.

Le Headphone (a) montano driver da 40 mm con diaframma in PEN+PU rivestito di titanio. Le Headphone (1) utilizzano anch’esse driver da 40 mm, ma con membrana in poliuretano puro e un tuning curato in collaborazione con KEF, storico marchio britannico dell’alta fedeltà. Questa differenza non è solo un fatto di specifiche: si traduce in due filosofie sonore distinte.​​

Il rivestimento in titanio sui driver delle Headphone (a) garantisce una maggiore rigidità della membrana, il che tende a produrre alti più estesi e veloci, con una risposta in frequenza nominale di 20 Hz – 40.000 Hz. Nelle sessioni di ascolto con materiale Hi-Res (sfruttando LDAC a 24-bit/96 kHz), abbiamo potuto apprezzare brillantezza nel registro acuto: il piatto della batteria in un brano jazz suonato tramite LDAC ha una presenza e una scintilla che sorprendono, soprattutto considerando la fascia di prezzo. La Dynamic Bass Enhancement basata su AI è un tocco genuinamente interessante: l’algoritmo “aggancia” le frequenze basse in tempo reale e le potenzia senza distorsione, un po’ come avere un subwoofer virtuale intelligente che sa quando intervenire e quando stare fermo.​

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La risposta nei bassi è fisica, presente, capace di dare soddisfazione sui generi più ritmici, hip-hop, EDM, pop, senza sfociare nell’eccessivo. I bassi suonano bene, hanno corpo senza essere esagerati. Le medie frequenze, tuttavia, sono dove emerge la differenza più marcata rispetto alle Headphone (1). La partnership con KEF dava alle Headphone (1) una qualità nelle frequenze medie che era difficile da battere a quel prezzo: voci centrate, piene, con una presenza fisica quasi tangibile, un senso di tridimensionalità che invitava a riascoltare lo stesso brano solo per il gusto di sentire come erano posizionati gli strumenti nella scena. Le Headphone (a) sono comunque buone nelle medie, tutt’altro che deludenti, ma mancano di quella naturalezza organica, di quella “carne” nelle voci che le Headphone (1) trasmettevano con particolare evidenza su brani vocali, acustici, jazz e musica classica leggera.​

In pratica: se la vostra playlist è dominata da pop, hip-hop, elettronica e rock, le Headphone (a) vi soddisferanno pienamente e in certi casi vi stupiranno. Se siete ascoltatori di jazz, classica, folk acustico o di qualsiasi genere in cui la voce umana e la naturalezza timbrica sono centrali, le Headphone (1) mantengono ancora un vantaggio percepibile, tuning KEF compreso.

L’equalizzatore a 8 bande nell’app Nothing X mitiga parzialmente questo gap: con un po’ di sperimentazione, si riesce a modellare il suono in modo soddisfacente anche su generi vocali. La community EQ Library offre preset già ottimizzati per generi specifici, e ne abbiamo trovati di ben costruiti per jazz e voce femminile. Ma è bene essere chiari: si sta correggendo, non scoprendo il suono “naturale” delle cuffie. Non è un difetto in assoluto, l’EQ è uno strumento potentissimo, ma è onesto dichiararlo.​

Lo Spatial Audio è invece un punto di forza genuino. La modalità Cinema replica l’acustica di una sala cinematografica, mentre la modalità Concert porta in prima fila a un live show. Non è head tracking come quello delle AirPods Max o del modello superiore con sensore di movimento, ma il risultato è comunque convincente per la visione di contenuti video. Guardando un film d’azione in Cinema Mode, l’effetto surround è apprezzabile e non artefatto come in certi competitor che spazializzano con poca grazia.

ANC: tre livelli, un’intelligenza artificiale e qualche limite

La cancellazione attiva del rumore è, insieme alla batteria, il capitolo tecnico su cui le Headphone (a) escono con più orgoglio. Il sistema ANC adattivo utilizza quattro microfoni totali, due per lato in configurazione ibrida (feedforward + feedback), gestiti da intelligenza artificiale per offrire tre livelli di intensità. Nel contesto pratico, la differenza tra i tre livelli è percettibile e utile: il livello basso va bene per l’ufficio aperto e le conversazioni lontane, il livello medio per i mezzi pubblici, il livello massimo per i contesti più rumorosi come strade trafficate o treni.​

Rispetto alle Headphone (1), che montano sei microfoni totali con quattro dedicati all’ANC e raggiungono fino a 42 dB di attenuazione, le Headphone (a) si fermano a 40 dB dichiarati ma usano solo quattro microfoni. La differenza numerica è minima, ma nella pratica si avverte su rumori a bassa frequenza (motori diesel, rombo dell’autobus, air conditioning potente): le Headphone (1) gestiscono leggermente meglio il basso-continuo, mentre le Headphone (a) performano in modo comparabile alle medie e alte frequenze. Non è un difetto grave, nessuna cuffia in questa fascia di prezzo neutralizza completamente i motori diesel, ma è corretto segnalarlo.​​

In metropolitana, dove l’ANC delle Headphone (a) si trova nel suo elemento, il risultato è davvero soddisfacente. Abbiamo indossato le cuffie durante l’ora di punta: con ANC al massimo e musica a volume moderato, il rumore del convoglio in movimento scende a un brusio lontano, e i picchi di rumore delle porte e degli annunci vengono attenuati in misura considerevole.

La Transparency Mode è ben implementata: l’algoritmo a tre microfoni raccoglie i suoni ambientali con naturalezza, senza quell’effetto telefonico o “in lattina” che affligge molte cuffie economiche. L’ambiente entra nelle orecchie con una qualità sorprendentemente fedele, il che rende la modalità pratica non solo per ascoltare annunci o parlare con qualcuno senza togliere le cuffie, ma anche per l’uso durante camminate in città dove serve mantenere la consapevolezza del traffico.​

La Clear Voice Technology, addestrata su oltre 28 milioni di scenari reali, gestisce bene le chiamate in ambienti difficili. In una telefonata condotta dal bordo di una strada trafficata, il nostro interlocutore non ha segnalato problemi di intelligibilità, né rumori di fondo invasivi. L’isolamento della voce è preciso, efficace, senza artefatti artificiali. Le quattro capsule microfoniche fanno il loro lavoro senza fare notizia, che è esattamente quello che ci si aspetta da un buon sistema ANC.​

Batteria: il vero punto di vantaggio

Se c’è un aspetto in cui le Headphone (a) non hanno rivali nella loro fascia di prezzo, e forse anche in fasce superiori, è la batteria. Nothing ha scelto di equipaggiare queste cuffie con un doppio core batteria da 1.060 mAh complessivi, un’architettura che consente un’autonomia straordinaria.​

I numeri: fino a 135 ore con ANC disattivato (codec AAC), fino a 75 ore con ANC attivo (AAC), fino a 90 ore senza ANC in LDAC, fino a 62 ore con ANC attivo in LDAC. Sono cifre che non si vedono su cuffie concorrenti nella stessa fascia, e Nothing lo sa bene.

Recensione Nothing Headphone (a): le cuffie over ear accessibili a tutti 32

Il confronto con le Headphone (1) è illuminante: il modello superiore arriva a 80 ore senza ANC e a 35 ore con ANC attivo. Le Headphone (a) le surclassano su tutta la linea, quasi il doppio dell’autonomia in condizioni simili. Questo è possibile grazie alla combinazione del doppio chipset dedicato e dell’architettura battery ottimizzata per sostenere l’ANC AI a lungo termine senza degradare l’autonomia in modo proporzionale.​​

La ricarica rapida funziona benissimo: 5 minuti di collegamento al cavo USB-C danno 8 ore di riproduzione senza ANC, o 5 ore con ANC attivo. Una ricarica completa richiede 2 ore. Nella pratica, abbiamo quasi smesso di monitorare il livello della batteria dopo il secondo giorno di utilizzo, sapendo che, anche con un uso intenso di 5-6 ore al giorno con ANC attivo, avremmo avuto 10-12 giorni di autonomia prima di dover ricaricare. È un tipo di libertà che, una volta sperimentata, si fa fatica ad abbandonare.​

Un dettaglio pratico da non sottovalutare: le Headphone (a) possono essere ricaricate non solo dalla presa a muro, ma anche direttamente dal telefono o dal computer tramite USB-C. Per chi è spesso in viaggio o ha una scrivania piena di cavi, è una comodità concreta.

Connettività: Bluetooth 5.4 e un’ottima integrazione

Sul fronte connettività, le Headphone (a) portano un aggiornamento rispetto al modello precedente: Bluetooth 5.4 contro il 5.3 delle Headphone (1). La differenza pratica è difficile da misurare in condizioni d’uso normali, ma il 5.4 offre teoricamente una migliore gestione delle connessioni multiple e una latenza ridotta. Il raggio di connessione è di 10 metri.​​

La doppia connessione simultanea funziona bene, con supporto per Android, iOS e Windows. Il passaggio da uno smartphone all’altro, o da telefono a PC, avviene in modo abbastanza fluido. Abbiamo usato le cuffie collegate contemporaneamente ad iPhone e a un MacBook: la commutazione avviene con un tocco e non richiede operazioni manuali nell’app. Google Fast Pair e Microsoft Swift Pair sono entrambi supportati, il che semplifica il setup iniziale su dispositivi compatibili.​

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I codec supportati sono AAC, SBC e LDAC. L’assenza di aptX o aptX HD non è una mancanza critica, LDAC copre ampiamente le esigenze audiofili, ma è un dato utile da conoscere per chi usa PC Windows in scenari di gaming o video editing dove la latenza è critica. In tal caso, è preferibile usare la connessione cablata via USB-C o jack da 3,5 mm, entrambi presenti nella confezione.​ La Low-latency mode è disponibile per ridurre il ritardo di audio nei giochi e nei video, anche se, come per tutte le cuffie Bluetooth, non si raggiungerà mai la latenza zero di una connessione cablata. Per la visione di film o serie TV in streaming, la modalità standard è già sufficientemente sincrona da non creare problemi di lip-sync evidenti.​

App Nothing X: l’ecosistema che convince

L’app Nothing X è uno degli aspetti più sottovalutati dell’esperienza con queste cuffie, e vale la pena soffermarsi su di essa con attenzione. Non è solo un pannello di controllo: è un sistema di personalizzazione completo e ben costruito.

L’equalizzatore a 8 bande dà un controllo sufficiente sul suono per adattarlo a qualsiasi preferenza o stile musicale. Abbiamo testato diversi profili personalizzati: un profilo “vocal forward” per podcast che alzava leggermente le medie e abbassava i sub, un profilo “bass boost” per sessioni di gym, e un profilo flat per l’ascolto critico di musica in LDAC. Ciascuno ha dato risultati chiari e coerenti, senza artefatti o distorsioni anche a impostazioni estreme.​

La EQ Library, curata da audiofili, artisti in collaborazione e dalla community Nothing, è un tocco di intelligenza collettiva raro in questo settore. Abbiamo scaricato due profili creati dalla community e tutti e due erano di qualità superiore a quanto ci saremmo aspettati: evidentemente la base utenti Nothing ha una cultura audiofila ben sviluppata. La funzione di condivisione via QR code aggiunge un elemento quasi social all’esperienza, come condividere una playlist ma per il suono.​

Il tracking delle cuffie, che permette di identificare l’ultimo punto di connessione, è una funzione banale ma salvavita se siete smemorati come me: quante volte si lasciano le cuffie sul treno, in ufficio, a casa di qualcuno?​

Per chi usa smartphone Nothing, l’integrazione diventa ancora più profonda: ChatGPT attivabile con la voce, Essential Space, Essential News direttamente nelle orecchie. L’integrazione con l’ecosistema è chiaramente uno degli argomenti di vendita più forti per chi è già dentro al mondo del brand. Per tutti gli altri, utenti iPhone o Android generico, le funzioni core dell’app rimangono comunque complete e soddisfacenti.​

Conclusioni: chi dovrebbe comprare le Headphone (a)?

Dopo giorni di utilizzo, la conclusione è questa: le Nothing Headphone (a) sono uno tra i prodotti più interessanti che siano usciti nel segmento delle cuffie over-ear sotto i 250 euro negli ultimi anni. Non perché siano perfette, non lo sono, ma perché riescono a fare cose che nessun altro prodotto nella loro fascia di prezzo riesce a fare simultaneamente: design distintivo e costruzione solida, audio di qualità con DSP AI, ANC funzionale a tre livelli, batteria da record e controlli fisici eccellenti.

Recensione Nothing Headphone (a): le cuffie over ear accessibili a tutti 38

Le Headphone (a) sono la scelta giusta se cercate un prodotto che vi duri a lungo tra una ricarica e l’altra, che suoni bene con la vostra playlist quotidiana, che si faccia riconoscere esteticamente e che funzioni con intelligenza anche senza app aperte. Sono ottime per il pendolarismo, lo smartworking, la palestra, i viaggi brevi e il relax serale.​

Le Headphone (1) rimangono la scelta per chi ascolta principalmente musica vocale, jazz, acustica o classica leggera e vuole il meglio in termini di naturalezza timbrica, per chi ha bisogno della massima protezione con custodia rigida, o per chi usa le cuffie anche per contenuti video e vuole il spatial audio con head tracking. Il prezzo di 299€ è giustificato da questi plus, ma solo se li usate davvero. 

In entrambi i casi, Nothing ha costruito qualcosa che vale più del suo prezzo. E questo, nel 2026, non è così scontato.​​

Disponibilità e prezzo delle Nothing Headphone (a)

Le nuove Nothing Headphone (a) sono già disponibili al pre-ordine in Italia, nelle quattro colorazioni Black, White, Pink e Yellow, al prezzo di 159 euro. Le vendite effettive partiranno il 13 marzo 2026 per tutte le colorazioni tranne la gialla, in edizione limitata, che sarà disponibile dal 6 aprile 2026.

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Pro:

    Autonomia eccezionale: fino a 135 ore senza ANC
    Design trasparente unico e costruzione solida
    Controlli fisici precisi e soddisfacenti
    ANC a tre livelli con trasparency mode naturale
    Certificazione Hi-Res Audio e LDAC a prezzo contenuto

Contro:

    Tuning audio meno raffinato rispetto alle Headphone (1) con KEF
    Spatial Audio statico, senza head tracking
    Pouch flat poco protettiva per il trasporto
    Alcune funzioni avanzate (ChatGPT, Essential Space) limitate agli smartphone Nothing

Voto finale:

9.5