ASUS Zenbook 14 è uno di quei notebook che, a prima vista, sembrano semplicemente portare avanti una formula già conosciuta. In realtà questa nuova generazione nasconde una particolarità interessante: ASUS ha costruito sostanzialmente lo stesso concetto di ultraportatile attorno a piattaforme profondamente differenti, proponendo configurazioni Snapdragon, AMD e Intel che condividono filosofia, dimensioni e parte dell’esperienza d’uso, ma cambiano parecchio nel modo in cui raggiungono il risultato.
In test la variante con AMD Ryzen AI 7 345, probabilmente quella più classica nell’approccio per chi vuole rimanere nel mondo x86 senza rinunciare alle nuove funzionalità AI di Windows. Ma più che il processore preso singolarmente, è l’equilibrio generale della macchina ad avermi convinto: è piccola, leggerissima, silenziosa, ha un’autonomia realmente elevata e soprattutto ASUS è riuscita a migliorare alcuni di quei dettagli che si percepiscono soltanto utilizzando un notebook per parecchie ore.
Segui TuttoTech.net su Google Discover
Il design si fa apprezzare soprattutto quando inizi a usarlo
A prima vista lo Zenbook 14 continua a essere immediatamente riconoscibile come uno Zenbook, ma nell’utilizzo quotidiano il passo in avanti rispetto alle generazioni precedenti è più evidente.. Il peso si ferma a circa 1,1 kg, lo spessore rimane estremamente contenuto e siamo davanti a una macchina che si prende facilmente con una mano, entra praticamente in qualsiasi zaino e che dopo una giornata in giro quasi ci si dimentica di avere con sé. ASUS continua a puntare sul Ceraluminum, ormai diventato uno dei materiali caratteristici della famiglia Zenbook, e la finitura esterna è piacevole, ma ciò che mi ha colpito maggiormente è il feeling restituito dalla parte interna. La zona del palm rest è ancora più morbida e piacevole rispetto alle precedenti generazioni, quasi meno fredda e metallica al tatto, e quando si passa molto tempo a scrivere è un dettaglio che finisce per fare realmente la differenza. Non so ancora se ASUS sia intervenuta internamente sulla struttura, sui materiali o semplicemente sulla lavorazione delle superfici, perché dobbiamo ancora aprire il notebook, ma il risultato è una macchina che restituisce un feeling premium senza perdere quella sensazione di leggerezza che si ricerca su un ultraportatile.
La costruzione è solida, la macchina è semplice da maneggiare e anche nei continui spostamenti non dà mai l’impressione di essere delicata. È uno di quei notebook nati per essere utilizzati fuori casa, non semplicemente per essere sottili sulla scheda tecnica. La dotazione di porte è essenziale ma comunque sufficiente: troviamo una USB Type C 3.2 Gen 2 con supporto a display e alimentazione, una USB Type A 3.2 Gen 1, HDMI 2.1 TMDS e jack audio combinato da 3,5 mm. Avrei probabilmente gradito una seconda Type C, ma almeno non siamo davanti a una macchina che elimina completamente le connessioni tradizionali. Sulla costruzione interna torneremo invece dopo aver rimosso il fondo, perché voglio verificare disposizione della scheda madre, raffreddamento, SSD e possibilità di intervento sull’hardware.
Tastiera e trackpad sono una combo veramente riuscita
Uno dei miglioramenti più evidenti di questa generazione riguarda la tastiera. ASUS dichiara 1,7 mm di corsa, un valore già interessante considerando lo spessore complessivo della macchina, ma il dato numerico racconta soltanto una parte dell’esperienza. La pressione dei tasti è decisa, il punto di attuazione è chiaramente percepibile e soprattutto c’è un feedback molto soddisfacente durante la scrittura. Non è una tastiera completamente silenziosa, c’è quel minimo di rumore che accompagna ogni pressione, ma personalmente è qualcosa che ho apprezzato perché contribuisce a dare una risposta più netta sotto le dita. È una tastiera sulla quale si scrive veramente bene, e quando un ultraportatile viene utilizzato per ore per mail, documenti, articoli o semplicemente per lavorare in mobilità è una qualità che considero molto più importante di tante specifiche che fanno bella figura soltanto sulla confezione. A completare il tutto c’è il palm rest particolarmente piacevole di cui parlavo prima, perché l’insieme tra superficie, posizione delle mani e corsa della tastiera rende le lunghe sessioni di scrittura particolarmente confortevoli.
Molto buono anche il trackpad, ampio, veloce e preciso. Le gesture vengono riconosciute immediatamente, lo scorrimento è fluido e il puntatore segue bene anche i movimenti più piccoli. C’è soltanto un aspetto che avrei migliorato: non possiamo cliccare con la stessa libertà su tutta la superficie e, avvicinandosi alla parte superiore, il meccanismo diventa progressivamente più rigido. Su una macchina di questo livello avrei gradito un click uniforme in tutti e quattro gli angoli, ma rimane comunque un trackpad di assoluto livello e, insieme alla tastiera, rappresenta uno dei punti più riusciti del notebook.
L’OLED convince, ma i 60 Hz iniziano a stare stretti
ASUS ci ha ormai abituati bene con i suoi pannelli OLED e anche su questo Zenbook troviamo un display da 14 pollici in formato 16:10, risoluzione 1920 x 1200 pixel, copertura del 100% DCI P3 e una buona calibrazione già di fabbrica. Nell’utilizzo quotidiano è un bel pannello: i colori sono piacevoli, il contrasto è quello che ci aspettiamo da un OLED, i neri sono perfetti e anche nella fruizione di contenuti multimediali la resa è convincente. La risoluzione Full HD+ può sembrare poco spettacolare rispetto ai tanti OLED 2,8K o 3K presenti sul mercato, ma su 14 pollici rimane più che sufficiente e contribuisce anche a contenere consumi e carico grafico.
Il vero limite, però, sono i 60 Hz. Non è una questione di gaming, il problema è che il resto del notebook è talmente rapido e reattivo che il display finisce quasi per nascondere parte di questa velocità. Apertura delle applicazioni, multitasking e risposta del sistema sono molto veloci, ma scrolling, animazioni e spostamento delle finestre non riescono ad avere quella stessa sensazione di fluidità che oggi restituisce un pannello da 90 o 120 Hz. Ed è un peccato proprio perché, tolto questo aspetto, il pannello è assolutamente valido: la qualità dell’immagine non è in discussione e la calibrazione è già buona senza dover intervenire manualmente, ma una frequenza di aggiornamento superiore avrebbe valorizzato molto meglio la reattività complessiva della macchina.
Ryzen AI 7 345: non vuole battere record, vuole trovare l’equilibrio
Il cuore della nostra configurazione è AMD Ryzen AI 7 345, un processore della famiglia Krackan Point realizzato a 4 nanometri e caratterizzato da una struttura ibrida piuttosto interessante. Abbiamo sei core e dodici thread complessivi, divisi tra due core Zen 5 ad alte prestazioni, capaci di raggiungere fino a 4,6 GHz, e quattro core Zen 5c più compatti ed efficienti. A completare il SoC troviamo la NPU XDNA 2 da 50 TOPS, che permette alla macchina di soddisfare i requisiti Microsoft per i Copilot+ PC, e la grafica integrata Radeon 840M basata su RDNA 3.5. Ed è proprio provando la macchina che si capisce quale sia la filosofia di questo Ryzen: non è un processore pensato per inseguire la massima prestazione possibile a qualsiasi costo, ma una piattaforma estremamente elastica nel modo in cui utilizza l’energia.
Nell’utilizzo quotidiano, tra browser, scrittura, contenuti multimediali, applicazioni Office e multitasking, abbiamo osservato consumi che generalmente si muovono tra circa 5 e 10 watt. Questo ha un impatto diretto sia sulle temperature sia sulla rumorosità, perché durante il normale utilizzo la CPU rimane abbondantemente al di sotto dei 60 gradi e nella maggior parte delle situazioni la ventola è completamente ferma oppure gira a regimi talmente contenuti da risultare praticamente inudibile. Per molti carichi sembra quasi di utilizzare una macchina fanless. Portandolo invece volutamente al limite attraverso uno stress test, quindi in uno scenario decisamente poco rappresentativo dell’utilizzo quotidiano, abbiamo visto temperature arrivare fino a circa 88 gradi. Anche in queste condizioni, però, la gestione acustica rimane molto buona: la ventola diventa percepibile, ovviamente, ma non arriva mai a produrre un rumore eccessivo o particolarmente fastidioso.
Lo stesso comportamento si vede analizzando i consumi. Nei primi istanti di uno stress test il Ryzen AI 7 345 può arrivare a toccare picchi nell’ordine dei 40 watt, per poi stabilizzarsi progressivamente intorno ai 35 watt previsti da ASUS per questa configurazione. Ed è forse questo uno degli aspetti più riusciti della piattaforma: quando la potenza non serve consuma veramente poco, quando invece arriva un carico importante sfrutta tutto il margine termico ed energetico disponibile, per poi assestarsi su valori che il sistema di raffreddamento riesce a sostenere senza diventare fastidioso.
Anche i benchmark restituiscono risultati coerenti con questa filosofia. In Cinebench R23 ci siamo mossi nell’ordine dei 1.800 punti in single core e circa 11.500 punti in multi core, mentre su Geekbench 6 siamo attorno ai 2.500 punti in single core e poco meno di 9.000 punti in multi core. Non sono numeri pensati per mettere in difficoltà le CPU mobile più potenti sul mercato, ma in relazione a peso, consumi e gestione termica della macchina sono risultati convincenti, soprattutto perché nell’utilizzo quotidiano non ho praticamente mai percepito una mancanza di reattività.
L’anello debole della piattaforma è piuttosto la Radeon 840M. AMD ha scelto una configurazione con appena quattro Compute Unit e siamo chiaramente lontani dalle migliori integrate che l’azienda è in grado di offrire sulle piattaforme Ryzen AI superiori. Qualcosina si riesce comunque a fare anche in gaming: in Full HD, lavorando con dettagli bassi e accettando qualche compromesso, alcuni titoli possono essere giocati senza particolari problemi, ma bisogna avere molto chiaro il contesto, perché questo non è un notebook da gaming e non vuole esserlo. La Radeon 840M è però meno limitante di quanto il numero di core possa far pensare quando ci si allontana dai videogiochi: per il normale lavoro grafico, accelerazione video e anche per sessioni di foto editing e video editing non particolarmente pesanti riesce a svolgere tranquillamente il proprio lavoro. Non sceglierei questa macchina per montaggi complessi con molte tracce, effetti pesanti o workflow professionali particolarmente impegnativi, ma per un utilizzo creativo normale l’integrata non rappresenta un limite assoluto della piattaforma. Ed è proprio questo il punto: la GPU è l’elemento meno impressionante della scheda tecnica, ma non rovina il comportamento complessivo della macchina.
13 o 14 ore vere sono il dato che conta di più
La versione AMD utilizza una batteria da 70 Wh, una capacità importante per una macchina che pesa poco più di un chilogrammo, e l’efficienza mostrata dal Ryzen AI 7 345 si traduce direttamente nell’autonomia. Con un utilizzo misto reale ci siamo attestati intorno alle 13 o 14 ore di utilizzo. Non parliamo quindi di riproduzione video in loop, Wi Fi disattivato o condizioni costruite appositamente per ottenere il numero più alto possibile, ma di navigazione, scrittura, applicazioni da lavoro, contenuti multimediali e normale multitasking. È il genere di autonomia che cambia realmente il modo in cui si utilizza un portatile, perché significa poter uscire al mattino senza preoccuparsi necessariamente del caricatore e affrontare tranquillamente una giornata di lavoro.
La ricarica avviene tramite USB C Power Delivery e il notebook supporta alimentatori tra 45 e 68 watt. Con un caricatore da almeno 68 watt ASUS dichiara inoltre la possibilità di riportare la batteria fino al 60% in 49 minuti, a condizione che il notebook sia spento o in standby; superata quella soglia, la ricarica prosegue poi a velocità normale. È una funzione particolarmente coerente con la filosofia dello Zenbook, perché anche una sosta relativamente breve può restituire diverse ore di autonomia, senza dover utilizzare alimentatori proprietari.
Lo Zenbook 14 è tanta roba, il prezzo però è da 2026
Dopo averlo utilizzato per diversi giorni, quello che mi rimane di questo Zenbook 14 non è il singolo benchmark e probabilmente neppure il Ryzen AI 7 345 preso isolatamente. È il livello di equilibrio che ASUS è riuscita a raggiungere mettendo insieme tutte le componenti della macchina. È un notebook estremamente leggero, comodo da portare praticamente ovunque e costruito meglio rispetto alle generazioni precedenti soprattutto in quei punti che si percepiscono realmente dopo ore di utilizzo. Il trattamento del palm rest è molto piacevole, la tastiera ha fatto un notevole salto in avanti e il trackpad è rapido e preciso. Sono aspetti difficili da raccontare attraverso una scheda tecnica, ma sono anche quelli con cui si interagisce continuamente ogni volta che si apre il notebook.
Il Ryzen AI 7 345 si sposa molto bene con questa filosofia. Non prova a trasformare lo Zenbook in una workstation e non sacrifica autonomia, temperature e rumorosità per inseguire qualche punto percentuale di prestazioni in più. Durante il lavoro leggero riesce a consumare tra 5 e 10 watt, mantenendo il sistema fresco e praticamente silenzioso, mentre quando il carico aumenta è capace di spingersi fino ai 35 watt sostenuti senza mettere in difficoltà il sistema di raffreddamento. In questo senso le 13 o 14 ore di autonomia reale sono probabilmente il dato che racconta meglio la macchina, perché non sono un numero teorico riportato sulla confezione, ma significano concretamente poter lavorare per un’intera giornata senza vivere alla ricerca di una presa.
Naturalmente qualche compromesso rimane. Quello che pesa maggiormente è il display OLED fermo a 60 Hz. Il refresh rate finisce quasi per mettere un freno visivo a un sistema che, sotto, è molto più rapido di quanto sembri. Poi c’è la Radeon 840M, che è chiaramente l’anello debole della piattaforma AMD, soprattutto rispetto alle integrate più evolute che abbiamo visto arrivare negli ultimi anni. Quattro Compute Unit sono poche e chi pensa di utilizzare lo Zenbook come piccolo portatile da gaming dovrebbe guardare altrove. Allo stesso tempo, però, non bisogna trasformare questo limite in un problema più grande di quanto sia realmente: per produttività, editing fotografico e anche video editing moderato svolge tranquillamente il proprio lavoro.
Ed è qui che entra in gioco anche il posizionamento dell’intera famiglia. ASUS ha scelto di proporre questo Zenbook attraverso piattaforme molto diverse: si parte dalla versione Snapdragon intorno ai 999 euro, si arriva a questa configurazione AMD da 1.399 euro (1.199 per Ryzen AI 5) e si sale ulteriormente con le varianti Intel, che possono arrivare intorno ai 1.499 euro. La versione AMD finisce quindi esattamente nel mezzo, e probabilmente è proprio qui che trova il suo senso. Rispetto a Snapdragon mantiene l’ambiente x86 tradizionale e azzera praticamente qualsiasi dubbio legato alla compatibilità software, mentre rispetto alle configurazioni Intel più costose permette di contenere sensibilmente il prezzo senza rinunciare a prestazioni, autonomia e funzionalità Copilot+.
ASUS Zenbook 14 è finalmente molto maturo, non prova più a impressionare con un singolo numero ma riesce a fare bene quasi tutto ciò che conta davvero su una macchina di questo tipo. E probabilmente, tra le diverse anime con cui ASUS ha deciso di proporre questo notebook, quella AMD è anche la più facile da consigliare a un pubblico ampio, perché riesce a mettere insieme compatibilità, efficienza, prestazioni e prezzo senza chiedere all’utente di accettare compromessi troppo importanti. Il prezzo resta importante ma ormai, nel 2026, ci siamo abituati. Toccherà attendere qualche sconticino.
I nostri contenuti da non perdere:
- 🔝 Importante: Octopus Energy abbassa il prezzo di Luce e Gas, allunga la durata a 24 mesi e onora i già clienti in scadenza
- 📚 Approfitta ora e studia (o gioca) meglio: i migliori notebook MSI in offerta per il Back To School 2026
- 💰 Risparmia sulla tecnologia: segui Prezzi.Tech su Telegram, il miglior canale di offerte
- 🏡 Seguici anche sul canale Telegram Offerte.Casa per sconti su prodotti di largo consumo









