Il boom dei data center, alimentato soprattutto dalla crescente domanda di infrastrutture necessarie per sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, si sta scontrando con una crescente opposizione da parte delle comunità locali. Un segnale particolarmente evidente arriva dagli Stati Uniti, dove le elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026 hanno portato una serie di risultati sfavorevoli per chi punta a costruire nuove strutture sul territorio; in diversi Stati infatti, gli elettori hanno sostenuto proposte pensate per limitare la diffusione dei data center, arrivando in alcuni casi a chiedere il divieto totale delle nuove costruzioni.

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Oltre 30 referendum approvati contro i data center negli Stati Uniti

Il voto ha coinvolto complessivamente 45 referendum distribuiti in 10 Stati, con l’obiettivo di introdurre restrizioni alla costruzione e all’attività dei data center. Secondo i dati disponibili nella mattinata di mercoledì 4 novembre, 33 proposte volte a limitare in qualche modo queste infrastrutture erano già state approvate, mentre per altre sei si prevedeva un risultato contrario alla loro realizzazione. Cinque località non avevano ancora pubblicato i risultati definitivi.

Il quadro emerso dalle urne è piuttosto netto: soltanto un comune, Harwood, nel Dakota del Nord, ha votato contro una misura che avrebbe imposto all’amministrazione locale di organizzare udienze pubbliche prima di autorizzare grandi progetti industriali, compresi i data center da almeno 100 watt.

Le proposte sottoposte agli elettori non erano tutte uguali e prevedevano interventi di diversa portata, tra le misure approvate figurano divieti assoluti di costruzione di nuovi data center, moratorie temporali, limiti al consumo energetico e obblighi di consultazione pubblica prima che le amministrazioni possano autorizzare nuovi progetti. Si tratta di strumenti differenti, ma accomunati dalla volontà di concedere alle comunità locali un maggiore controllo sulle infrastrutture che vengono realizzate nei rispettivi territori.

La questione è particolarmente rilevante considerando le dimensioni raggiunte dal settore negli Stati Uniti, dove la domanda di capacità di calcolo continua a crescere parallelamente agli investimenti nell’intelligenza artificiale. La costruzione di queste strutture comporta infatti un notevole impiego di risorse, soprattutto in termini di energia, e sta diventando un tema sempre più presente nel dibattito politico locale.

Lo stato in cui l’opposizione ai data center è emersa con maggiore forza è senza dubbio l’Ohio, qui sono presenti 257 data center e, durante le elezioni, la questione è stata sottoposta al voto in 20 diverse località. In tutti i casi, le proposte per limitarne la presenza risultavano approvate o destinate a esserlo sulla base dei risultati disponibili.

Particolarmente significativi sono i risultati ottenuti a Urbana e Hubbard, dove i cittadini erano chiamati a esprimersi su proposte che prevedevano un divieto totale di costruzione di nuovi data center. In entrambe le città il risultato è stato schiacciante: rispettivamente il 76% e il 77% degli elettori si è espresso a favore delle restrizioni.

L’opposizione a queste infrastrutture ha avuto un peso anche nella competizione politica per il Senato degli Stati Uniti in Ohio. Il democratico Sherrod Brown aveva infatti messo la lotta contro i data center al centro della propria campagna elettorale, attaccando direttamente il suo avversario Jon Husted, senatore in carica, che aveva definito “il volto dei data center”. Brown lo aveva inoltre indicato come una delle ragioni della presenza di oltre 200 strutture di questo tipo nello Stato.

Secondo quanto riportato, Brown è risultato vincitore della competizione elettorale. Un risultato che si inserisce in un quadro più ampio, nel quale la contrarietà ai data center sembra aver influenzato anche altre consultazioni in tutto il Paese.

A confermare il peso crescente dell’argomento è anche un sondaggio di NBC, secondo cui il 56% degli elettori ha considerato l’intelligenza artificiale e i data center un fattore cruciale o determinante nella scelta del proprio voto per il Congresso. Un dato che mostra come le conseguenze della corsa all’intelligenza artificiale stiano iniziando a incidere non soltanto sulle strategie delle grandi aziende tecnologiche, ma anche sulle decisioni politiche e sulle priorità degli elettori americani.