Blue Origin vuole giocare un ruolo sempre più importante nella corsa allo spazio e ha deciso di farlo con un investimento che guarda ben oltre i prossimi lanci. L’azienda fondata da Jeff Bezos sta ampliando le proprie infrastrutture in Florida con nuove piattaforme di lancio, un impianto dedicato alla produzione dei razzi e altre navi per recuperare i booster.
Al centro del progetto c’è New Glenn, il vettore pesante con cui la società punta a competere con SpaceX nel mercato dei lanci orbitali. L’ambizione è arrivare a sostenere più voli ogni settimana entro la fine del decennio, ma prima sarà necessario superare le difficoltà operative degli ultimi mesi e costruire un sistema capace di gestire missioni sempre più frequenti.
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Blue Origin investe 330 milioni di dollari per produrre fino a 150 stadi superiori all’anno

Uno degli interventi più importanti riguarda il campus produttivo Rocket Park, vicino al Kennedy Space Center, in Florida; Blue Origin ha avviato un ampliamento da 330 milioni di dollari destinato a sostenere la produzione della variante New Glenn 9×4. Il nuovo impianto dovrebbe essere completato nell’estate del 2027 e consentirà di arrivare a una capacità produttiva di fino a 150 stadi superiori all’anno.
Per raggiungere questo traguardo, l’azienda sta investendo in sistemi automatizzati per lavorazioni meccaniche, saldatura, movimentazione dei materiali e ispezione dei componenti. L’intento è rendere le operazioni più uniformi e ripetibili, individuando eventuali problemi nelle prime fasi della lavorazione. Il progetto comprende anche interventi dedicati alla preparazione delle carenature, al trattamento dei materiali, alle attrezzature e allo stoccaggio, il tutto per ridurre gli ostacoli che possono rallentare il passaggio dei componenti dalla fabbrica alle successive fasi di integrazione.
L’espansione arriva in un momento delicato per il programma New Glenn, rimasto fermo dopo l’incidente che nel maggio 2026 ha danneggiato la piattaforma di lancio in Florida. Il ritorno al volo è atteso per l’inizio del 2027, ma l’ambizione di Blue Origin è guardare ben oltre la ripresa delle missioni, costruendo le basi per un’attività molto più frequente.
Nuove piattaforme di lancio e strutture per preparare più missioni contemporaneamente

La strategia non si limita però solo alle fabbriche. Blue Origin sta ampliando anche le infrastrutture operative di Cape Canaveral, con l’obiettivo di rendere più efficiente la preparazione dei razzi e dei carichi destinati all’orbita. L’azienda sta già costruendo una seconda piattaforma presso il Launch Complex 36, identificata come LC-36B, destinata alla variante New Glenn 9×4, mentre la struttura LC-36A rimarrà invece il riferimento operativo per il New Glenn 7×2.
A queste infrastrutture si aggiungeranno altre due piattaforme di lancio sulla Space Coast, progettate per aumentare la flessibilità delle operazioni. Blue Origin ha inoltre presentato una richiesta per aumentare da 12 a 50 lanci annuali il limite autorizzato per il Launch Complex 36, una richiesta sotto valutazione che non ha ancora ricevuto un’autorizzazione ufficiale.
Un altro tassello è la nuova struttura per l’integrazione dei carichi, sviluppata in collaborazione con la U.S. Space Force; l’impianto comprenderà quattro baie per i carichi utili, due aree per l’incapsulamento e uno spazio dedicato alla gestione di più missioni. In questo modo, Blue Origin potrà lavorare contemporaneamente alla preparazione di diversi carichi, compresi quelli destinati alle missioni di sicurezza nazionale, senza dover necessariamente attendere la conclusione di tutte le operazioni relative a un singolo lancio.
Questo rappresenta un cambiamento importante nell’organizzazione del lavoro, in quanto non si tratta soltanto di portare più razzi sulla rampa, ma fare in modo che preparazione dei veicoli, integrazione dei carichi e operazioni di lancio procedano in parallelo.
La riutilizzabilità è un altro elemento centrale del piano. Blue Origin dispone già della piattaforma marittima Jacklyn, utilizzata per recuperare il primo stadio del New Glenn dopo il rientro; la società ha annunciato che sta lavorando alla realizzazione di altre due piattaforme di atterraggio navali, così da aumentare le possibilità di recupero e rendere più flessibile la gestione delle missioni.
Per un razzo riutilizzabile infatti, il lavoro non termina con l’atterraggio; il booster deve essere recuperato, ispezionato, sottoposto agli interventi necessari e preparato per un nuovo volo. Avere più piattaforme disponibili può aiutare a evitare che le operazioni marittime diventino un ostacolo alla frequenza dei lanci.
Il New Glenn è progettato per riutilizzare il primo stadio per almeno 25 voli; la capacità di riportare a terra il booster e rimetterlo in servizio è quindi essenziale per sostenere un ritmo operativo elevato e, nel lungo periodo, contribuire a contenere i costi delle missioni.
Oltre 3 miliardi di dollari investiti in Florida per sfidare SpaceX

L’espansione annunciata si inserisce però in un piano ancora più ampio. Blue Origin dichiara di aver investito oltre 3 miliardi di dollari in strutture e infrastrutture in Florida, dove conta più di 5.000 dipendenti e oltre 500 fornitori locali. La rete produttiva e operativa dell’azienda si estende su più di 20 siti tra le contee di Brevard e Orange, una presenza che ha un peso significativo nell’economia spaziale della regione e che Blue Origin vuole rafforzare ulteriormente nei prossimi anni.
Il confronto con SpaceX rimane comunque inevitabile. L’azienda di Elon Musk ha accumulato una lunga esperienza nei lanci orbitali e nella gestione di vettori riutilizzabili, mentre Blue Origin sta ancora consolidando la propria attività con New Glenn. Il razzo ha già raggiunto l’orbita e dimostrato la possibilità di recuperare il primo stadio, ma il programma deve ancora affrontare le conseguenze degli incidenti e delle difficoltà operative del 2026.
Per trasformare i risultati ottenuti in un’attività regolare serviranno affidabilità, tempi di preparazione più brevi e una gestione efficiente delle operazioni a terra. Come anticipato in apertura, tutti questi sforzi puntano a garantire una piattaforma che permetta più voli ogni settimana entro la fine del decennio, risultando quindi un progetto molto ambizioso. Le nuove infrastrutture rappresentano un passo importante in questa direzione, ma la vera prova sarà dimostrare che New Glenn può sostenere un calendario fitto di missioni senza compromettere sicurezza e affidabilità.
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