Keychron per noi ha sempre significato tastiere meccaniche, e sulle nostre pagine ne sono passate parecchie, dalla compatta K9 Max portata in giro insieme al MacBook Air fino alla più recente V10 Ultra 8K. Quando l’azienda ha presentato la sua prima docking station, ve ne avevamo parlato con una certa curiosità: passare da un tavolo di tasti a un oggetto pieno di porte, standard e watt non è un salto banale, e non tutti i produttori riescono a farlo al primo colpo. Dopo averla usata sulla nostra scrivania, collegata al MacBook Air, possiamo dire che il tentativo è riuscito molto bene. Non è perfetta, e vi spieghiamo subito dove secondo noi avrebbe potuto fare ancora meglio, ma per essere un esordio è un prodotto decisamente maturo.
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Design e costruzione, un monolite d’alluminio che sta bene accanto a un Mac
La prima cosa che colpisce è la qualità costruttiva, che in questo caso è decisamente ottima. Keychron ha scelto un corpo in alluminio lavorato a controllo numerico, con una finitura argento che richiama da vicino l’estetica dei portatili Apple e che, di conseguenza, si abbina senza sforzo a un MacBook, ma non stona nemmeno accanto a un portatile Windows di fascia alta. Non c’è nulla di vistoso, niente luci RGB o inserti appariscenti: è un parallelepipedo sobrio, pensato per restare sulla scrivania senza attirare l’attenzione, che è esattamente quello che ci si aspetta da un accessorio destinato a passare la propria vita accanto a un monitor.
La forma è slanciata e la dock è pensata per stare in verticale, occupando poco spazio in larghezza, anche se secondo le specifiche può essere utilizzata pure in orizzontale. Il raffreddamento è completamente passivo: niente ventola, quindi nessun rumore da meccanica in movimento, ma una struttura in alluminio con pannelli laterali rialzati, una griglia di ventilazione passante e un dissipatore interno che distribuisce il calore. È una scelta che ha senso soprattutto pensando a quanta energia passa per un oggetto del genere, tra carica del portatile, trasferimenti ad alta velocità e uscite video, e che punta a mantenere il dispositivo stabile, e soprattutto silenzioso, anche durante sessioni di lavoro prolungate.



Il ragionamento dietro a una dock come questa è semplice e, quando funziona, difficile da abbandonare: un solo cavo tra il portatile e la scrivania, con dentro dati, video e alimentazione. Il cavo Thunderbolt 5 fornito in confezione serve proprio a questo, e grazie alla banda dello standard il collegamento non fa da collo di bottiglia per monitor ad alta risoluzione, storage veloce e rete cablata che viaggiano insieme. Per chi porta il computer avanti e indietro tra casa e ufficio, staccare un solo connettore invece di sfilare cinque cavi è un vantaggio pratico enorme, e la dock di Keychron è costruita proprio attorno a questa idea.
Nella confezione trovate quello che serve per partire, a cominciare da un cavo Thunderbolt 5 certificato da un metro, un dettaglio meno scontato di quanto sembri, perché un cavo sbagliato può togliere gran parte del senso di una dock di questo tipo. C’è poi l’alimentatore esterno da 180 watt, che va collegato alla presa per far funzionare qualsiasi cosa, comprese le uscite video, le porte e la ricarica del portatile: senza di lui la dock non fa nulla. Un piccolo dettaglio da tenere presente, soprattutto per chi acquista fuori dagli Stati Uniti, riguarda proprio l’alimentazione: la versione venduta dallo store ufficiale utilizza la spina americana, e gli stessi store europei precisano che serve un adattatore oppure un cavo di alimentazione con spina europea, visto che l’alimentatore accetta tensioni da 100 a 240 volt e il cavo può essere sostituito con uno del proprio Paese.
Porte e connettività, quattordici ingressi e un assente
Il cuore della dock è il Thunderbolt 5, lo standard che raddoppia la banda del precedente Thunderbolt 4 portandola a 80 gigabit al secondo in entrambe le direzioni, con una modalità Bandwidth Boost che può arrivare a 120 gigabit sulla porta collegata al computer quando servono molti dati video. Le porte Thunderbolt 5 sono tre: una upstream, quella che si collega al portatile, e due downstream per periferiche veloci, come ad esempio SSD esterni o altri monitor. A queste si aggiungono cinque porte USB a 10 gigabit al secondo, due uscite HDMI 2.1, una porta Ethernet a 2,5 gigabit, gli slot per schede SD e microSD di tipo UHS-II e un jack audio combinato da 3,5 millimetri. Tutto questo, per un totale di quattordici connessioni, descritte da Keychron come un modo per trasformare una singola porta del computer in un’intera postazione di lavoro.










Nella nostra prova la quantità di porte è stata decisamente uno dei punti di forza: con una dock così non si va più a cercare l’adattatore giusto per la periferica del momento. Sul fronte video, secondo le specifiche la dock supporta fino a due monitor 8K a 60 Hz, oppure fino a quattro display contemporaneamente tra le uscite HDMI e quelle Thunderbolt. È un dato da leggere con un po’ di prudenza per chi, come noi, usa un Mac: Keychron stessa specifica nelle proprie FAQ che il numero di monitor supportati dipende dal modello di Mac, dalla generazione del chip e dalla versione di macOS, e consiglia di controllare le specifiche Apple prima dell’acquisto. Lo stesso discorso vale per la banda: la dock è retrocompatibile con Thunderbolt 4 e USB4, ma prestazioni e uscite video restano limitate da quello che il computer riesce a offrire, quindi chi non ha una porta Thunderbolt 5 sull’host non sfrutterà per intero gli 80 gigabit dichiarati. Nel nostro caso abbiamo usato un singolo monitor 4K, collegando occasionalmente un secondo schermo FullHD, senza rallentamenti di sorta.
Vale la pena soffermarsi anche su due porte che nelle schede tecniche passano spesso in secondo piano. La prima è l’Ethernet a 2,5 gigabit, che ormai comincia a essere lo standard per chi ha un router recente o una rete domestica ben curata e vuole sfruttare una connessione cablata più veloce del vecchio gigabit. La seconda è la coppia di lettori di schede SD e microSD di tipo UHS-II, con una velocità dichiarata di circa 312 megabyte al secondo, pensata per chi scarica spesso foto e video da fotocamere, droni o action cam senza dover ricorrere a lettori esterni. Sono dettagli che chi usa la dock soltanto come moltiplicatore di porte USB potrebbe non sfruttare mai, ma che per fotografi e videomaker fanno una differenza concreta, e che si inseriscono bene nell’idea di una postazione completa con un solo cavo.
C’è però una mancanza che per noi pesa, e che avrebbe reso questa dock quasi perfetta: manca uno slot per un SSD. È un’assenza che si nota subito guardando la concorrenza più diretta: la Razer Thunderbolt 5 Dock Chroma, che costa qualche decina di dollari in più, offre una baia dedicata per un’unità NVMe, oltre all’illuminazione RGB, ma anche la dock UGREEN che abbiamo recensito qualche mese fa. Certo, le due porte Thunderbolt 5 downstream permettono di collegare un SSD esterno in un contenitore dedicato e di sfruttare buona parte della banda, ma non è la stessa cosa: un alloggiamento integrato elimina un cavo, un alimentatore o un ingombro in più sulla scrivania, e trasforma la dock in un vero centro di archiviazione oltre che di connessione, oltre a essere un ottimo modo per differenziarsi in un segmento in cui le specifiche di base ormai si assomigliano tutte. Per chi lavora con file voluminosi, fa video o gestisce molte foto, quello slot sarebbe stato il tassello mancante di un prodotto altrimenti molto completo.
Alimentazione, dove Keychron poteva osare di più
Sul fronte energetico, la dock è alimentata da un adattatore da 180 watt e può erogare fino a 140 watt al computer collegato, sfruttando lo standard Power Delivery 3.1. È una cifra sufficiente per alimentare anche portatili impegnativi come i MacBook Pro da 16 pollici con chip Pro o Max, che sono proprio quelli a cui Keychron pensa nelle sue comunicazioni. Vale la pena ricordare che lo standard Thunderbolt 5 prevederebbe fino a 240 watt, ma con l’alimentatore incluso la dock si ferma a 140, una scelta comprensibile per contenere costi e dimensioni ma che lascia un po’ di margine teorico inespresso.
Nei nostri test abbiamo utilizzato questa porta per alimentare il MacBook Air, che non ha certo bisogno di tutti i 140 watt disponibili: un portatile così leggero si accontenta di molto meno, e la dock lo ha alimentato senza problemi. Qui però arriva la nota dolente, che secondo noi è il vero limite del progetto: c’è una sola porta ad alta potenza. È proprio quella collegata al computer, quella upstream, mentre le due porte Thunderbolt 5 downstream sono molto più modeste, con un’erogazione dichiarata di 30 e 15 watt. Bastano per tenere in carica uno smartphone, cuffie, una tastiera o un tablet, ma non certo per alimentare un secondo portatile o un dispositivo dotato di carica ultra rapida.
Vale la pena chiarire perché una dock di questo tipo ragiona così, perché non è una dimenticanza ma una scelta in parte obbligata. La porta upstream è quella che deve tenere in vita il portatile, e a lei va la parte più consistente dell’energia disponibile, mentre il budget dell’alimentatore da 180 watt è comunque limitato e va diviso tra la ricarica del computer e il funzionamento della dock, delle sue uscite video e delle sue porte. Alle altre porte resta quello che avanza, ed ecco perché le uscite downstream sono pensate per alimentare accessori e non per fare da secondo caricabatterie. È una logica piuttosto comune tra le dock e difficilmente cambierà senza alimentatori più grandi, ma proprio per questo un compromesso diverso, magari con una seconda porta più generosa a scapito di qualche watt sulla principale, avrebbe reso il prodotto più flessibile per chi non ha un portatile da 16 pollici da alimentare.
Se anche solo una di queste porte avesse raggiunto i 100 watt, la dock sarebbe diventata una soluzione molto più versatile, capace di sostituire anche i classici caricabatterie multiporta che oggi affollano molte scrivanie e zaini da lavoro. Immaginate di poter collegare contemporaneamente un portatile, un tablet e un telefono a una sola postazione, con un unico alimentatore e un’unica presa, senza dover ricorrere ad altri caricabatterie: sarebbe stato un ulteriore valore aggiunto per una dock che già oggi dà molto. Capiamo che aumentare le prestazioni delle porte secondarie avrebbe richiesto un alimentatore più grande o una gestione più complessa della distribuzione della potenza, ma per un prodotto che punta esplicitamente alla fascia alta ci saremmo aspettati un pizzico di coraggio in più su questo fronte.
Considerazioni finali e prezzo
Keychron Thunderbolt 5 Dock è un ottimo prodotto di esordio per un marchio che fino a ieri era noto quasi esclusivamente per le tastiere meccaniche di qualità. La costruzione è di livello altissimo, la dotazione di porte è generosa e ben pensata, l’integrazione di Thunderbolt 5 e i 140 watt sulla porta principale la rendono adatta anche ai portatili più impegnativi. I limiti sono due, e li abbiamo raccontati con franchezza: l’assenza di uno slot per un SSD integrato e la presenza di una sola porta con potenza davvero elevata. Non sono difetti che compromettono l’esperienza d’uso quotidiana, ma sono proprio quei dettagli che separano un ottimo prodotto da uno quasi perfetto, e che ci auguriamo Keychron possa risolvere già con una prossima revisione. Un esordio così, in ogni caso, promette bene per i prossimi prodotti del marchio fuori dal mondo delle tastiere.
Va detto anche che si tratta di una dock pensata per un pubblico piuttosto preciso. Chi ha bisogno soltanto di qualche porta USB in più e di un’uscita video farà bene a guardare altrove, magari su una soluzione Thunderbolt 4 più economica, mentre chi ha un portatile con Thunderbolt 5, più monitor e periferiche veloci, o semplicemente vuole una postazione da scrivania con un solo cavo, troverà in questa dock una proposta molto interessante rispetto ai concorrenti diretti, come le soluzioni di Anker e Ugreen, tutte comprese nella stessa fascia di prezzo.
Sul piano del prezzo, 489,99 euro (349,99 dollari però sullo store internazionale) non sono decisamente pochi. Considerando che in questa fascia le differenze di dotazione sono spesso sottili, e che qui ci sono due uscite HDMI, una caratteristica non comune tra i rivali, oltre a una costruzione in alluminio di livello, il rapporto tra prezzo e contenuto è comunque tra i più interessanti della categoria.
Pro:
- costruzione in alluminio di ottimo livello
- grande quantità di porte, quattordici in totale
- Thunderbolt 5 con 140 watt sulla porta collegata al computer
- raffreddamento passivo, senza ventole
Contro:
- manca uno slot per un SSD integrato
- prezzo impegnativo in Europa
- una sola porta ad alta potenza, le altre erogano 30 e 15 watt
- la spina è di tipo americano, in Europa serve un adattatore o un cavo separato
Prezzo e disponibilità
Keychron Thunderbolt 5 Dock (14-in-1) è in vendita sullo store ufficiale Keychron a 489,99 euro (389,99 dollari sullo store internazionale).
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