Una sola parola su X è bastata a Elon Musk per confermare che la licenza del Full Self-Driving di Tesla resta senza acquirenti. La settimana appena trascorsa ha portato anche un tunnel Hyperloop texano, tre fornitori cinesi certificati per Optimus e un merchandising a base di uranio.
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La licenza Fsd di Tesla resta senza acquirenti
Lunedì Musk ha risposto con un “Exactly” al post di Sawyer Merritt, che ricordava come Tesla inviti apertamente da anni altri costruttori a licenziare il Full Self-Driving senza che nessuno abbia mai accettato. Il commento arrivava in coda a una previsione di Blake Scholl, fondatore di Boom Supersonic, secondo cui Tesla avrebbe prima o poi aperto FSD come ha aperto la rete Supercharger ai marchi rivali.
Exactly.
Exactly
— Elon Musk (@elonmusk) September 22, 2026
Non è la prima volta che il numero uno di Tesla insiste sul punto: a novembre aveva definito la riluttanza dei costruttori tradizionali ad adottare FSD semplicemente “crazy”, e l’offerta è pubblica almeno dal 2021. Il paragone con i Supercharger ha però un limite evidente, perché una volta che lo standard NACS si è imposto come connettore di fatto, Ford, GM, Rivian e altri si sono allineati nel giro di un anno. FSD non è uno spinotto: per adottarlo bisogna accettare la architettura a otto telecamere e il sistema di calcolo di bordo di Tesla, il che trasformerebbe di fatto l’auto del licenziatario in hardware Tesla con un marchio diverso.
Tesla has for years openly invited other automakers to license FSD. None of them have accepted. https://t.co/kgz4idpoUM
— Sawyer Merritt (@SawyerMerritt) September 22, 2026
L’ostacolo meno visibile è quello dei dati. Una pila FSD licenziata rimanderebbe a Tesla la stessa telemetria raccolta sulla flotta interna, offrendo al produttore californiano una lettura continua di come vengono guidate le vetture della concorrenza, dove faticano e quanto spesso il conducente interviene. Per chi sta costruendo un programma autonomo in casa, o semplicemente vuole tenere privati i propri dati su qualità costruttiva e sicurezza, questa visibilità può costare più del conto dell’hardware.
La cronologia delle trattative mai concluse è lunga. Ad aprile 2024 Musk aveva dichiarato che Tesla era “in trattativa con un grande costruttore”, con buone probabilità di chiudere entro l’anno, ma l’accordo non è mai arrivato. Il motivo è emerso dalle parole di Jim Farley, numero uno di Ford e probabile controparte di quel negoziato, che ha escluso pubblicamente FSD sostenendo che Waymo è migliore. Pesano anche natura e percezione del prodotto: nonostante il rebranding in “Supervised FSD”, resta un sistema di assistenza alla guida di Livello 2, e la strategia aggressiva di distribuzione in beta nel mondo reale ha attirato indagini federali, cause legali e accordi stragiudiziali che i costruttori tradizionali preferiscono evitare.
Il quadro competitivo, intanto, si muove in direzione opposta. La cinese XPeng sta provando a licenziare la propria tecnologia autonoma ad altri produttori, replicando la strategia che Tesla non è riuscita a chiudere in mezzo decennio. La differenza sta in alcuni dettagli concreti: XPeng ha già un cliente pagante di riferimento con Volkswagen, che produce auto sulla sua piattaforma, mantiene un sistema di sicurezza ridondante e accetta il ruolo di fornitore invece di imporre la propria architettura. Senza partner licenziatari, Tesla non incassa entrate esterne da FSD e deve affidarsi solo alle proprie auto per raccogliere dati, perfezionare il sistema e scalarne il deployment, mentre Waymo e altri accelerano sulle operazioni senza conducente.
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