L’Italia ha messo sul tavolo dei negoziati europei una proposta specifica pensata per i piccoli commercianti: azzerare le commissioni sulle transazioni in euro digitale sotto i 10 euro, o al massimo applicare un tetto di appena 2 centesimi. Secondo fonti ascoltate da Euronews, la misura avrebbe già incontrato il favore della Banca Centrale Europea.

I più attenti di voi ricorderanno che avevamo già seguito da vicino il percorso normativo, dall’approvazione del mandato negoziale del Parlamento Europeo lo scorso luglio fino al regolamento approvato appena un mese prima; vediamo i dettagli della proposta italiana.

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Perché esistono commissioni sul “contante digitale”

Parlare di contante digitale e commissioni nella stessa frase può far scattare qualche campanello d’allarme, ma va precisato che per il cittadino l’utilizzo dell’euro digitale resterà gratuito; per gli esercenti, invece, ogni transazione sarà soggetta a una commissione dovuta al proprio prestatore di servizi di pagamento, e la normativa in fase di completamento sta appunto stabilendo quanto basse dovranno essere queste commissioni.

L’euro digitale è nato da un rapporto del 2020 della Banca Centrale Europea, diventato proposta di legge della Commissione Europea nel 2023; la sua realizzazione punta soprattutto a ridurre la dipendenza dai circuiti di pagamento con sede negli Stati Uniti, come Visa e Mastercard, ai quali l’Europa si affida principalmente oggi.

In sostanza, l’Unione Europea sta cercando di aumentare la propria autonomia strategica nel settore dei pagamenti, un obiettivo di sovranità economica che, secondo i sostenitori del progetto, ha assunto un peso crescente negli ultimi anni, in un contesto di rapporti internazionali sempre più imprevedibili sul fronte commerciale e tecnologico.

A che punto sono i negoziati

Il Parlamento Europeo ha approvato il mandato negoziale il 9 luglio, avviando così il confronto con Consiglio e Commissione. Un primo trilogo si è svolto a metà luglio, mentre il secondo è previsto domani, 10 settembre, e dovrebbe entrare nel merito dei principali punti ancora controversi; il traguardo delle istituzioni europee resta raggiungere un accordo sul regolamento entro la fine del 2026.

Nel frattempo, la BCE ha già scelto 36 prestatori di servizi di pagamento che parteciperanno alla sperimentazione; per l’Italia saranno coinvolti Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Sella, isybank e Nexi, quest’ultima già impegnata da anni sul fronte dell’euro digitale come fornitore di soluzioni per gli esercenti.

Il progetto pilota dovrebbe partire nella seconda metà del 2027 e durare un anno, con transazioni in euro digitale effettuate in situazioni reali ma all’interno di un ambiente controllato, coinvolgendo tra i 5 e i 10 mila volontari selezionati soprattutto tra i dipendenti delle banche centrali nazionali e della BCE.

Cosa prevede il regolamento a tutela dei cittadini

Non tutti condividono lo stesso entusiasmo verso il progetto: il fronte contrario, che aveva raccolto 169 voti in plenaria a luglio, riunisce posizioni diverse, da chi teme un indebolimento del sistema bancario tradizionale a chi solleva dubbi sull’effettiva tenuta delle garanzie di privacy promesse.

Il regolamento prevede comunque tutele precise: i pagamenti effettuati in modalità offline non coinvolgeranno terze parti e offriranno un grado di riservatezza analogo a quello del contante fisico, dato che la BCE non potrà tracciare i singoli movimenti; l’euro digitale non potrà inoltre maturare interessi e sarà soggetto a un limite massimo di detenzione nel portafoglio, con un tetto che si aggirerebbe tra i 3.000 e i 5.000 euro.

Se il quadro legislativo verrà approvato nei tempi previsti, la BCE potrà essere pronta per una possibile prima emissione nel 2029. Vi terremo aggiornati.