Amazfit continua a inseguire quella fetta crescente di sportivi che non si accontenta più di una sola disciplina, runner che si allenano anche con i pesi, frequentatori di palestra che alternano bici e HYROX, gente che passa dalla corsa al nuoto senza soluzione di continuità. Lo avevamo già visto con la recensione di Amazfit Balance 2, che a suo tempo ci aveva convinto quasi del tutto, e lo ritroviamo ora, ancora più marcato, in Amazfit Balance 3, arrivato in Europa insieme al fratello maggiore Balance Ultra ai primi di giugno (anche se per provare Ultra dovrete attendere ancora un po’). Lo abbiamo tenuto al polso per diverse settimane, tra allenamenti, giornate in ufficio e il caldo decisamente poco clemente di questa estate, ed è arrivato il momento di raccontarvi come è andata.

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Design e cassa

Partiamo da quello che ci ha colpito per primo, ancora prima di accendere lo schermo: la forma. Amazfit Balance 3 mantiene una cassa in acciaio inossidabile da 51,4 mm di diametro, per 14,6 mm di spessore, numeri che di per sé raccontano un orologio tutt’altro che minuto, ma è nel dettaglio delle scanalature che il design convince davvero. Sono ricavate da un pezzo pieno, non applicate né stampate a parte, e questo si sente al tatto quanto si vede a occhio: danno alla cassa un carattere quasi industriale, la sensazione di un oggetto lavorato con cura invece che assemblato in serie senza pensarci troppo.

Detto questo, veniamo al problema più concreto, quello che dobbiamo segnalarvi con onestà prima che spendiate i vostri soldi: Balance 3 non è un orologio per tutti i polsi. Con questi quasi 52mm di diametro e un peso che sulla versione in acciaio sale a 62 grammi (55 per la variante in titanio di Balance Ultra), chi ha un polso sottile rischia di trovarsi tra le mani, anzi al polso, qualcosa che sporge vistosamente oltre l’osso e che fatica a stare comodo durante la notte o nei movimenti più ampi in palestra. Non è un difetto nel senso stretto del termine, è più che altro una questione di target: se cercate qualcosa di compatto, Amazfit Balance 3 semplicemente non è pensato per voi, e probabilmente vi conviene guardare altrove nel catalogo Amazfit, magari verso un Active 2 Premium o lo stesso Balance 2, entrambi più contenuti nelle dimensioni.

Anche la configurazione di corona e pulsanti laterali è stata rivista rispetto ai modelli precedenti della serie, e le prime volte che l’abbiamo usata ci siamo trovati a schiacciare il tasto sbagliato più di una volta, magari cercando di tornare al quadrante e finendo invece nel menu delle attività sportive. Non è un difetto di progettazione, la nuova disposizione ha una sua logica precisa una volta che la si è memorizzata, ma richiede qualche giorno di uso quotidiano prima che le dita imparino automaticamente dove andare senza doverci pensare. Superata questa fase, però, il feedback aptico della corona si è rivelato preciso e piacevole da usare, utile soprattutto durante gli allenamenti quando lo schermo è bagnato di sudore e il touch screen diventa meno affidabile. Comodi anche i due pulsanti sul lato sinistro, per scorrere tra i menu e le schermate di dati anche con le mani bagnate o con i guanti.

Display, vetro e cinturino

Il pannello è un AMOLED da 1,5 pollici con luminosità di picco dichiarata a 3.000 nit, protetto da vetro zaffiro, una combinazione che all’aperto, anche sotto il sole più diretto delle giornate più calde di questa estate, resta perfettamente leggibile senza dover schermare il display con la mano.

Il dettaglio che ci ha piacevolmente sorpreso riguarda il trattamento oleofobico del vetro, migliorato rispetto ai modelli precedenti della serie. Non è perfetto, sia chiaro, le impronte si vedono ancora se guardate lo schermo spento sotto una luce diretta, ma la differenza rispetto ad altri modelli del brand con vetro zaffiro si sente eccome nell’uso quotidiano: non dovrete più pulirlo ogni due minuti per tenerlo presentabile, e questo, banalmente, è il tipo di piccolo fastidio quotidiano che quando sparisce migliora l’esperienza d’uso più di quanto ci si aspetterebbe da un dettaglio così marginale sulla carta.

A completare il quadro c’è il cinturino traforato in dotazione, che con le temperature affrontate in queste settimane, un caldo decisamente soffocante che ci ha fatto sudare più del solito anche solo stando fermi, si è rivelato uno degli elementi più convincenti dell’intera esperienza. La pelle riesce a respirare anche durante le ore più calde della giornata, un dettaglio che chi ha già usato cinturini in silicone pieno conosce fin troppo bene come problema, tra irritazioni e quella sensazione di umidità intrappolata che con il caldo diventa presto fastidiosa. Qui semplicemente non è successo, e ci sentiamo di consigliare questa configurazione a chiunque tenda a sudare parecchio durante l’attività fisica o viva in zone dal clima estivo particolarmente aggressivo.

Autonomia e modalità sportive

Se c’è una cosa per cui la serie Balance si è sempre fatta apprezzare è l’autonomia, e anche qui Balance 3 non delude. Nel nostro utilizzo, senza GPS attivo, siamo arrivati comodamente a due settimane con una singola carica, un valore che rispecchia quanto dichiarato da Amazfit e che nella pratica quotidiana si traduce in una libertà non da poco: dimenticarsi il caricabatterie per un weekend fuori porta, o anche per un viaggio più lungo, semplicemente non è un problema. Con un utilizzo più intenso, diciamo tre o quattro allenamenti da un’ora o due a settimana con GPS attivo, l’autonomia scende ma resta comunque solida, attorno alla settimana piena, un dato che ci sentiamo di confermare senza troppi distinguo rispetto a quanto promesso sulla carta.

Sul fronte posizionamento satellitare, Amazfit Balance 3 offre GPS dual-band con supporto a sei sistemi satellitari, un comparto che nel nostro utilizzo generale si è comportato bene, ma che merita un approfondimento più tecnico di quanto lo spazio di questa recensione scritta permetta di fare seriamente. Tra confronti su percorsi noti, precisione in ambienti urbani con palazzi alti nelle vicinanze e tempi di aggancio iniziale, è un argomento che tratteremo con i dati alla mano nella recensione video dedicata, dove potremo mostrarvi tracciati reali invece di limitarci a descriverveli a parole.

Da segnalare che, come già visto sui recenti modelli della linea T-Rex 3, è presente una torcia  LED a luce bianca o rossa, ideale so correte al mattino presto o di sera, ma anche se vi trovate sulle scale del condominio e la luce si spegne improvvisamente. Si aziona semplicemente e ha tre diversi livelli di luminosità, per adattarsi a ogni situazione.

Amazfit ha costruito buona parte della comunicazione attorno a questa generazione sul supporto a HYROX, la competizione ibrida che alterna corsa e stazioni di esercizio funzionale. Nel nostro utilizzo non abbiamo affrontato una gara vera e propria, ma abbiamo provato la libreria di allenamenti ibridi disponibile nell’app Zepp, modificabile da smartphone e inviabile all’orologio con un cronometro che scandisce ogni singola stazione. È un livello di strutturazione che va oltre il semplice “registra e basta”, e che avvicina Balance 3 più a uno strumento di preparazione vera e propria che a un accessorio da polso. Restano disponibili oltre 180 modalità sportive, coprendo qualsiasi disciplina vi venga in mente, con sincronizzazione verso Strava, TrainingPeaks e Intervals.icu e compatibilità con gli accessori Amazfit Helio Ring e Helio Strap.

Software, NFC e salute

Sul fronte pagamenti, la tecnologia NFC con supporto a Zepp Pay funziona esattamente come dovrebbe: rapido, affidabile, utile per chi esce a correre senza portafoglio e vuole comunque potersi fermare a comprare qualcosa al volo. Le nuove watch face introdotte con questa generazione meritano una menzione a parte, alcune configurazioni sfruttano bene lo spazio extra offerto dallo schermo da 1,5 pollici, con quadranti più ricchi di informazioni senza risultare confusionari.

Zepp OS 6, il sistema operativo che gira su Balance 3, segue la stessa filosofia che abbiamo già apprezzato nei modelli precedenti della gamma: migliora senza stravolgere. Non troverete rivoluzioni nell’interfaccia rispetto a Zepp OS 5, ma piccoli affinamenti diffusi, transizioni leggermente più fluide, qualche voce di menu riorganizzata meglio, prestazioni generali percepite come più solide nell’uso quotidiano.

Oltre alla componente sportiva, Balance 3 non trascura il monitoraggio quotidiano della salute generale, sonno, frequenza cardiaca a riposo, livelli di stress e stato di recupero vengono tracciati con continuità e restituiti nell’app Zepp attraverso grafici chiari, senza costringervi a interpretare numeri grezzi privi di contesto, offrendo una panoramica mattutina della giornata che, nel nostro utilizzo, si è rivelata abbastanza coerente con la percezione reale di quanto fossimo effettivamente riposati.

Considerazioni finali

Amazfit Balance 3 conferma quanto di buono avevamo già apprezzato con Balance 2, alzando ulteriormente l’asticella su autonomia, qualità costruttiva e cura dei dettagli, le scanalature della cassa su tutte. È un orologio pensato per chi si allena seriamente e con discipline diverse, che restituisce un’esperienza d’uso solida giorno dopo giorno senza mai la sensazione di dover scendere a compromessi importanti, complice anche uno Zepp OS 6 che continua a migliorare con costanza senza inseguire rivoluzioni di facciata. L’unico vero limite resta la dimensione della cassa, che esclude di fatto chi ha un polso più minuto: per tutti gli altri, difficile trovare qualcosa da rimproverargli seriamente in questa fascia di prezzo.

Pro:

    • scanalature della cassa ricavate da un pezzo pieno
    • autonomia, due settimane senza GPS
    • cinturino traforato, ottimo con il caldo
    • trattamento oleofobico migliorato sul vetro zaffiro

Contro:

    • non adatto ai polsi più piccoli

Voto finale:

8.9

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Prezzo e disponibilità

Amazfit Balance 3 è disponibile nella versione in acciaio inossidabile al prezzo di 369€, su Amazon.