La battaglia legale tra Anthropic e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti continua a prendere una piega favorevole per l’azienda specializzata in intelligenza artificiale. Nel corso di una nuova udienza, la giudice distrettuale Rita Lin ha espresso un forte scetticismo nei confronti delle motivazioni adottate dal governo statunitense per giustificare la decisione di inserire Anthropic nell’elenco delle aziende considerate come rischio per la catena di approvvigionamento, lasciando intendere che le prove presentate finora non siano sufficienti a sostenere una misura tanto severa.
Le osservazioni del tribunale rappresentano un nuovo capitolo di una vicenda che potrebbe avere conseguenze importanti non solo per Anthropic, ma anche per il futuro rapporto tra le aziende che sviluppano sistemi di intelligenza artificiale e le agenzie governative statunitensi.
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Il giudice: “La posizione del governo è addirittura peggiorata”
L’udienza si è aperta con parole piuttosto nette da parte della giudice Rita Lin, che ha spiegato di non vedere nuovi elementi in grado di giustificare la decisione del Pentagono. Secondo il giudice, la posizione del governo non solo non si sarebbe rafforzata rispetto ai mesi scorsi, ma sotto alcuni aspetti sarebbe persino peggiorata.
Uno dei principali argomenti utilizzati dal Dipartimento della Difesa riguarda la possibilità che Anthropic possa modificare o addirittura disattivare i propri modelli di intelligenza artificiale una volta distribuiti, compromettendone l’utilizzo in scenari particolarmente delicati. Una tesi che, almeno secondo quanto emerso durante l’udienza, non sarebbe supportata da prove concrete.
La giudice ha infatti dichiarato di non aver visto alcun elemento che dimostri la capacità dell’azienda di modificare un modello già consegnato o di attivare una sorta di interruttore di spegnimento durante il suo utilizzo. Si tratta di un passaggio particolarmente significativo, perché uno dei pilastri della difesa del governo si basa proprio sull’ipotetico rischio che i sistemi di Anthropic possano essere alterati in un secondo momento.
Tutto nasce dal mancato accordo con il Pentagono
La controversia ha origine dalle trattative tra Anthropic e il Dipartimento della Difesa per l’utilizzo dei modelli Claude all’interno delle attività governative.
Il Pentagono avrebbe voluto impiegare l’intelligenza artificiale per tutti gli utilizzi consentiti dalla legge, comprese applicazioni militari e di intelligence particolarmente sensibili; Anthropic invece, ha posto due limiti ben precisi, sostenendo che la propria tecnologia non dovesse essere utilizzata per la sorveglianza di massa dei cittadini statunitensi né per sistemi d’arma completamente autonomi o per decisioni relative all’impiego della forza letale.
L’impossibilità di raggiungere un accordo ha portato a un’escalation della vicenda, all’inizio dell’anno il Dipartimento della Difesa ha classificato Anthropic come azienda a rischio per la sicurezza della catena di approvvigionamento, impedendo di fatto agli enti federali di utilizzare la tecnologia sviluppata dalla società. Una decisione che Anthropic ha contestato immediatamente in tribunale.
Il tribunale continua a guardare con sospetto il comportamento del governo
Non è la prima volta che la giudice Rita Lin manifesta dubbi sull’operato dell’amministrazione statunitense, già durante un’udienza tenutasi a marzo aveva definito preoccupante il trattamento riservato ad Anthropic, arrivando a suggerire che il provvedimento sembrasse quasi un tentativo di ostacolare l’attività dell’azienda.
In quella stessa occasione il tribunale aveva concesso un’ingiunzione preliminare, sospendendo temporaneamente il divieto imposto dal Pentagono dopo aver ritenuto che Anthropic avesse dimostrato una concreta probabilità di ottenere ragione nel merito della causa e che avrebbe subito un danno irreparabile senza tale protezione.
Durante la nuova udienza è emerso anche un altro elemento destinato a far discutere, secondo il governo le critiche pubbliche rivolte da Anthropic al Dipartimento della Difesa continuerebbero a giustificare il divieto. Una motivazione che la giudice ha definito particolarmente problematica, osservando come possa creare un precedente nel quale un’amministrazione possa penalizzare un appaltatore federale semplicemente perché non condivide le sue posizioni.
La decisione definitiva dovrà ancora arrivare
Sia Anthropic sia il Dipartimento della Difesa hanno chiesto al tribunale di pronunciarsi direttamente con una sentenza sommaria, evitando così un processo completo; tuttavia, Rita Lin non ha annunciato alcuna decisione al termine dell’udienza.
Come avviene frequentemente in casi di questo tipo, il giudice pubblicherà la propria decisione in forma scritta nelle prossime settimane, senza una scadenza prestabilita. Il pronunciamento stabilirà se il blocco imposto in via provvisoria dovrà diventare permanente oppure se il governo potrà ripristinare il divieto nei confronti dell’azienda.
Qualunque sarà l’esito, è molto probabile che la parte soccombente presenti ricorso, prolungando ulteriormente una disputa che sta assumendo un ruolo sempre più centrale nel dibattito sui limiti dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito militare e sui rapporti tra le aziende del settore e il governo degli Stati Uniti.
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