La NASA continua a spingere con decisione sul programma Artemis e, dopo mesi di indiscrezioni e annunci preliminari, nelle scorse ore ha condiviso una lunga serie di aggiornamenti dedicati alla futura base lunare permanente che sorgerà nella regione del Polo Sud della Luna. L’obbiettivo dell’agenzia spaziale statunitense è ormai piuttosto chiaro, costruire un’infrastruttura stabile e duratura che permetta agli astronauti di restare sul nostro satellite per settimane o addirittura mesi, trasformando la Luna in un vero banco di prova per le future missioni umane verso Marte.

L’evento organizzato dalla NASA a Washington è servito soprattutto per annunciare nuovi contratti, tempistiche e tecnologie che accompagneranno le prime fasi della cosiddetta Moon Base, un progetto che coinvolge numerose aziende private americane (tra cui Blue Origin, Astrolab, Lunar Outpost, Firefly Aerospace, Astrobotic e Intuitive Machines) e che punta a creare una presenza umana continuativa sulla superficie lunare entro la fine del decennio.

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Rover lunari, lander e nuove missioni: la NASA prepara il terreno

Uno degli annunci più importanti riguarda i Lunar Terrain Vehicle (LTV), ovvero i rover che verranno utilizzati dagli astronauti per muoversi nell’area del Polo Sud lunare, la NASA ha selezionato due aziende: Astrolab e Lunar Outpost.

La prima realizzerà il rover CLV-1, derivato dall’architettura FLEX, una piattaforma evoluta basata sul rover Eagle. Entrambi i veicoli saranno relativamente compatti (con una massa attorno alla tonnellata), potranno essere guidati sia dagli astronauti sia da remoto e saranno in grado di operare autonomamente direttamente dalla Terra.

Astrolab riceverà un contratto da 219 milioni di dollari, mentre Lunar Outpost ne riceverà uno da 220 milioni di dollari. A occuparsi della consegna sulla superficie sarà invece Blue Origin, attraverso il lander Blue Moon Mark 1, con un contratto complessivo che può arrivare fino a 280,4 milioni di dollari.

Secondo quanto dichiarato dalla NASA, questi rover saranno fondamentali non soltanto per il trasporto degli astronauti, ma anche per analizzare il terreno, movimentare materiali, predisporre infrastrutture e ridurre i rischi operativi delle future missioni Artemis con equipaggio.

Nel frattempo, l’agenzia ha anche confermato le prime missioni operative della futura base lunare. Moon Base I, prevista non prima dell’autunno 2026, utilizzerà proprio il Blue Moon Mark 1 per trasportare strumenti scientifici destinati a studiare il comportamento della polvere lunare durante gli allunaggi e migliorare la precisione della navigazione orbitale.

Moon Base II e Moon Base III, attese già entro la fine dell’anno, serviranno invece a testare sistemi di mobilità, nuovi payoload scientifici e tecnologie sviluppate anche in collaborazione con ESA e Korea Astronomy and Space Science Institute.

I droni MoonFall saranno fondamentali per esplorare la Luna

Tra gli elementi più interessanti annunciati dalla NASA troviamo sicuramente MonFall, un programma sviluppato dal Jet Propulsion Laboratory che porterà sulla Luna una serie di droni a salto pensati per esplorare aree difficilmente raggiungibili dai rover tradizionali.

A differenza di quanto visto con Ingenuity su Marte, sulla Luna non esiste un’atmosfera sufficientemente densa per consentire il volo convenzionale, per questo motivo i droni MoonFall utilizzeranno propulsori per effettuare brevi balzi controllati sulla superficie lunare.

Ogni drone avrà dimensioni relativamente contenute (circa un metro di altezza e 225 kg di massa complessiva) e sarà progettato per raccogliere immagini ad altissima risoluzione delle regioni polari lunari. La NASA vuole infatti passare dall’attuale precisione delle mappe lunari, pari a circa un metro, a una risoluzione di appena un centimetro, così da preparare con estrema accuratezza i futuri siti di allunaggio.

Il primo lancio del sistema MoonFall non è previsto prima del 2028 e verrà effettuato grazie a un veicolo Firefly Aerospace, che trasporterà i droni dalla Terra fino alla Luna. Questi sistemi avranno compiti diversi: cercare ghiaccio d’acqua nelle zone permanentemente in ombra, studiare il terreno, identificare aree scientificamente interessanti e raccogliere dati dettagliati sulle condizioni ambientali.

La NASA parla apertamente di perimetro per la base lunare

L’aspetto che sta facendo maggiormente discutere però, riguarda un altro dettaglio emerso durante la conferenza stampa. Secondo Carlos Garcia-Galán, responsabile del programma Moon Base, i droni MoonFall potrebbero essere utilizzati anche per definire il perimetro della futura base lunare.

Una volta terminata la loro operatività principale, i droni potrebbero essere infatti posizionati attorno all’area della base così da fungere da punti di riferimento permanenti, ripetitori radio o addirittura primitive torri cellulari lunari.

La questione è particolarmente delicata perché il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 19967 vieta espressamente alle nazioni di rivendicare territori sulla Luna; tuttavia, gli Accordi Artemis (già firmati da oltre 60 Paesi) prevedono la possibilità di creare zone di sicurezza per evitare interferenze dannose tra missioni e infrastrutture appartenenti a Stati diversi.

La NASA non ha confermato apertamente che questo perimetro rappresenterà una vera e propria zona di sicurezza, ma le dichiarazioni di Jared Isaacman sembrano andare proprio in quella direzione; l’amministratore dell’agenzia ha infatti spiegato che sarà necessario rispettare il Trattato sullo spazio extra-atmosferico, pur garantendo la protezione delle infrastrutture americane sulla superficie lunare.

Il tutto si inserisce in un contesto geopolitico sempre più competitivo, soprattutto considerando che anche la Cina sta accelerando sul proprio programma lunare con la futura International Lunar Research Station (ILRS).

L’obbiettivo finale è vivere stabilmente sulla Luna

Come sottolineato dalla NASA, la costruzione della base lunare avverrà per fasi successive. Inizialmente verranno distribuiti strumenti scientifici e sistemi robotici, successivamente arriveranno le infrastrutture energetiche (con pannelli solari, batterie ad alta capacità e persino piccoli reattori nucleari) mentre soltanto in una fase più avanzata verranno realizzati ambienti abitabili permanenti.

In futuro arriverà anche il rover pressurizzato Lunar Cruiser, sviluppato da Toyota insieme a JAXA, che permetterà agli astronauti di affrontare missioni molto più lunghe rispetto a quelle delle missioni Apollo.

La NASA sa bene che la sfida sarà estremamente complessa, gli astronauti dovranno operare in uno degli ambienti più ostili mai affrontati dall’essere umano, con temperature estreme, radiazioni elevate e lunghissime notti lunari. Tuttavia, l’agenzia sembra intenzionata ad accelerare il più possibile, anche per mantenere un vantaggio strategico rispetto alla Cina nella nuova corsa allo spazio.