Il momento che sta attraversando GameStop è probabilmente uno dei più delicati e controversi della sua storia recente, da un lato l’azienda ha appena svelato un piano di retribuzione potenzialmente enorme per il suo CEO Ryan Cohen, dall’altro continua una profonda ristrutturazione che passa anche, e soprattutto, dalla chiusura di centinaia di negozi fisici, negli Stati Uniti e non solo.

Due dinamiche che, messe insieme, stanno alimentando un acceso dibattito tra investitori, dipendenti ed ex dipendenti, oltre a riaccendere i riflettori su un marchio che, fino a pochi anni fa, era diventato simbolo del rally dei cosiddetti meme stock.

GameStop tra maxi premio al CEO e chiusura di centinaia di negozi

Secondo quanto riportato, GameStop ha presentato un pacchetto di compensazione per Ryan Cohen dal valore potenziale di circa 35 miliardi di dollari, interamente legato al raggiungimento di obbiettivi estremamente ambiziosi.

Nel dettaglio, il piano prevede che il CEO debba portare la capitalizzazione di mercato dell’azienda a 100 miliardi di dollari (oggi è pari a circa 9,23 miliardi), e raggiungere 10 miliardi di dollari di EBITDA cumulativo.

Solo in quel caso Cohen potrà beneficiare delle stock option previste dal piano, che gli consentirebbero di acquistare oltre 171,5 milioni di azioni GameStop a un prezzo fissato di 20,66 dollari per azione. Non è previsto alcuno stipendio fisso, bonus in denaro o compenso garantito, tutto è legato alle performance.

Un’impostazione che richiama molto da vicino il piano decennale approvato per Elon Musk in Tesla, anch’esso basato esclusivamente sul raggiungimento di target di valore di mercato e profittabilità.

Va però contestualizzato il punto di partenza, negli ultimi anni GameStop ha vissuto una contrazione pesantissima del business, il fatturato annuo è crollato di oltre il 35% dal 2022, e il titolo ha perso circa l’80% rispetto ai massimi del 2021.

Per arrivare ai livelli fissati dal nuovo piano retributivo, sarà dunque necessario un cambiamento profondo e strutturale, soprattutto considerando che il modello storico basato sui negozi fisici continua a perdere terreno a favore degli acquisti online.

Alla notizia del piano di compensazione, le azioni GameStop sono salite di oltre il 4% nelle prime contrattazioni, diventando rapidamente uno dei titoli più discussi su Stockwits, piattaforma molto popolare tra gli investitori retail.

Allo stesso tempo però, la decisione ha sollevato forti critiche, soprattutto perché arriva mentre l’azienda continua a tagliare in modo aggressivo la propria rete di negozi e, di conseguenza, posti di lavoro.

Secondo le informazioni emerse più di recente, GameStop prevede di chiudere tra 295 e 410 negozi aggiuntivi negli Stati Uniti nel breve periodo, dopo averne già chiusi 590 nel corso dell’anno fiscale 2024.

Queste chiusure rientrano in un più ampio piano di ottimizzazione del portafoglio negozi, annunciato ufficialmente dall’azienda nei documenti depositati presso la SEC; l’analisi tiene conto di diversi fattori, tra cui le condizioni di mercato e le prestazioni dei singoli punti vendita.

L’anno fiscale 2025 di GameStop terminerà il 31 gennaio 2026, il che lascia intendere che il numero totale di chiusure potrebbe crescere ulteriormente nei prossimi mesi.

Il ridimensionamento non riguarda solo il mercato americano, GameStop ha infatti venduto le attività in Italia, chiuso sedi in Germania, Irlanda, Svizzera e Austria, oltre che annunciato l’intenzione di cedere la filiale canadese. Secondo alcune voci, l’azienda starebbe valutando anche ulteriori chiusure in Nuova Zelanda, dove sono presenti 38 punti vendita.

In definitiva, il contrasto è evidente: da una parte un piano di incentivi potenzialmente da 35 miliardi di dollari per il CEO, dall’altra una drastica riduzione della presenza fisica e dei costi, che colpisce direttamente lavoratori e territori.

Ryan Cohen, entrato nel consiglio di amministrazione nel 2021 e diventato CEO nel settembre 2023, ha già guidato l’azienda verso un ritorno alla redditività attraverso una severa politica di taglio dei costi; resta però da capire se questa strategia, nel lungo periodo, sarà sufficiente a trasformare davvero GameStop e a giustificare obiettivi che, allo stato attuale, appaiono estremamente lontani.